Film, best seller, gioielli: perle da oscar

di Mariateresa Truncellito

Il loro fascino intramontabile colpisce ancora: le celebra un film, un libro, un disco. Da sempre conquistano le donne. Gemme del mare, dalle forme perfette o irregolari, talismani di felicità o simboli d’amore

Vermeer, il pittore delle perle

Il quadro che ha ispirato il libro e il film si chiama «Fanciulla con turbante» e si trova al museo del L’Aia. Lei, così fresca, immediata, incantevole è soprannominata “la Monna Lisa olandese”. La perla a goccia, dai rilfessi opalescenti, avvince magicamente lo sguardo. Ma non c’è solo la ragazza con l’orecchino: in vari dipinti del pittore olandese Johannes Vermeer le perle sono protagoniste, un elemento essenziale che cattura la luce.

In «La pesatrice di perle» (alla National Gallery of Art di Washington) secondo un’interpretazione allegorica, è raffigurata la Madonna che intercede nel Giudizio Universale: le perle alluderebbero alla sua purezza. Vermeer, nato nel 1632 e morto nel 1675, è il maggior esponente di una particolare varietà della pittura di genere, incentrata sulla raffigurazione della vita quotidiana borghese. Signore impegnate a scrivere una lettera, assorte nella lettura o intente nel ricamo, donne occupate in cucina, fanciulle allo specchio, piccoli concerti, conversazioni.

Le notizie sulla vita di Vermeer sono scarse, e ciò ha contribuito a creare attorno a lui un alone di mistero. Si sa che i genitori erano modesti locandieri protestanti, mentre la moglie Catherina Bolnes, apparteneva a una ricca famiglia cattolica e anche il pittore si convertì. Dal matrimonio nacquero numerosi figli (11 sopravvissuti). Nonostante la fama, Vermeer faticava a sbarcare il lunario e a 43 anni morì improvvisamente, probabilmente vittima di un colpo apoplettico, conseguenza delle pressanti preoccupazioni economiche. Fino a noi sono giunti 36 dipinti.

Dal libro al film

Delft, 1665. La cecità che ha colpito il padre decide il destino di Griet, 16 anni: andrà a servizio dai Vermeer per otto stuiver al giorno, dovrà fare le pulizie in casa e nell’atelier del pittore. Così comincia la storia narrata nel film La ragazza con l’orecchino di perla. Tre nomination agli Oscar, 2 ai Golden Globes, la pellicola con Colin Firth nei panni di Vermeer e Scarlett Johansson in quelli di Griet, esce in questi gionri in Italia dopo aver avuto grande successo in Usa e Gran Bretagna.

Il film è tratto dall’omonimo best seller di Tracy Chevalier (pubblicato da Neri Pozza e giunto alla 28 edizione). Nonostante una gelosissima moglie e una severa suocera, tra l’artista e la serva, l’uomo potente e la giovinetta che non possiede altro che il suo incanto e la sua innocenza si stabilisce un’intensa relazione fatta di sguardi, sospiri, frasi dette e non dette. Per amore del pittore e della pittura la ragazza farà un gesto audace per la morale del tempo: posare con le labbra sensualmente dischiuse e lo sguardo enigmatico.

Un corpo estraneo

Le perle sono prodotte da molluschi marini e d’acqua dolce che, per difendersi da un corpo estraneo penetrato al loro interno, gli costruiscono intorno strati concentrici di madreperla, legandoli con una sostanza detta conchiolina. Mentre le perle naturali sono la conseguenza di un evento fortuito, quelle coltivate sono il risultato dell’intervento dell’uomo che introduce nell’ostrica la particella organica. Migliore è la distribuzione dei microcristalli di aragonite che costituiscono la madreperla, più densa e regolare la stratificazione, più lucente e sferica è la perla, che vanterà anche un magnifico effetto ottico chiamato oriente.

Meraviglia multicolore

Le perle dei Mari del Sud possono essere sia scure che chiare, come le grandi perle color argento dell’Australia, quelle gialle e dorate dell’Indonesia e delle Filippine (possono anche superare i 20 mm di diametro). Le “tahitiane” possono essere nere, marroni, grigie, blu, verdi, col diametro da 8 a 15 mm. Le perle akoya sono bianche e provengono soprattutto dal Giappone, oltre che da Cina e Vietnam, e misurano da 3 a 9 mm di diametro. Le perle d’acqua dolce, per lo più cinesi, sono bianche o di colori pastello, come pesca, rosa, grigio-rosaceo. Le perle Keshi, dalla forma irregolare, sono prive di nucleo e possono essere tanto piccole da non superare i 2 mm, o superare i 12. Nei classici fili di seta di perle, oltre alla lucentezza delle singole sfere, è elemento di pregio l’omogeneità del colore, ossia l’accostamento di perle che abbiano esattamente le stesse sfumature.

Musica pura

Guai a definirlo “il meglio di”: le canzoni di Perle, il nuovo album di Gianna Nannini, si rintracciano nei suoi dischi precedenti (da Ragazzo dell’Europa a Profumo, da I maschi a Latin Lover), ma non assomigliano alle versioni originali incise nel passato dalla rocker senese. Niente chitarre, niente basso, niente batteria: solo due pianoforti e un quartetto d’archi. Gianna ha scelto sì alcune “perle” del suo repertorio. Ma, soprattutto, ha voluto rendere la sua voce protagonista assoluta, registrata con microfoni vintage per esaltarne la purezza. E cosa può rappresentarla meglio di una perla?

Bellezza senza tempo

La perla costruisce da sé il proprio splendore. Helena Rubinstein ne ha fatto motivo di ispirazione per una nuova crema di bellezza per il viso, dedicata alle donne dai 50 anni in su: come nelle conchiglie il nucleo perlifero avvia l’attività delle cellule che producono madreperla, i principi attivi di Life Pearl, agiscono per rinforzare la struttura interna delle cellule responsabili del nutrimento e della densità cutanee, levigando la pelle del viso e uniformando il colorito. Il vasetto da 50 ml costa 180 euro.

Un lusso per lui

Le perle hanno brillato per secoli al collo di uomini potenti, imperatori e nobili. Il maragià indiano Rana di Dholpur aveva una tale passione per le gemme del mare da essere soprannominato il “principe delle perle”. Oggi le perle di colore scuro, da sempre sinonimo di ricercata eleganza. si uniscono a metalli nobili, come l’oro bianco e a materiali semplici e moderni, come il cuoio, per reinterpretare il gioiello in chiave maschile. Nella foto, gemelli con perle bianche Akoya e nere di Tahiti montate su oro bianco o argento. Di Golay. Prezzi da 275 euro a 1150 euro.

La regina della “margarita”

La regina Margherita, moglie di Umberto I, adorava enfatizzare le sue vistosissime toilette sovraccaricandosi di perle: le considerava il suo portafortuna, anche perché la versione latina del suo nome, “margarita”, significa appunto perla. Nelle occasioni ufficiali sfoggiava fino a quindici giri di perle intorno al collo, con alcuni fili lunghi fino a terra, grossi orecchini con perle scaramazze, bracciali, spille, diademi che le fecero meritare il nome di “regina delle perle”. Il marito, forse per farsi perdonare le infedeltà, le regalò moltissimi gioielli: tra gli altri, nel giro di quattro anni, una grande collana composta da dieci fili con 684 perle, da lei definite “grosse, bianche e bellissime’. In seguito, Elena del Montenegro regalerà un filo della leggendaria collana di Margherita a ciascuna delle sue figlie e alla nuora.

Vere celebrità

Una delle perle più famose al mondo è la “Pellegrina”. Aappartenuta a Maria Tudor, figlia di Enrico VIII, fu acquistata da Richard Burton nel 1969 per 37 mila dollari: dopo essere stata al collo di Elizabeth Taylor, oggi si trova al Museo di Mosca. Un vero cult il girocollo di perle fantasia a tre fili di Jackie Kennedy: ancora oggi, sulla Fifth Avenue a New York se ne vendono centinaia di esemplari al mese. Tra le più celebri estimatrici delle perle, Grace Kelly, Coco Chanel, che amava mescolarne di vere e di false, Juliette Binoche, Camilla Parker Bowles, Winona Ryder.

Da Venere a...

Lo storico latino Plinio narra l’antica leggenda orientale per la quale le “conchiglie perligene” lasciano il fondo del mare e salgono in superficie per “farsi fecondare dai raggi della Luna”. Venere, la dea dell’amore e della bellezza, nasce dalla spuma del mare al centro di una conchiglia. Ciò ha contribuito alla superstizione che le perle siano lacrime, salate come l’acqua marina, e che perciò non debbano mai essere regalate. D’altra parte, già nell’antica Grecia, era la gemma del matrimonio, mentre Cleopatra sciolse la sua perla più preziosa in vino e aceto per offrirla come pegno d’amore a Marco Antonio.

Nel Vangelo la perla è del tutto priva di connotazioni negative, anzi è simbolo di conoscenza spirituale. Matteo racconta la parabola del mercante che, dopo averne trovata una di gran pregio, «va, vende tutto ciò che ha, e la compra». E, ancora più noto, il monito di Gesù: «Non gettate le vostre perle ai porci».

Le perle arrivarono in occidente nel favoloso bottino che Alessandro Magno riportò dopo la vittoria su Dario, re dei Persiani, nel 334 a. C. Il più antico oggetto ornamentale è una collana di 216 perle a tre fili, trovata negli scavi di Susa e custodita al Louvre. Le donne Romane le adoravano: indossavano i crotalia, orecchini tintinnangti di più perle pendenti. L’imperatore regalò alla moglie Lollia Paolina una favolosa parure costata 40 milioni di sesterzi (circa 20 milioni di euro attuali).

Nei Rigveda (XII-VIII secolo a.C.), la testimonianza più antica della letteratura indiana, si parla della perla che prolungava la vita. La tradizione medica dell’Ayurveda prescrive che la polvere di perla lavorata a freddo, è un rimedio per migliorare la vista, combattere le malattie delle ossa, l’asma bronchiale, la tubercolosi, favorire la dentizione nei bambini, come rinvigorente e afrodisiaco. In Cina, già nel 1200 nelle valve dei molluschi venivano introdotti piccoli Budda di piombo, per produrre perle coltivate, simbolo di immortalità e, se infilate, di relazione con gli altri esseri viventi. Simbolo di rinascita, come la giada, venivano usate nelle tumulazioni dei defunti.

Nel Medioevo la perla rappresentava l’amore di Dio e la si ritrova come unico gioiello nelle raffigurazioni di molte Madonne. Nel Rinascimento sono diffuse le perle barocche, utilizzate soprattutto per raffigurare personaggi mitologici o animali. Nel XVII secolo erano molto in voga le perle piccolissime, dette “semenza”, spesso utilizzate anche per oggetti sacri.

Colori e forme

Sferica, a goccia, a bottone, o irregolare, come le scaramazze. Le perle molto strane sono definite “mostro” o “barocche”, perché in quell’epoca erano molto usate, soprattutto per pendagli. Le blister si ottengono applicando un nucleo di madreperla sulla parete del mollusco e le mabé con un mollusco specifico dai bordi neri. Una nuova coltivazione di perle barocche di acqua dolce si ottiene inserendo un dischetto di madreperla nel molluschi, che reagiscono ricoprendolo di conchiolina. Dopo due settimane, vengono tolti, prima che la perlagione sia completata: così l’aspetto è irregolare e rugoso e sono schiacciate come le caramelle Smarties da cui prendono il nome.

Naturale o coltivata?

È difficile, senza una radiografia, riconoscere una perla naturale, più densa e con il nucleo più piccolo, rispetto a una coltivata. Ormai le perle naturali sono rarissime, praticamente scomparse si eccettua una produzione esigua dello sceiccato del Baharain, nel Golfo Persico, che corrisponde a meno dell’1 per cento del mercato. I primi esperimenti li fece il naturalista Carlo Linneo, nel 1761, seguito nel 1893 dal giapponese Mikimoto. Oggi i risultati sono eccezionali. Un filo di perle può costare da 100 fino a 500 mila euro. Le “perle di Majorca” sono un’imitazione realizzata con vetro o smalto e ricoperte di squame di pesce.

Di fiume

Possono essere naturali o colitvate. In ogni caso sono più leggere e a forma allungata, come un grano di riso, poiché prive di nucleo e con una cavità vuota.

Da dove arrivano

Il Golfo Persico è il luogo più importante di provenienza delle perle. Seguono l’America centrale, Tahiti, Giaca e l’Australia settentrionale, Sri Lanka e l’India.

Per saperne di più

Maria Rosaria Omaggio, Il linguaggio dei gioielli, Zelig editore.

da «Bella» (Edit), 24 febbraio 2004