Aiutiamo i bambini a difendersi dal cancro

di Mariateresa Truncellito

Matteo ha due anni, ma indossa la tutina per i quattro: mamma e nonna ne ostentano il peso con lo stesso orgoglio riservato alla sua prima parolina. In Italia il culto della magrezza è una religione vietata ai minori: il 20 per cento dei nostri bambini è obeso e ha un tasso di colesterolo inferiore solo a quello dei piccoli americani. E spesso i figli battono addirittura mamma e papà. Secondo una ricerca condotta nelle scuole elementari della Lombardia, un bambino su tre ha 180 mg di colesterolo totale e uno su otto oltre 200 mg. «In genere è un problema di famiglia», sottolinea Franco Berrino, direttore della divisione di Epidemiologia dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Se gli adulti sono attenti alla loro dieta, anche i bambini mangiano bene. Viceversa, il bambino cicciottello ha spesso genitori sovrappeso. Naturalmente, può esserci una componente genetica. Ma l'alimentazione gioca un ruolo importantissimo». Tanto è vero che nelle famiglie over-size persino il cane, se c'è, ha problemi di peso.

Troppo e male: così mangiano i teen ager italiani, secondo l'inappellabile giudizio emerso da recenti indagini, come il Rapporto Unicef 1998. Come se non bastasse, i ragazzi si muovono poco, spendendo il tempo libero davanti alla Tv, che li alletta con pubblicità di merendine, snack e bibite. Presentati come status symbol, che permettono al piccolo di conquistare la compagna del cuore e di evitarne lo sguardo di commiserazione di fronte al "vecchio" panino e all'antiquata mela, estratti con vergogna dalla cartella. Purtroppo, nel caso della tavola, non vale il detto che c'è sempre tempo per rimediare. Gli errori alimentari commessi nell'infanzia sono pericolosi, perché possono interferire con la crescita e instaurare abitudini che diventeranno definitive, predestinando il bambino a ipertensione, arteriosclerosi, diabete. Ma non solo: aumentano addirittura le probabilità che da adulto possa ammalarsi di tumore. Un flagello che in Italia miete oltre 150 mila vittime ogni anno.

Magrolino? È bello

I neonati, a volte, sono vittime di mode... fuori moda. Come "pulisci il piatto". Spiega Carlo Agostoni, pediatra dell'Ospedale San Paolo di Milano: «Nel passato il diktat era: far mangiare il bimbo a tutti i costi. Durante lo svezzamento, era costretto a finire una prestabilita quantità di pappa. Anche se era più del necessario: oggi si sa che i piccoli sono più bravi ad autoregolarsi di quanto noi pensiamo». Il bambino mingherlino è più fortunato rispetto all'amichetto super-sviluppato: un'altezza superiore alla media in età pediatrica si associa a un maggior rischio di tumore in età adulta. Probabilmente perché c'è una relazione tra cancro e ormone della crescita. «Cavie sottonutrite sopravvivono più a lungo delle ipernutrite», continua il dottor Agostoni, «perché il loro sistema immunitario è più efficiente. L'obesità infatile rende deboli: più è precoce, più crescono i rischi di tumori in età adulta». Aggiunge il dottor Berrino: «Ci sono studi che mostrano che le donne molto alte hanno una probabilità un po' sopra la media di rischio di cancro al seno. Attenzione: bambino sano e robusto non significa più alto e più pesante dei suoi coetanei».

Che la salute da adulti dipenda dalla dieta infantile non è una novità. Le neomamme sanno a menadito che allattando il loro bambino al seno il più a lungo possibile lo rendono più resistente a varie patologie, tra cui allergie e intolleranze alimentari e asma. «Non solo: il bambino allattato al seno pesa un po' meno, nel primo anno di vita», sottolinea il dottor Agostoni, «e impara ad autoregolarsi, a mangiare quanto gli serve». Ora, accanto a fumo, alcol e eccessiva esposizione ai raggi solari, l'alimentazione scorretta è finita anche nel mirino degli oncologi, che ormai hanno la certezza che queste abitudini di vita sono in stretta relazione con il rischio di tumori. Per la precisione, ben il 35 per cento di questi sono associati alla dieta e in particolare all'ipernutrizione. Uno studio dell'American Cancer Society ha dimostrato che le persone grasse rischiano cinque volte più di quelle normopeso di ammalarsi di tumore alla colecisti e all'endometrio, mentre aumenta del 30-50 per cento il rischio di tumore alla mammella.

L'ipotesi del legame tra alimentazione e cancro è stata avanzata una trentina di anni fa, osservando la diversa distribuzione geografica delle forme tumorali: così, per esempio, il tumore all'intestino è quasi inesistente in Africa, dove la dieta è ricca di fibre vegetali e povera di grassi animali, mentre è frequente negli Stati Uniti e in nord Europa. Tra le giapponesi, che mangiano molta soia e derivati, il tumore al seno è poco frequente. Ma ciò non vale più se emigrano negli Usa e cambiano dieta. Dunque, fattori ambientali e stile di vita hanno un ruolo importante. Tuttavia, gli studi sono molto complessi: al momento, non ci sono certezze, ma tanti sospetti, indizi e prove in attesa di conferma.

Nel passato gli studiosi cercavano i colpevoli, cioè le sostanze contenute negli alimenti potenzialmente cancerogene. Oggi invece l'attenzione è concentrata quelle capaci di impedire i danni cellulari o di ripararli: sono i "soliti noti", come minerali e vitamine (A, E, C, D), ma anche principi secondari (tannini, licopene, terpeni, estrogeni naturali), dotati di proprietà antiossidanti. Cioè capaci di ostacolare i radicali liberi, le molecole dannose che si formano nell'organismo durante fenomeni fisiologici, a seguito di eccessiva esposizione ai raggi solari, dieta sbagliata, uso di certi farmaci. Le sostanze "amiche" abbondano soprattutto nei vegetali freschi, dei quali viene incoraggiato un consumo sistematico: la parola d'ordine lanciata dai medici è "Five A Day", cioè cinque porzioni (tre di verdura e due di frutta) al giorno. Prevenire, anziché curare dovrebbe diventare uno stile di vita: e naturalmente, prima si comincia, meglio è. Ecco perché l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro ha di recente puntato i riflettori sulla dieta dei bambini italiani, piuttosto lontana dal diktat salutistico: solo 6 bambini su 100 mangiano la verdura tutti i giorni; il 37 per cento lo fa al massimo uno o due volte alla settimana, il 42 per cento quasi mai, il 15 per cento mai. Avverte il dottor Franco Berrino «La civiltà occidentale moderna ha sostituito gli alimenti di natura vegetale, cereali e verdure, con quelli animali, come carne e formaggi, e super-raffinati, zucchero e farina bianca al primo posto. Che invece andrebbero consumati con misura, perché sono ricchi di calorie, ma poveri di minerali, vitamine, oligoelementi. E le forme di cancro "dei poveri", dovute a malnutrizione, come quello allo stomaco o al collo dell'utero, hanno lasciato il posto a quelle "dei ricchi", alla mammella, alla prostata, all'intestino, dovute alla ipernutrizione».

Prevenzione certa

Se non è ancora chiaro il meccanismo d'azione, è invece certo che mangiare verdura, frutta e cibi integrali ha effetto preventivo nei confronti di quasi tutti i tipi di tumore. Secondo Carlo La Vecchia, capo del laboratorio di Epidemiologia dell'Istituto Mario Negri di Milano, e autore del libro Nutrizione e Tumori, «Il consumo di carote e vegetali verdi, fonte di carotenoidi, è stato studiato in relazione a una riduzione di tumori al polmone. Le crucifere (come broccoli, soia, cavoli) hanno effetto favorevole sull'intestino». Queste ultime contengono inoltre estrogeni naturali capaci di contrastare lo sviluppo di tumori legati all'attività degli ormoni dell'orgnaismo (mammella, prostata). Cipolle e aglio, invece, apportano sostanze che accrescono la produzione di enzimi antitumorali. Le fibre accelerano nell'intestino l'eliminazione di sostanze pericolose. Continua La Vecchia: «Il consumo di frutta e verdura cruda sembra ostacolare l'insorgenza dei tumori del cavo orale, della faringe, dell'esofago, dello stomaco, del colon e del retto. Il rischio di tumore alla prostata appare aumentato da un'alimentazione ricca di proteine e grassi, ma non è ancora chiaro quanto possa venir ridotto da alti consumi di frutta e verdura». Questi risultati di ricerche mondiali, sono stati confermati anche da una serie di studi condotti a Milano su diversi tumori. «Le persone con un consumo più basso di frutta e verdura hanno un rischio di molti tumori da due a tre volte maggiore rispetto ai più forti consumatori», precisa il dottor La Vecchia.

Giocare con i sensi

La morale è semplice: siate generosi di frutta e verdura coi vostri bimbi, anche se avete poco tempo per cucinare e i vegetali richiedono preparazioni un più laboriose. Peccato che non sia altrettanto semplice convincere i piccoli di casa a gustare con entusiasmo spinaci e broccoli. C'è chi getta la spugna prima di cominciare, pensando che si tratti di una battaglia persa, perché i bimbi non sono in grado di apprezzare il sapore dei vegetali. «Il contesto familiare è importantissimo», sottolinea il pediatra Carlo Agostoni. «Basti pensare agli Avventisti americani, una setta religiosa vegetariana tra le più studiate perché ha bassa ipertensione, basso colesterolo e altre caratteristiche positive: i loro figli mangiano tranquillamente le verdure». Certo, il problema è serio e va affrontato strategicamente: «Per esempio proponendo le verdure ai bambini come primo piatto, quando l'appetito è più robusto, e non in coda al pasto, dopo una pastasciutta e un petto di pollo», spiega Oliviero Sculati, direttore dell'Unità di nutrizione della Asl di Brescia. Bisogna invece lasciar perdere il classico "niente minestra, niente Tv": è assai più efficace una preparazione accattivante o un gioco sensoriale. Per esempio, accostare nel piatto verdure con colori forti e contrastanti (verde con rosso, arancio, o giallo), dare loro una forma divertente (polpettine, mazzetti, una buffa "faccina"), far giudicare al bimbo la consistenza dell'alimento (è morbido? è croccante?), fargli indovinare dall'odore, a occhi chiusi, di quale verdura si tratta, se è cotta o cruda, e così via. «I genitori devono combattere con un terribile avversario, la pubblicità», aggiunge l'epidemiologo Franco Berrino. «Ma nella primissima infanzia il bimbo non guarda la Tv: è il momento di fargli apprezzare passati e minestrine. Che bisogno c'è di fargli assaggiare la merendina prima che sia in grado di chiederla? Cerchiamo invece di abituare il suo palato alle torte casalinghe, addolcite con frutta fresca: forse riusciremo a far sì che gli snack esageratamente zuccherati lo disgustino». «È normale che intorno ai 4-5 anni il bambino restringa il campo delle scelte alimentari», continua il dottor Sculati. «Ma spesso è incoraggiato dalla mamma. Preoccupata che il piccolo non mangi abbastanza, gli prepara solo i piatti graditi. A volte lo stesso trattamento è riservato anche al marito, che ha diritto a una pietanza diversa. È molto diseducativo: si trasforma la casa in un ristorante, mentre sarebbe meglio, e per nulla dannoso, lasciare il bimbo riottoso senza cena. Il bimbo cerca di capire fin dove arriva il suo potere. Ma, se le preparazioni vegetali sono proposte con serena fermezza, senza dare subito un’alternativa, nella maggior parte dei casi si ha un consumo di verdure ragionevole e abbastanza variato». È vero però che i bambini possono non essere ancora pronti per certi sapori. «I piccoli hanno percezioni gustative molto fini: è consigliabile cominciare con carote, lattughe, pomodori ben maturi, patate, piselli, fagiolini, zucchine. E lasciare le verdure più amarognole all’età puberale».

Anche a scuola

L'educazione alimentare comincia a entrare nelle scuole: alcune ore sono spese per insegnare ai bambini il valore di una dieta sana, equilibrata e completa. A volte questi programmi sono sponsorizzati dalla grande industria, interessata alla formazione dei consumatori dei domani. La Findus, per esempio, è una delle aziende più impegnate su questo fronte. Nel 1997 ha varato il progetto «Arcobaleno nell’Orto». L'iniziativa, attuata col contributo di nutrizionisti e padagoghi e la collaborazione della Giunti Editori, ha coinvolto migliaia di alunni delle scuole elementari di varie regioni italiane. Con due obiettivi: far conoscere ai piccoli il mondo delle verdure, regalando loro un manuale di giochi e fiabe e invitandoli a realizzare disegni, filastrocche, poster, filmati per vincere un soggiorno in un’oasi ecologica. E, soprattutto, convincerli a mangiare vegetali, legumi e ortaggi con più entusiasmo, tenendo un "diario" di consumi e preferenze. Al termine dell’attività educativa, due scolari su tre aumentano il consumo di verdure. Spiega il dottor Sculati: «Fuori casa i bambini sono più flessibili, più disponibili ad assaggiare le novità e a imitarsi l'un l'altro. Senza gli sconti della mamma».

Errori & rimedi

La prima colazione è la "cerentola" dei pasti, mentre dovrebbe apportare il 20-25 per cento delle calorie quotidiane. La merendina ricca di zuccheri fa salire rapidamente la glicemia nel sangue. L'organismo risponde producendo insulina, che "spinge" lo zucchero nelle cellule, abbassandone il tasso sanguigno. Risultato: a metà mattina il bambino è in ipoglicemia e ha di nuovo fame. Meglio sarebbe proporgli latte, frutta e zuccheri complessi, come pane integrale e cereali, che cedono zucchero e danno energia lentamente.

Gli snack e le leccornie non vanno demonizzati, ma dovrebbero essere una trasgressione. I piccoli ingurgitano grassi ben oltre il loro fabbisogno, che è tra il 20 e il 30 per cento delle calorie giornaliere. Dolci confezionati, patatine fritte, cotolette e pesce impanato, cioccolato, bevande zuccherate dovrebbero essere permessi non più di una o due volte alla settimana.

Molti genitori sono ancora convinti della superiorità della bistecca. Ma il fabbisogno giornaliero di proteine è soltanto il 12-15 per cento delle calorie totali. E non bisogna dimenticare che anche legumi, pasta e riso integrale contengono proteine e sono poveri di grassi. Latte, yogurt e formaggi, sono poco popolari fra gli adolescenti. Eppure, l'organismo riesce a immagazzinare il calcio di cui sono ricchi questi cibi fino a 30 anni. L'ideale è dare ai bambini un quarto di litro di latte al giorno, formaggi due volte alla settimana, grana grattugiato su pasta, riso e minestroni. Altro alimento proteico trascurato è il pesce, fonte di ferro, iodio e acidi grassi omega-3. Cucinato in modo semplice (al cartoccio, a vapore), dovrebbe comparire sulla tavola dei bambini almeno due volte alla settimana.

Frutta e verdura: tre porzioni al giorno di verdura e due di frutta, il più varia possibile, sia cotta sia cruda. L'importante è che sia fresca, di stagione e coltivata localmente, perché maturazione forzata, stoccaggio e lunghi trasporti danneggiano il patrimonio di sostanze benefiche. I vegetali surgelati sono comodi alleati: di rapida preparazione, presentano una ricchezza di nutrienti spesso superiore a quella della verdura acquistata al mercato. Quanto alla fibra, il fabbisogno corrisponde all'età del bambino più 5: se il piccolo ha 8 anni, gli occorrono 13 g di fibra al giorno. Oltre che nei vegetali, si trova anche nella pasta, nel riso e nel pane integrali.

Incoraggiate l'attività fisica: il movimento, oltre a inibire le cellule adipose, favorisce il ritmo veglia e sonno e fa crescere di più. Soprattutto nella bella stagione, lasciateli giocare all'aperto, portateli a fare passeggiate e a spasso in bicicletta.

News ricerche

Appena duecento calorie in più al giorno, l'equivalente di un paio di merendine, di una scorpacciata di biscotti o di un gelato di troppo: tanto basta per esporre il bambino a una maggiore possibilità di dover fronteggiare un tumore in età adulta. È la conclusione del primo studio che mette in relazione dieta infantile e cancro. È stato pubblicato nel 1998 dalla rivista British Medical Journal. Alcuni ricercatori hanno esaminato un'indagine del 1937-39 sulle abitudini alimentari di 4 mila ragazzi inglesi, con meno di 16 anni. Hanno quindi rintracciato le cartelle cliniche di coloro che nel frattempo erano morti. Confrontando dieta, numero dei pasti e quantità delle calorie quotidiane, i ricercatori hanno notato che l'abbondanza coincideva spesso con la diagnosi di tumore. Gli studiosi del dipartimento di Medicina sociale dell'Università di Bristol hanno quindi calcolato che il rischio compare già quando l'eccesso alimentare è di solo 239 calorie al giorno. Prima di trarre delle norme di comportamento valide per tutti, serviranno altre numerose indagini come questa. Che però è un utile stimolo alla riflessione.

Quante calorie al giorno

Età altezza
(cm)
peso
(kg)
fabbisogno
calorico
MASCHI
1-3 93 14 1450
4-6 112 20 1850
7-9 129 27 2100
10-12 145 37 2250
FEMMINE
1-3 91 13 1350
4-6 111 19 1650
7-9 128 27 1900
10-12 146 38 2000


da «Anna» (Rcs Periodici), 1999