Farmacia verde

di Mariateresa Truncellito

Cambia la stagione e, complice la temperatura ballerina di questo autunno, arrivano puntuali i primi malanni. In attesa del freddo “vero”, che porterà la “vera” influenza, invece di ricorrere subito ai farmaci in molti preferiamo rivolgerci alle terapie naturali: almeno il 15 per cento degli italiani utilizza abitualmente le erbe medicinali.

Le ragioni di questo successo? “Molteplici”, risponde Luigi Gori, responsabile del laboratorio di chiroterapia del Centro di medicina naturale dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli (sito internet www.naturamedica.net) e membro dell’Anmfit, l’Associazione nazionale dei medici fitoterapeuti. “Il rifiuto delle medicine convenzionali per gli effetti collaterali; la diffusione di malattie croniche, spesso correlate all’invecchiamento, che necessitano di terapie a lungo termine e quindi il meno tossiche possibile; un generale bisogno di benessere: si ricorre alla natura per avere più energia, per dimagrire, per dormire o combattere la depressione e lo stress”.

Anche se in un lontano passato era materia da streghe, la capacità delle piante di curare le malattie non ha niente di magico. “Gli organismi vegetali producono molti composti chimici che gli permettono di sopravvivere in una notevole diversità di ambienti e di difendersi dai predatori, per esempio attraverso odore sgradevole, sapore amaro o, addirittura, proprietà venefiche”, continua Luigi Gori. Poteri efficaci anche nei confronti di specie viventi diverse, compresi i mammiferi e l’uomo. In alcuni casi, la struttura chimica delle sostanze prodotte dalle piante è addirittura uguale a quella di sostanze prodotte dal nostro organismo: per esempio, la soia produce 17-B-estradiolo, l’ormone ad attività estrogenica delle femmine dei mammiferi.

Con queste premesse, non sorprende che l’interesse per quella che una volta veniva definita in modo un po’ sbrigativo “medicina popolare” non sia solo dei consumatori. “La ricerca va in due direzioni”, spiega Paolo Morazzoni, direttore scientifico di Indena, azienda farmaceutica milanese da quasi un secolo impegnata nello studio di molecole di origine vegetale. “Lo sviluppo di prodotti farmaceutici, cioè il salice come antireumatico o il ginkgo biloba per la circolazione, ma, dall’altra parte, soprattutto lo studio delle potenzialità di singole molecole di origine vegetale nell’ambito dell’oncologia e delle cardiopatie, sia per migliorare prodotti già noti, che per individuarne di nuovi”. Un esempio? Il paclitaxel, ottenuto dalle foglie del tasso. “I tassani sono un grosso gruppo di derivati vegetali sui quali si fa ricerca in tutto il mondo nella speranza di trovare prodotti chemioterapici innovativi, più efficaci nella lotta contro il cancro e meno dannosi per l’organismo. Lo stesso vale per la camptotecina, un alcaloide estratto da una pianta cinese già entrato nella chemioterapia: è un potente antitumorale, purtroppo molto velenoso. In laboratorio si studia come eliminarne la tossicità”.

Senza andare troppo lontano, anche le piante del nostro orto hanno rivelato insospettate qualità. Così il germe di grano (Triticum sativum) è oggetto di attenzione da parte dei ricercatori per la sua ricchezza di vitamina E, un antiossidante capace di stimolare il sistema immunitario e, attraverso i tocoferoli, di prevenire i danni sulle cellule procati da radiazioni o da sostanze cancerogene. “Indena attualmente sta studiando anche prodotti destinati alla prevenzione”, continua Paolo Morazzoni. “È noto che molti alimenti, come le brassicacee (la grande famiglia dei cavoli), la soia, il tè verde o il vino rosso contengono sostanze in grado di contrastare le patologie di tipo degenerativo. Le proteine della soia riducono il colesterolo nel sangue, il licopene dei pomodori è efficace contro i tumori della prostata, i polifenoli del vino rosso proteggono dall’infarto”. Mentre i dietologi ci raccomandano di arricchire la nostra dieta con questi alimenti per prevenire le malattie, nei laboratori le stesse sostanze si trasformano in farmaci per curarle.

Quando si tratta di scienza, passato e futuro si intrecciano: “Almeno il 40 per cento dei farmaci attualmente venduti in Italia è o direttamente estratto da piante oppure copiato o modificato in laboratorio partendo da principi attivi vegetali”, conferma Paolo Santambrogio, farmacista di Monza, esperto in fitoterapia. “Per esempio, l’acido acetilsalicilico (Aspirina) deriva dalla salicina del salice, il cardiotonico digossina (Lanoxin) è il principio attivo della digitale e la meflochina (Lariam), l’antimalarico, deriva dalla chinina dell’albero della febbre (Cinchona officinalis); ma anche altre classi di farmaci, come per esempio quelle degli antiaritmici, dei bloccanti neuromuscolari, degli analgesici-narcotici, degli anestetici locali e, soprattutto, degli antitumorali derivano da principi attivi vegetali”. Aggiunge Luigi Gori del Centro di medicina naturale dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli: “È un ritorno al passato solo parziale: cent’anni fa ci si curava sì con le piante, ma in modo molto limitato, nel senso che si riuscivano a estrarre solo pochissimi principi attivi realmente utili. Oggi la fitoterapia è sempre più assimilabile alla terapia convenzionale perché la tecnologia permette di avere prodotti concentrati che sono farmaci a tutti gli effetti”.

Se così stanno le cose, le erbe non vanno prese a caso. “Occorre sempre chiedere un parere al proprio medico”, avverte Gori. “Un esempio: si conosce molto poco degli effetti collaterali dei fitoterapici durante la gravidanza. Molte donne rifiutano di assumere farmaci per nove mesi, ma spesso si rivolgono con fiducia alle erbe perché considerate ‘naturali’. È un errore: spesso assumono così composti vegetali che contengono anche 30 o 40 sostanze diverse, che potrebbero rivelarsi tossiche. Il farmaco di sintesi è più sicuro durante la gravidanza, perché contiene un paio di molecole delle quali gli effetti sono noti e sperimentati e quindi è molto più facile valutarne l’eventuale pericolosità”.

Anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha lanciato un allarme contro il fai-da-te. Molte piante hamnno principi attivi che, in dosi sbagliate, possono trasformarsi in veleni. L’elleboro, per esempio: contiene due potenti composti, l’elleboreina e l’elleborina, che già in dosi moderate possono provocare nausea, vomito e perdita dell’appetito, mentre a dosi più alte possono provocare addirittura paralisi e infarto. Nonostante ciò, l’elleboro a piccole dosi è stato utilizzato nella medicina tradizionale per curare i reumatismi e la sciatica. Oggi dovrebbe essere riservato ai ricercatori, che ne studiano i potenti principi attivi come agenti anticancerogeni.

Ancora; le piante possono anche interferire con altre terapie farmacologiche, diminuendone gli effetti o ingigantendoli. È il caso dell’iperico o erba di San Giovanni: è un antidepressivo così efficace da esistere sotto forma di farmaco, che può essere acquistato solo con ricetta medica. Un fatto che dovrebbe far riflettere, prima di comprare a cuor leggero uno dei tanti (ne esistono almeno 25, secondo l’Associazione lombarda dei titolari di farmacia) integratori alimentari a base di iperico che si possono trovare anche al supermercato. Sottolinea Luigi Gori dell’Amnfit: “Come pubblicato dalla rivista scientifica Lancet, ci sono stati addirittura alcuni casi di rigetto di trapianto provocati dall’uso dell’iperico”.

Un ultima avvertenza: anche se andare per i campi a cercare le erbe medicinali può sembrare molto romantico, è meglio non farlo. “Inquinamento a parte, spesso le erbe spontanee sono infestate da micotossine, funghi che hanno potenti effetti tossici e cancerogeni. Meglio acquistare i prodotti venduti in erboristeria e farmacia, che da questo punto di vista sono sicuri”.


Per orientarsi

Da “Fitoterapia per tutti i giorni”, di Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di medicina naturale dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli (Tecniche Nuove Editore)

Pianta, secca o fresca: si utilizza per tisane o come materia prima per altre preparazioni estrattive.

Polveri: ottenute per frantumazione, offrono la pianta essiccata come tale. Le sostanze attive sono scarsamente biodisponibili.

Tinture: sono ottenute da pianta secca o fresca (queste ultime sono le Tinture madri). Non sono sottoposte a concentrazione.

Estratti titolati, standardizzati e purificati: sono il top della moderna fitoterapia perché offrono solo la parte attiva della pianta, il fitocomplesso responsabile dell’attività farmacologica.

Per sapere tutto sulle piante medicinali – proprietà, recenti scoperte scientifiche, eventuali interazioni con altri farmaci, tossicità ed effetti collaterali – c’è il ponderoso “Dizionario di fitoterapia e piante medicinali” (ed. Tecniche Nuove) scritto da Enrica Campanini, direttore nazionale della Scuola di fitoterapia per medici e farmacisti.


La fitoterapia contro i malanni dell’autunno

Se la voce va e viene

Mal di gola, voce calante: sono i sintomi della laringite. Nel Rinascimento, quando i cortigiani impazzivano per i cori di voci bianche, andava di moda l’erisimo (Erysymum officinale):oggi l’”erba del cantore” rientra in preparati per il trattamento delle affezioni bronchiali e come sintomatico nella tosse dei fumatori. Infuso: 6 g per tazza d’acqua bollente per 20 minuti, da addolcire con miele. Può essere utilizzato anche per i gargarismi. Sotto forma di tintura madre: 25 gocce tre volte al giorno; come estratto fluido 1 g (40 gocce) o 2, due-tre volte al giorno. In alternativa, provate un infuso di altea (Althaea officinalis) una pianta che l’industria farmaceutica utilizza negli sciroppi per la tosse sedativi o espettoranti: 2 g per tazza d’acqua bollente, per 10 minuti, filtrare e bere più volte nella giornata.Sotto forma di tintura madre 40 gocce tre volte al giorno.

Naso libero

Se provate a strofinare tra le dita una foglia dell’albero della canfora (Cinnamomum camphora) sentirete subito il caratteristico odore pungente. Queste essenze volatili – che tra l’altro difendono la pianta dagli insetti – sono potenti decongestionanti delle vie respiratorie e forti stimolatori del muscolo cardiaco. Sciogliendo i cristalli di canfora in olio di oliva si ottiene l’olio canforato, da frizionare sul collo e sul petto. Un altro albero dalla vocazione spiccatamente... balsamica è l’abete (Picea excelsa): bianco o rosso, produce grandi quantità di sostanze aromatiche, oli essenziali, che ne impregnano le resine e sono oggetto di studi per le potenzialità anticancro. Per noi, una manciata di gemme e rametti, in una garza nell’acqua del bagno, ha un effetto purificante, stimolante e deodorante. Sotto forma di decotto, invece, sono efficaci contro tosse, raffreddore e catarro.

Datemi la carica!

Tempo uggioso, riduzione delle ore di luce, primi freddi. E con la temperatura, cala anche l’umore. Una ricarica naturale è la superstar delle piante officinali: la salvia. (Salvia officinalis), dotata tra l’altro anche di proprietà antiossidanti. Mettetene cinque foglie, con una scorza d’arancia (o limone) in una tazza d’acqua bollente, lasciate riposare per cinque minuti, filtrate e bevete con un cucchiaino di miele e qualche goccia di cognac, a fine pasto. La salvia è efficace anche contro la digestione difficile e, poiché contiene sostanze ad azione estrogena, è utile nei disturbi mestruali. Sotto forma di tintura madre, la dose è di 25 gocce tre volte al giorno. Un’altra erba popolarissima anche in cucina è un antiossidante con potri anti-cancro e utile contro l’ipertensione: il rosmarino (Rosmarinus officinalis). Noto come ottimo tonico generale, uno studio pubblicato nel 2003 sull’International Journal of Neurosciences ne ha indagato gli effetti sull’umore e le funzioni cognitive, in particolare la memoria: l’olio essenziale di rosmarimo è capace di migliorarli entrambi. La dose, sotto forma di tintura madre, è di 30 gocce tre volte al giorno. Attivo anche contro i dolori intestinali, il fegato pigro, la nausea, il rosmarino può essere sorbito in un decotto con la menta (Mentha piperita) 15 g di foglie per mezzo litro d’acqua, da bere diviso fra mattina e sera. Da sempre usata nei disturbi dell’apparato gastrointestinale, è anche un ottimo stimolante del sistema nervoso. La dose sotto forma di tintura madre è di 40 gocce tre volte al giorno.

Ahi, ahi, ahi...

Tra le più importanti piante che possono fornire rimedi per le contusioni, slogature e ecchimosi conseguenti c’è l’arnica. (Arnica montana): l’uso più sicuro è quello esterno, applicata sulla pelle integra, perché altrimenti può provocare fastidiose dermatiti: l’infuso si fa con 2 g di fiori per 100 ml d’acqua (non far bollire). Compresse imbevute di arnica possono dare ottimi risultati nel trattamento delle emorroidi, mentre un collutorio con 5-10 gocce di tintura madre in un bicchiere d’acqua sono utili contro la faringite cronica e come antisettico del cavo orale.

Buona notte e a tutti

Sono note le virtù calmanti e sedative della camomilla (Anthemis Nobilis): per un bagno rilassante, provate ad aggiungere all’acqua un po’ di olio ottenuto scaldando per due ore 25 g di fiori di camomilla in 100 g di oliva, e filtrato attraverso un telo. Per favorire l’azione digestiva e antispasmodica è bene bere una tazza di infuso di camomilla prima dei pasti, anziché dopo come si fa di solito: 2-3 g di fiori in una tazza d’acqua calda, filtrare e bere. Lo stesso infuso lenisce i dolori mestruali. Sotto forma di tintura madre, 30 gocce due-tre volte al giorno. Per abbandonarsi tra le braccia di Morfeo è indicata anche la passiflora, (Passiflora incarnata) consigliata soprattutto se siete inclini alla malincoinia, all’inquietudine e al pessimismo. Bastano 2 g per tazza di infuso caldo, da bere più volte al giorno. Come tintuta madre, 25 gocce tre volte al giorno o 40 alla sera.

Pelle splendente e gambe leggere

L’ amamelide (Hamamelis virginiana) è una delle piante più utilizzate dalla medicina occidentale: perché è ricchissima di tannini, flavonoidi, acidi fenoli, colina e sali minerali che rendono la polvere delle sue foglie un eccellente vasocostrittore venoso, utile contro varici, flebiuti ed emorroidi. L’amamelide ha anche proprietà tipiche della vitamina P e in particolare rinforza le pareti dei capillari. Per le sue caratteristiche, è consigliata contro le gambe pesanti e anche i disturbi circolatori della menopausa, oltre che per le infiammazioni delle mucose, in particolare gengiviti, stomatiti ed herpes delle labbra. Per l’infuso da bere ne bastano uno-due g in una tazza d’acqua bollente, per 10 minuti, filtrare e bere (due o tre volte al giorno, tra i pasti), per un decotto da usare direttamente sulle gambe, come impacco, occorrono invece 10 g di ammamelide in 250 ml di acqua. La tintura madre: 30 gocce tre volte al giorno.

da «Anna» (Rcs Periodici), 23 novembre 2004