Padova l'aristocratica

di Mariateresa Truncellito

Se ti diverte sfogliare i giornali di moda, se ti intriga la storia del costume e ti piace la pittura, c’è una mostra imperdibile: quella che, fino al 29 maggio, Padova dedica al pittore Giovanni Boldini, una vera star dei suoi tempi, paragonabile a certi fotografi di oggi. Nato a Ferrara nel 1842 e morto a Parigi nel 1931, Boldini è stato un artista tra i più popolari e amati per la sua capacità di rendere l’atmosfera scintillante, ma inquieta, della Belle Epoque, anticamera della Prima guerra mondiale. Conteso dai collezionisti di Europa e America, Boldini divenne ricco e famoso grazie alle istantanee che catturano scene di vita quotidiana, alle vedute (di Parigi e Venezia in particolare), ma soprattutto ai ritratti dei maggiori protagonisti della mondanità, della cultura e dello spettacolo: aristocratici, borghesi, scrittori, musicisti. E le loro compagne, raffigurate come eroine da romanzo: per me è stato impossibile non restare incantata davanti alla seducente e flessuosa “Signora in bianco”, in abito da sera di seta, con una spilla a forma di mezzaluna sul seno e un ventaglio di piume. O non subire il fascino della sensuale ma pudica “Marchesa Casati con piume di pavone”, che col suo sguardo un po’ inquietante e l’abito mosso sembra quasi voler sfuggire dall’osservatore curioso, e forse un po’ pettegolo...

Una mostra da non mancare anche per la città che la ospita. Io sono tornata molto volentieri a Padova: adoro “perdermi” per le sue vie, scoprire ogni volta angoli che non conosco, fotografare scorci incantati che, anche seguendo un itinerario consueto, mi appaiono improvvisi e inediti se solo alzo la testa e guardo dove non ho mai guardato. Ci sono città che sembrano fatte apposta per ammaliare una romanticona come me: Padova lo è. Dolce, indolente all’apparenza, fascinosa, ti accoglie con un’atmosfera unica. Bella da togliere il fiato, elegante, dolce Padova riesce a farmi sentire sempre a mio agio nonostante sia anche una città “dotta”: qui ha sede una delle più antiche università italiane, e tra le sue aule si è aggirato niente meno che Galileo Galilei. Forse la semplicità nel porsi deriva dal suo cuore religioso, la basilica di Sant’Antonio, che custodisce le spoglie di uno dei santi “poveri” più amati della cristianità e che accoglie ogni anno migliaia di pellegrini da tutto il mondo. Spiritualità, cultura, magia e rapimenti dei sensi che fanno dimenticare che Padova è la capitale di una delle zone più operose e ricche d’Italia. Solo per un istante: perché la città è anche I profumi e le voci dei pittoreschi mercati, e il luccichio delle vetrine di negozi lussuosi o caratteristici, un vero paradiso per le shopping-victim (me compresa, naturalmente).

Se attratta dalla mostra di Boldini sei a Padova per la prima volta, approfittane per passeggiare nel suo centro storico. Puoi arrivare al sabato, gironzolare per la città (quando I negozi sono aperti!) e vistare la mostra di domenica. Se vuoi concederti il lusso di un giorno in più, dedicalo a una gita in battello sul Brenta, alla scoperta delle magnifiche ville dove la nobiltà padovana dei secoli scorsi trascorreva l’estate. E per un giorno ti sentirai anche tu una aristocratica. Come le contesse di Boldini.

Se non ami guidare, il treno è un mezzo molto comodo per raggiungere Padova. E dalla stazione si arriva in centro a piedi, senza fatica. Se invece opti per l’auto (Autostrade A13 Padova-Bologna uscita Padova Sud; A4 Venezia – Milano uscita Padova ovest, Padova est) puoi lasciarla nel parcheggio di via Trieste, a due passi dalla Cappella degli Scrovegni, o in quello di piazzale Stazione, come ho fatto io. Il mio itinerario per visitare la città parte da qui, da Corso del Popolo. Tra l’altro, al numero 2 c’è l’albergo Corso, molto comodo se vuoi fermarti anche per la notte (tel. 049.8750822, la doppia a partire da 103 euro).

Superati i Giardini dell’Arena, eccomi al Museo civico degli Eremitani, con la Cappella degli Scrovegni: anche senza essere un’esperta di storia dell’arte, il celebre monumento affrescato nel trecento da Giotto lascia senza fiato, per i colori, la luce, l’atmosfera un po’ sospesa, che riporta indietro nel tempo. Gli affreschi raccontano episodi della vita di Gesù e della Madonna, oltre a un grandioso Giudizio Universale. È necessario prenotare la visita almeno 48 ore prima (tel. 0492010020 o al sito www.cappelladegliscrovegni.it).

Riprendendo Corso del Popolo, arrivo in Piazza Garibaldi: qui comincia la zona pedonale del Listòn, uno dei luoghi più affollati per lo shopping al sabato pomeriggio. Quel che ci vuole adesso è un piccolo break: alla mia destra, i leoni del Caffè Pedrocchi, uno dei locali storici più importanti d’Italia. Realizzato all’inizio dell’Ottocento, molto amato dagli intellettuali, qui l'8 febbraio 1948 è scoccata la scintilla dell'insurrezione studentesca contro gli austriaci. Ma che fa quel ragazzo all’angolo, in canottiera e mutande in piedi su uno sgabello, circondato da ragazzi e ragazze urlanti? No, non è una nuova insurrezione: il giovanotto in desabillè è un pacifico... neodottore. Palazzo del Bo, l’edificio principale della storica Università, è a due passi, e nel periodo di discussione delle tesi è facilissimo finire nel mezzo di una festa di laurea. Il protagonista viene spogliato e rivestito in modo ridicolo, inseguito, imbrattato di farina, uova, panna e sottoposto a ogni genere di scherzi da amici e parenti.

Dopo l’aperitivo, riprendo la passeggiata lungo via Roma, poi via Umberto I. Al termine, lo spettacolo straordinario di Prato della Valle che, con I suoi quasi 90 mila metri quadrati è la più grande piazza pubblica d’Italia. L’elegante canale che la circonda, attraversato da quattro ponti e fiancheggiato dalle statue di 78 illustri cittadini, è ciò che resta di un’antica palude malsana, prosciugata nel Settecento. Prato della Valle è dominata dalla facciata incompiuta di Santa Giustina. Al sabato la piazza ospita il mercato. La terza domenica del mese, invece, c’è il mercatino dell’antiquariato. Al numero 54 della piazza c’è il piccolo hotel Al Giardinetto: ristrutturato la scorsa estate, con solo 18 stanze, è davvero ottimo per la sua posizione (tel. 049-656766, la doppia a partire da 70 euro). Se invece cerchi un indirizzo per il pranzo (o per organizzare la cena), in centro c’è l’elegante Antico Brolo: la sua testina di vitello all’aceto cotto e cipolla è Piatto del buon ricordo (corso Milano 22, tel. 049664555, menù alla carta a partire da 65 euro). Se preferisci un’atmosfera più informale, puoi optare per un locale tipico come l’Osteria l’Anfora (via dei Soncin 13, tel. 049656629, 20-30 euro bevande escluse.

Da Prato della Valle per via Belludi si raggiunge piazza del Santo, tra le bancarelle che vendono candele, immagini sacre e souvenir, alcuni davvero bizzarri. La Basilica di Sant'Antonio conserva moltissimi capolavori, come i bronzi dell'altare maggiore e la Deposizione in pietra di Donatello, e i reliquiari. Tra via del Santo e via San Francesco si trovano molti negozietti caratteristici: di abbigliamento, oggettistica e dolci tipici, come il Dolce del Santo. Sempre in via San Francesco c’è Palazzo Zabarella, dove tornerò domani, per visitare con calma la mostra dedicata a Boldini (è aperta dalle 9.30-19.30, chiusa il lunedì non festivo. Il biglietto costa 10 euro. Info: www.palazzozabarella.it; tel. 0498753100).

Ora mi dirigo invece verso altre due piazze celeberrime: piazza delle Erbe e piazza della Frutta. In mezzo, il Palazzo della Ragione che da ottocento anni ospita il mercato coperto della città. In piazza della Frutta trovano posto soprattutto banchi di abbigliamento, anche etnico. Il vero mercato dei “frutaroi” si svolge ogni mattina (al sabato tutto il giorno) in piazza delle Erbe, in un trionfo di profumi e colori.

Mi fermo in un baretto, sotto I portici, per compiere il rito dello “spritz” l'aperitivo del nord-est: in origine vino bianco e acqua (o selz), ora dipende dalla creatività del barista. I più bevuti sono lo spritz all'Aperol e lo spritz al Campari. Il giro del mercato si conclude in piazza dei Signori, dominata dalla stupenda Torre dell'Orologio della metà del 1300. Dò un’occhiata a piazza del Duomo, col Battistero che conserva uno dei più completi cicli di affreschi medievali esistenti in Italia, e concludo la passeggiata nel suggestivo Ghetto ebraico. Qui ci sono molte enoteche, wine bar alla moda, osterie e localini tipici. Come l’enoteca La Corte dei Leoni (via Pietro d’Abano 1, tel. 0498750083), dove puoi degustare i vini dei colli o assaggiare i dolcetti secchi, gli “zaleti” con un vino dolce. Purtroppo molti sono chiusi alla domenica: mettilo in conto, nell’organizzare la tua visita di Padova.


In battello sul Brenta

Il fiume Brenta, tra Padova e la laguna veneta, è stato canalizzato nel Cinquecento. Sulle sue rive sorgono ville magnifiche e tre sono aperte al pubblico: Villa Foscari (La Malcontenta, costruita dal Palladio nel 1560), Villa Widmann-Foscari a Mira (del 1719, con interni rococò) e Villa Piasani a Stra (settecentesca, con uno stravagante soffitto affrescato da Tiepolo). Possono essere visitate con una gita guidata in battello, di otto ore e mezzo, lungo il fiume, da Padova a Venezia (o viceversa). Per info e prenotazioni: Antoniana I battelli del Brenta, tel. 049 8760233, http://antoniana.it/battellidelbrenta; Delta Tour Navigazione Turistica, tel. 049 8700232, www.deltatour.it; Il Burchiello, tel. 049 8206910, www.ilburchiello.it; Navigare con noi, tel. 049 8809219, www.navigareconnoi.it; Consorzio Battellieri di Padova e della Riviera del Brenta, tel. 049 8209825,info@padovananavigazione.it.

da «Confidenze» (Mondadori), 6 aprile 2005