I signori del best-seller 2003

di Mariateresa Truncellito

Ci sono scrittori che, oltre al talento narrativo, sembrano possedere la pietra filosofale: hanno trovato il modo di trasformare la parola scritta in oro sonante. E ogni loro “creatura”, ponderosi romanzi, saggi, ricordi di infanzia o lettere alla mamma, diventa un best-seller. Vendite (e incassi record), scalate alle classifiche, premi, pubblicità. Altre volte, il miracolo lo compie il passaparola dei lettori: come è successo per Daniel Pennac (il papà del Signor Malaussène) o per Andrea Camilleri e il suo commissario Montalbano. Tutto questo accande anche in Italia, paese di lettori assai riluttanti, benché, ogni anno vengono pubblicati 40 mila titoli. La definizione di “lettori forti”, usata dagli esperti di statistica, si applica infatti a coloro che portano a termine “almeno 11 libri all’anno” (il 60 per cento di loro sono donne). Insomma: i più diligenti tra noi leggono meno di uno al mese. Che, spesso, è l’ultimo prodotto di un alchimista miliardario della scrittura: la metà dei best-seller sono romanzi stranieri, solo un quarto italiani.

Diamo un’occhiata alle classifiche dei libri più venduti (ma saranno anche i più letti?) nel nostro Paese: ai primi posti troviamo Il volo del calabrone di Ken Follet (Mondadori) e Orizzonte di Wilbur Smith. In ordine sparso, seguono Michael Crichton (Preda, Garzanti), Isabelle Allende (La città delle bestie, Feltrinelli), Stephen King (Buik 8, Sperling & Kupfer), John Grisham (Fuga dal Natale), Patricia Cornwell (Ritratto di un assassino). Ci sono, a sorpresa, anche due comici di casa nostra: Luciana Littizzetto (La principessa sul pisello, Mondadori) e Giorgio Faletti, col noir Io uccido (Baldini & Castoldi). Eccezioni che confermano la regola?

Successi insperati

Per la fortuna di tutti gli aspiranti scrittori, la formula magica dei best-seller conserva ancora un po’ di mistero. Al punto che, ogni tanto, anche libri inconsueti o all’apparenza “difficili” riescono a vendere molto. Oltre al marketing, alla pubblicità, a un passaggio al «Maurizio Costanzo Show» o a un titolo azzeccato, è importante il momento: l’attuale successo dei cabarettisti in libreria forse si spiega con la voglia di sorridere, almeno con la lettura, mentre intorno a noi si agitano venti di guerra. Negli inquieti anni Settanta, Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez era diventato il libro culto di una generazione, che poi avrebbe continuato a chiamare «Macondo» botteghe, circoli culturali e mercatini alternativi.

Allo stesso modo, il romanzo di ispirazione indiana Siddharta di Hermann Hesse, dal 1922, anno della pubblicazione, continua a essere breviario di vita per gli adolescenti di ieri e di oggi alla ricerca della libertà, della natura e di se stessi (al punto da meritarsi una citazione anche nel film «L’ultimo bacio» di Gabriele Muccino). Ancora, il primo best-seller italiano nel senso comune del termine è stato, nel 1958, Il Gattopardo (Feltrinelli) del quasi sconosciuto Giuseppe Tomasi di Lampedusa: in pochi mesi, superò il traguardo delle centomila copie vendute (che, ancora oggi, rappresenta una meta agognata per molti scrittori di casa nostra). Un ultimo, incoraggiante esempio: a cavallo degli anni Settanta e Ottanta raccoglie successi mondiali Il nome della rosa del semiologo Umberto Eco. Un romanzo storico appassionante, ma anche un thriller, un trattato di filosofia, di religione, di linguistica... Certo non un libro alla portata di tutti, eppure capace di trasformarsi da best seller in long-seller.

Il premio più grande

È proprio negli anni Ottanta che gli scrittori italiani devono cedere il passo agli stranieri. La narrativa tricolore cala al 13-14 per cento delle quote di mercato e pochi autori riescono a entrare nelle classifiche: Dacia Maraini, Alessandro Baricco, Stefano Benni, Oriana Fallaci, Luciano De Crescenzo. Anche se, nel 1994, esce il romanzo italiano più venduto del dopoguerra: Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro (Baldini & Castoldi). Tradotto in 35 lingue, ha superato i 6 milioni di copie in tutto il mondo. Dopo di lei, il più eclatante fenomeno letterario nostrano è stato Andrea Camilleri: regista, sceneggiatore, autore per la tv e il teatro, è approdato al successo letterario a quasi 70 anni di età. Un successo tardivo, ma davvero clamoroso, visto che le avventure del Commissario Montalbano e i suoi romanzi storici, a un certo punto, hanno occupato contemporaneamente i primi 5 posti della lista dei best-seller. Dal 1997 al 2001 ha venduto, solo in Italia, oltre 6 milioni e mezzo di copie, oltre alle traduzioni francesi, spagnole, tedesche, giapponesi... Ma la vera consacrazione dell’autore siciliano è stato il ritrovamento, a Napoli e a Palermo, di copie contraffatte del suo romanzo La gita a Tindari.

Per chi sostiene che la legge è uguale per tutti

Nato a Jonesboro, Arkansas, nel 1955, John Grisham è un ex avvocato penalista prestato alla politica (dal 1983 al 1990 è stato deputato della contea di Jackson al parlamento del Mississippi). A 34 anni porta a termine il suo primo romanzo, Il momento di uccidere: lo ha scritto tra le 5 e le 9 del mattino, prima di andare in ufficio. Vari editori lo rifiutano, finché riesce a pubblicarlo in una tiratura piccolissima, 5 mila copie. Una decina d’anni dopo, venderà i diritti per la versione cinematografica per 6 milioni di dollari.

La popolarità gli arriva addosso all’improvviso, nel 1991, con Il socio: il romanzo resta per ben 47 settimane nella classifica dei best seller del «New York Times» e poi diventerà un film di grande successo con Tom Cruise. Lo stesso accade con Il Rapporto Pelican (film con Julia Roberts e Denzel Washington), Il cliente (con Susan Sarandon) e con l’impressionante catena di successi (in Italia tutti Mondadori), al ritmo di un libro all’anno: L’appello (94), L’uomo della pioggia (95), La giuria (96), Il partner (97), L’avvocato di strada (98)... Una dozzina di legal-thriller, quasi sempre nati da storie vere vissute nelle aule dei tribunali: oltre 60 milioni di copie, tradotti in 31 lingue.

Nonostante ciò, John Grisham è rimasto un bravo ragazzo, coi piedi saldamente piantati per terra: marito esemplare, di religione battista, non beve, non fuma, veste casual e si rade solo la domenica mattina prima di andare in chiesa. Nel parco della sua villa a Charlottesville, Virginia, ha creato sei campi da baseball per allenare i ragazzini della sua classe di catechismo. La sua ultima creatura letteraria? Un’insolita fiaba moderna, in sintonia con il suo sobrio stile di vita: Fuga dal Natale, un’ironico romanzo che racconta i tentativi (vani) della famiglia Krank di evitare la festa più tradizionale e costosa dell’anno.

Per chi cerca avventure senza tempo

L’ultima (ma già premiata) fatica di Ken Follet si intitola Il volo del calabrone: è il 1941 e le truppe del Terzo Reich sembrano inarrestabili nella conquista dell’Europa, grazie anche a un sofisticato sistema di spionaggio. Ma un giovane patriota diciottenne, il danese Harald, suo fratello Arne e la fidanzata inglese, Hermia, cambieranno il corso della storia. È il quinto libro di Follet ambientato durante la II guerra mondiale: «Un periodo che offre tantissimo a uno scrittore», commenta lui. «Il presente, dopo l’attentato dell’11 settembra alle Torri Gemelle, è difficile da raccontare. Penso che oggi sia quasi impossibile scrivere un romanzo su un dirottamento aereo».

Nato a Cardiff nel 1949, residente a Londra con la moglie Barbara, Ken Follet è deputato laburista. Laureato in filosofia, ha lavorato come giornalista finché, nel 1978, La cruna dell’ago lo catapulta ai vertici delle classifiche internazionali delle vendite librarie. Ha scritto 14 romanzi, vendendo oltre 50 milioni di copie. Citiamo Triplo, Il codice Rebecca, L’uomo di Pietroburgo, Sulle ali delle aquile, Un letto di leoni, I pilastri della terra, Una fortuna pericolosa, Il terzo gemello, Il martello dell’Eden... Romanzi sempre documentatissimi in ogni minimo dettaglio, per dare al lettore l’impressione di leggere una storia realmente accaduta. Per Il volo del calabrone, ha preso lezioni di volo su un Tiger Moth, un aeroplanino identico a quello che compare sulla copertina del romanzo.

Per avere un brivido

Oltre 300 milioni di copie vendute, numerosi best-seller tradotti in 32 lingue, fanno di Mary Higgins Clark, ex hostess della Pan-Am, la scrittrice più pagata del pianeta. Nata a New York, ma irlandese di famiglia («Gli irlandesi sono cantastorie per natura», dice di sè), la regina della suspence è una signora bionda, esile, dall’aria dolce, madre di cinque figli e nonna di un numero imprecisato di nipotini. Oggi vive nel New Jersey, col secondo marito. Assomiglia alle protagoniste dei suoi libri: donne qualunque, a cui ne succedono di tutti i colori: «Sono d’accordo con P.D. James, il grande scrittore inglese di detective stories che spiega come gli autori di thriller non facciano altro che fantasticare sulle proprie ossessioni. Le Carré è ossessionato dal tradimento. Io sono perseguitata dall’idea che ogni persona tranquilla e perbene può essere travolta, in qualsiasi momento della sua esistenza, dalla tragedia». Tuttavia, il lieto fine è una costante dei suoi romanzi perché «Nella vita bisogna essere sempre ottimisti».

Negli anni Sessanta, subito dopo essere rimasta vedova, comincia a dedicarsi alla scrittura, dalle 5 alle 7 di mattina (come Grisham?), prima di accompagnare a scuola i suoi bambini. Il primo libro, la vita romanzata di George Washington, è un flop. Tenta con un thriller, che diventa immediatamente un best seller. Nel 1979 si è laureata con lode in filosofia, ma ha anche 13 lauree honoris causa. È la presidente dell’associazione dei giallisti americani (la Mystery Writers of America).

Tra i recenti best seller internazionali, c’è Sapevo tutto di lei e Ti ho guardata dormire (pubblicati da Sperlig & Kupfer), scritto a quattro mani con la figlia Carol, anch’essa nota giallista (i suoi libi competono nelle classifiche con quelli della madre). Il suo ultimo libro è La figlia prediletta: la testimonianza della sorellina Ellie, di sette anni, fa condannare un uomo per la morte della quindicenne Andrea, brutalmente assassinata. Ventidue anni dopo, quando il detenuto viene rilasciato, Ellie è diventata una giornalista e, proprio mentre si accinge a scrivere un libro sulla vicenda, comincia a essere assalita dal dubbio: è stato proprio lui a uccidere sua sorella?

Per piangere

Un’altra donna da Guinness dei primati: nel 1989 è stata nelle classifiche dei libri più venduti per ben 381 settimane consecutive. In seguito, Danielle Steel ha sistematicamente battuto il suo record. Tradotti in 47 lingue, ha venduto oltre 470 milioni di libri nel mondo e 4 milioni e 700 mila in Italia. Donna e autrice molto prolifica: ha 9 figli (da un numero imprecisato di mariti, guai a toccare questo argomento nelle interviste!) e in Italia ha pubblicato 49 romanzi. Nei momenti di massima concentrazione è capace di stare alla macchina da scrivere (marca Olympia) anche 18 ore filate al giorno. Riesce a lavorare contemporaneamete su 5 libri: facendo ricerche per uno, stendendo la scaletta di un altro, scrivendo il terzo, facendo l’editing del quarto e promuovendo il quinto. A ogni libro, tuttavia, lavora tre anni, tra progettazione e gestazione. Nel suo ultimo libro La casa di Hope Street (Sperling & Kupfer) Danielle racconta di Liz, una donna dalla vita spezzata: suo marito Jack è stato ucciso. Un giorno il maggiore dei suoi 5 figli, Peter, ha un piccolo incidente in piscina. E la vita di Liz ricomincia: perché si scopre capace di amare ancora, il dottore Bill Webster. Che però non piace a tutti i suoi figli...

Per chi ama la scienza

Michael Crichton: un paio di braccia rubate alla... medicina. Questo scrittore di best seller è una specie di Leonardo da vinci dei giorni nostri: narratore, regista, sceneggiatore, saggista, produttore cinematografico e televisivo, ideatore di videogiochi. Nato a Chicago nel 1942, primo dei quattro figli di un giornalista e di una casalinga, è alto 2 metri e 2 centimetri e durante l’dolescenza era una stella del basket. Ha cominciato a scrivere romanzi per pagarsi la retta ad Harvard. Oggi questi 8 libri, pubblicati con lo pseudonimo di John Range, fanno impazzire i collezionisti, disposti a pagarli fino a 75 euro.

Nel 1968 pubblica come Jeffrey Hudson In caso di necessità, premiato come «Miglior giallo dell’anno» dalla Mystery Writers of America. E da lì in poi segue la sua vera vocazione: «Abbandonare la medicina per diventare uno scrittore per la maggior parte della gente era come abbandonare la Corte suprema per diventare usciere in tribunale». Ma il suo coraggio è stato premiato: dei suoi romanzi, tradotti in 30 lingue, ha venduto 150 milioni di copie, e sono 22 i film e le serie tv tratti dai libri o da lui diretti o sceneggiati. Scienza e medicina sono il fulcro delle sue opere ("science thriller"), apprezzati anche per la capacità divulgativa.

Tra i molti film di successo tratti dalle sue opere, Andromeda (1969), Congo (1980), Sol levante (1992), Rivelazioni (1993), E.R. Medici in prima linea (1992) e Jurassic Park (1990), che lo rende famoso in tutto il mondo e scatena la “dinosauromania” tra adulti e bambini. Al punto che un nuovo anchilosauro ritrovato dai paleontologi nel 2000, è stato chiamato «Bienosaurus Cricthoni».

È il solo autore statunitense che ha ricoperto, contemporaneamente, il primo posto delle classifiche dei libri più venduti, dei film più visti e degli show televisivi più seguiti. Il suo ultimo romanzo è Preda (Garzanti): Julia lavora in un’azienda che sta per brevettare delle micro-videocamere che, una volta iniettate nel corpo umano, possono fare diagnosi estremamente precise. Il matrimonio di Julia con Jack è in crisi e la figlia Amanda è affetta da una strana malattia. Jack, programmatore, viene chiamato dal laboratorio per rimediare a quello che sembra un banale incidente, ma si trova a combattere con una pericolosa entità sfuggita al controllo degli scienziati... La trasposizione cinematografica è già stata annunciata dalla Twentieth Century Fox.

Per ridere

Non ha perso occasione per sottolineare che nessun critico si era degnato di recensire la sua opera prima, Sola come un gambo di sedano. Ma il silenzio ha portato fortuna a Luciana Littizzetto (38 anni): il libro è arrivato alla 31° edizione e ha superato le 900 mila copie. Inevitabile che il successivo arrivasse rapidamente ai vertici delle classifiche di vendita: La principessa sul pisello, uscito da appena quattro mesi, ha già superato le 400 mila copie. «Va bene, non scriverò come Thomas Mann», dice la comica torinese, ex professoressa di lettere e di educazione musicale. «Però quando il pizzaiolo mi dice che ha letto il mio libro e si è ritrovato nelle mie storie, mi gonfio d’orgoglio come un tacchino. Se potessi, non farei altro che i libri».

Per sorprendersi

Da quando Antonio D’Orrico su Sette lo ha definito «il più grande scrittore italiano», l’ex cabarettista Giorgio Faletti (Vito Catozzo, Suor Daliso, Carlino col suo "giumbotto" sono tra i suoi cavalli di battaglia) ed ex cantautore («Minchia signor Tenente», secondo posto al festival di Sanremo), mentre si stava riprendendo dai postumi di un ictus si è trovato ai vertici delle vendite librarie, mettendo d’accordo pubblico e critica. Io Uccido (Baldini & Castoldi) è giunto in poche settimane alla settima edizione, con oltre 400 mila copie vendute.

Il primo incredulo è lo stesso Faletti: 52enne, astigiano ma milanese d’adozione, laureato in giurisprudenza, dichiara di aver costruito un romanzo di puro intrettenimento. E scherza, sulle sue fortune come sulle sue disgrazie: «Neanche sotto sedativi avrei immaginato di arrivare a questo punto». Ma precisa: «Noi comici non siamo primati con banana in mano sopra a una palma. Luciana Littizzetto è laureata e diplomata al conservatorio, Francesco Salvi è archietto, io sono laureato in giuriprudenza. E poi guardate Benigni che spiega Dante...».

Faletti, invece, in 700 pagine racconta di un serial killer che nella paciosa Montecarlo scuoia il volto delle sue vittime. Indaga il commissario Hulot, assistito dall’amico Frank, agente dell’Fbi senza più voglia di vivere. L’astuto criminale annuncia le sue mosse telefonando in diretta alla più seguita trasmissione notturna di Radio Montecarlo...

Per chi ama i casi risolti

«È fondamentale per me vivere nel mondo di cui parlo nei miei libri», dice Patricia Cornwell. Nata a Miami nel 1956, ex cronista di nera, prima di dare vita al personaggio dell’investigatrice Kay Scarpetta, è stata poliziotto volontario e ha lavorato per 6 anni come analista informatico presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. Il suo esordio in libreria risale al 1990, con Postmortem, che gli ha fatto immediatamente vincere cinque tra i premi letterari più prestigiosi destinati agli scrittori di gialli. Il successo mondiale due anni dopo, con Oggetti di reato, seguito da Quel che rimane, Insolito e crudele, La fabbrica dei corpi, Il cimitero dei senza nome.

Fa molta beneficenza a favore di associazioni che forniscono sostegno alle vittime di crimini e agli animali. Nel suo ultimo libro, Ritratto di un assassino (Mondadori), ha conciliato la scritttura con il suo lavoro di investigatrice. Utilizzando infatti le conoscenze della medicina legale e le più sofisticate tecnologie moderne, la Cornwell ha ricostruito la morbosa psicologia di uno dei criminali più celebri e leggendari della storia: Jack lo Squartatore, il serial killer che nel 1888 uccise cinque donne nel quartiere londinese di Whitechapel, la cui identità è rimasta fino a oggi sconosciuta. La scrittrice unisce le prove al suo intuito per risolvere il caso e chiamare dul banco degli imputati Walter Sickert, un famoso pittore dell’epoca...


da «Bella» (Edit), 1 agosto 2003