Che bella la routine in coppia

di Mariateresa Truncellito

Le pantofole sono il suo primo oggetto di desiderio quando rientra? Consolatevi: ciò vale per il 63 per cento degli italiani. La rivista Riza psicosmatica ha fatto un'indagine su un campione di 918 persone tra i 19 e i 65 anni, 48 per cento uomini e 52 per cento donne, per capire quanto forte sia l'attaccamento alla routine. Risultato: siamo terribilmente abitudinari e per nulla pentiti di ciò. Anche i giovani, che tendiamo a identificare con'anticonformismo, non fanno eccezione: amano la routine perché soddisfa il loro bisogno di sicurezza e tiene lontano il timore di essere accettati; i quarantenni sono affezionati alle loro abitudini per comodità e i sessantenni perché non hanno nè la voglia, nè la forza per cambiare.

Insomma: il gusto per l'avventura e il desiderio di novità non ci attraggono. I ritmi della giornata e della settimana sono fissi, i ruoli in famiglia prestabiliti, gli amici i soliti, il ristorante e il luogo di vacanza sempre gli stessi: persino il divertimento, che dovrebbe essere sinonimo di "cambiamento", è uguale e ripetitivo. Un italiano su due da quattro anni trascorre le ferie nella stessa località e il 33 per cento va al cinema sempre la stessa sera della settimana.

Angosciante? Non la pensa così il 77 per cento degli intervistati, che non rinuncerebbe alle proprie abitudini per nessuna novità al mondo. Per il 38 per cento ciò sarebbe addirittura come morire.

Non fa eccezione la vita di coppia, improntata a una rigorosa piattezza: oltre alla sera fissa per uscire, sono prestabilite le frasi giuste da dire per ottenere dal partner ciò che si vuole e la divisione dei compiti per la gestione di casa e figli. E anche sul fronte del sesso, nessun brivido: il 72 per cento fa l'amore sempre nella posizione più classica, quella del "missionario".

«Gli italiani hanno bisogno di punti fermi», commenta Adele Cemmi, psicoterapeuta della coppia. «Sono attaccati ai valori tradizionali, come la famiglia, la madre, il dovere, ma questa necessità si riflette anche nelle piccole abitudini quotidiane. In particolare, la routine col partner e nella vita privata ci fa sentire rilassati, tranquilli, a nostro agio, protetti nei confronti degli imprevisti che invece ci colgono nel lavoro e nella vita sociale. Non abbiamo bisogno di prendere decisioni ogni volta e possiamo orientare in modo istintivo i nostri comportamenti».

Nella gestione della casa, i meno abitudinari sono i giovani tra i 19 e i 29 anni: l'81 per cento si divide i compiti di volta in volta. Poi le cose cambiano: tra i trenta-quarantenni, spettano solo a lei le faccende domestiche e l'educazione dei figli, mentre nella fascia tra i 49 e i 65 anni, nel 75 per cento dei casi lui non ha mai messo piede in cucina e lei non sa fare un'operazione bancaria. «In questo caso, la routine semplifica la vita fatta di ritmi molto stressanti» sottolinea Adele Cemmi. «Sapere "chi farà cosa" permette di organizzarsi e di risparmiare tempo. Certo, il pericolo è che la suddivisione sia sbilanciata a svantaggio della donna o che ci si trovi in grave difficoltà quando si è costretti ad adempiere i compiti che, normalmente, toccano all'altro».

Lui e lei però comunicano pochino, con un linguaggio codificato: il 30 per cento perché tanto già prevede le risposte del partner e il 27 per cento perché conosce le parole che gli fanno effetto. «Se domande e risposte sono stereotipate, non c'è bisogno di ascoltare. E ciò è molto pericoloso per la felicità di coppia» avverte Adele Cemmi. «C'è il rischio di non accorgersi che l'altro è cambiato: all'improvviso il solito "ciao amore, come è andata oggi?" può suonare falso, privo di reale interesse. Non otterremo l'effetto sperato e ciò manderà in crisi le nostre sicurezze». Anche la routine in camera da letto riflette una mancanza di dialogo. «Le neo-coppie sono molto creative, perché desiderano conoscersi, esplorarsi, anche in senso fisico. Chi convive da anni, dà per scontato che il partner ci sia e sia sempre disponibile: e ciò gli basta. Ma la storia d'amore rischia di spegnersi. Riflettiamo: quante di noi dedicano più tempo alle pulizie della casa che a coltivare il loro rapporto di coppia? E quanti uomini fanno altrettanto con l'automobile?».

Purtroppo, una coppia troppo abitudinaria spesso si accorge che qualcosa non funziona quando è troppo tardi. E si cerca un diversivo, un nuovo compagno. «Anche nell'ambito di matrimoni o convivenze consolidate, le donne sono più disponibili a cercare di rianimare il rapporto: per esempio, cercando un nuovo hobby da condividere col partner o, nei casi più gravi, rivolgendosi a uno psicoterapeuta. Ma spesso sono anche le più decise nel mettere la parola fine a una relazione stanca e monotona». Dunque, è fondamentale non dare mai nulla per scontato. Continua Adele Cemmi: «Bisogna sforzarsi di tornare a guardare il partner, come se lo vedessimo per la prima volta: sapreste dire come vostra moglie o vostro marito erano vestiti stamattina? Ed è indispensabile l'ascolto consapevole, perché anche le sfumature inattese possono essere un segnale d'allarme. Ma i cambiamenti non devono spaventarci e non vanno rifiutati: perché ci costringono a confrontarci con noi stessi e con l'altro, ci permettono di scoprirci persone più forti, consapevoli e quindi più soddisfatte. Non è detto che il nostro "solito" ristorante sia il migliore: magari, proprio dietro l'angolo c'è un locale che ci riserva piacevolissime sorprese...»


da «Bella» (Edit) 1999