Fecondazione assistita: la tua guida al referendum

di Mariateresa Truncellito

Il referendum sulla legge 40, che regolamenta la fecondazione assistita, è alle porte. Nelle ultime settimane il dibattito tra le ragioni del sì, del no e dell’astensione si è fatto molto serrato. Forse troppo: quando si parla tutti insieme, e tutti a voce troppo alta, chi ascolta rischia di non capirci nulla. Non solo: il referendum solleva questioni molto delicate, che non riguardano solo le coppie che non possono avere un bambino senza ricorrere alla medicina. Fino a dove può spingersi la scienza per migliorare la nostra salute? Su temi come la nascita e la morte l’individuo deve essere completamente di decidere in base alla sua coscienza o è bene che lo Stato stabilisca dei limiti? E, ancora, quando comincia la vita? Domande difficilissime, alle quali non è possibile dare un’unica risposta. Forse hai già le idee chiare su cosa fare domenica 12 e lunedì 13 giugno 2005, quando gli elettori avranno la possibilità di abrogare alcune parti della legge 40. Ma se ti resta qualche dubbio, eccoti una guida al referendum: ti spieghiamo cosa prevedono i quattro quesiti che troverai sulle schede (il testo è molto complesso), quali sono le ragioni di chi sostiene la validità della legge e di chi invece è favorevole alla sua modifica e anche il punto di vista di alcuni personaggi che hanno deciso di rendere noto il loro voto.

Cosa prevede la Legge 40

La Legge 40 sulla procreazione assistita è approvata dalla Camera il 10 febbraio 2004. I sì sono stati 277, i no 222. Tre deputati si sono astenuti. Hanno votato a favore Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, Udeur e Lega. Si sono opposti i Ds, il Prc, i Verdi, il Pdci, lo Sdi, il Nuovo Psi e il Pri. La Margherita aveva lasciato libertà di coscienza ai suoi deputati.

Oltre ai punti oggetto del referendum, la Legge 40 vieta la clonazione umana e ammette il ricorso alla fecondazione assistita solo per le coppie di maggiorenni di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertili: no quindi a donne single o anziane, ai gay e alla fecondazione con seme congelato di persone decedute. È prevista l’obiezione di coscienza per medici e infermieri che non intendono lavorare con queste tecniche di procreazione. Dopo l’entrata in vigore della legge, le nascite con fecondazione assistita sono diminuite del 15 per cento.

Il referendum: schieramenti trasversali

La campagna per l’abrogazione, cioè la cancellazione della legge perché ritenuta insoddisfacente, è iniziata subito: del Comitato promotore hanno fatto parte Radicali, Ds, Sdi Verdi, Pdci, Rifondazione, laici della Margherita, Nuovo Psi. Sono stati richiesti cinque referendum, con l’opposizione di sette comitati antireferendum. Il 13 gennaio 2005 la Corte Costituzionale ha ammesso quattro dei cinque quesiti, respingendo la richiesta di abrogazione completa della legge. Da allora, i partiti si sono spaccati in modo trasversale: alcuni esponenti di destra, l’ala del Parlamento che ha votato la legge 40, si sono dichiarati per il sì all’abrogazione. Tra loro, il ministro alle Pari opportunità Stefania Prestigiacomo (Fi) e il ministro degli Esteri Gianfranco Fini (An, che però voterà no alla fecondazione eterologa). Lo stesso accade oggi, sulle indicazioni di voto: per esempio, Forza Italia ha deciso di lasciare libertà di coscienza agli elettori, la Lega e An sostengono l’astensione. Quest’ultima posizione, espressa dal Comitato Scienza e Vita, è stata fatta propria anche dalla Chiesa cattolica, attraverso il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei. Ma non mancano le posizioni indipendenti e i richiami alla libertà della coscienza del singolo credente.

Le possibilità di voto

In Italia l’istituto del referendum dà all’elettore quattro possibilità.

  1. Votare sì, cioè abrogare la legge o, come in questo caso, solo alcune parti di essa. Se vincono i sì, perciò non si crea un vuoto legislativo: così restano immutati il divieto alla clonazione, alle mamme-nonne, all’utero in affitto. Non è immaginabile un ritorno al “far-west”, ossia una situazione senza norme e senza controlli: oltre alla Legge 40, esiste il codice deontologico dei medici che regola le pratiche della fecondazione assistita. È comunque probabile che il Parlamento torni a ridiscutere i contenuti della legge.
  2. Votare no e mantenere in vigore la legge così com’è.
  3. Andare a votare, ma lasciare in bianco la scheda.
  4. Non andare a votare. La Costituzione stabilisce che il referendum sia valido solo se vanno a votare il 50 per cento più uno degli elettori: questo è il quorum, che serve per far sì che una legge approvata dal Parlamento venga abrogata solo se lo vuole la maggioranza degli elettori. Perciò anche se chi vota scheda bianca e chi non va a votare non esprime nessuna posizione, l’effetto è diverso: chi va comunque alle urne contribuisce al raggiungimento del quorum e alla validità del referendum.

Il primo quesito: la ricerca scientifica (scheda celeste)

Si chiede l’eliminazione degli articoli che impediscono l’utilizzo, la conservazione e la creazione di embrioni ai fini della ricerca scientifica.

Le ragioni del sì: tra gli studi scientifici che coinvolgono l’embrione ci sono quelli sulle cellule staminali. Si tratta di cellule capaci di generare ognuna dei 254 tipi di cellule dell’organismo umano (clonazione terapeutica), perciò utili per riparare i danni a cuore, cervello, fegato e potrebbero consentire nuove scoperte per la cura di gravi patologie, come il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi, il diabete, i tumori. Oggi la ricerca è permessa sulle cellule staminali adulte, ma per i promotori del referendum impedirla sugli embrioni significa rallentare le possibilità di cura per chi è malato. In base alla legge attuale, non è possibile nemmeno usare a questo fine i circa 30 mila embrioni congelati che già esistono nei centri italiani per la fecondazione assistita.

Le ragioni del no: negli ultimi 30 anni la ricerca sulle cellule staminali adulte ha dato ottimi risultati e, per ora, sono le sole che hanno dimostrato un indiscusso effetto curativo. Si è scoperto che le cellule embrionali sono recuperabili anche dal liquido amniotico, oltre che da feti abortiti in modo spontaneo. Perciò, secondo chi è contrario al referendum, non c’è bisogno di creare appositamente nuovi embrioni da sacrificare per una ricerca che non ha esiti certi. La “clonazione terapeutica” va contro la dignità dell’essere umano, visto che l’embrione è considerato come una materia prima a disposizione dei ricercatori. Ancora, l’abrogazione della norma favorirebbe la confusione e gli interessi economici del business dell’ingegneria genetica.

Il secondo questito: libero accesso alla fecondazione assistita (scheda arancione)

Oggi la legge permette l’utilizzo delle tecniche di fecondazione assistita solo alle coppie con problemi di sterilità accertata e quando altre strade non abbiano avuto successo. Il referendum vuole abolire questo limite, consentendone l’uso anche per problemi diversi.
Si chiede anche l’abrogazione dei divieti che cercano di evitare l’accumulo e la dispersione degli embrioni: la legge attuale permette di crearne al massimo tre alla volta e obbliga a impiantarli tutti, contemporaneamente, nell’utero della donna che a sua volta non ha possibilità di ripensamento.

Ancora, la legge permette di congelare temporaneamente gli embrioni finché sia possibile il trasferimento in utero solo in caso di “documentata causa di forza maggiore” relativa allo stato di salute della donna.

Le ragioni del sì: consentire libero accesso alla fecondazione anche senza problemi di sterilità interessa in particolare le coppie portatrici di malattie genetiche, come la talassemia, che con essa possono avere figli sani. Limitare a tre il numero degli embrioni che possono essere creati in vitro riduce le possibilità di successo della fecondazione stessa. Inoltre, la libertà di produrre più embrioni e di congelarli, in caso di insuccesso, permetterebbe di fare ulteriori impianti senza sottoporre la donna a una nuova pesante stimolazione ormonale e a un nuovo prelievo. Con l’abrogazione, la coppia ha la possibilità di revocare in qualsiasi momento il consenso all’impianto. L’obbligo di impiantarli tutti, senza una preventiva diagnosi, esclude la possibilità di individuare una malformazione o malattia ereditaria: la donna, successivamente, può ricorrere all’aborto terapeutico, ma per i sostenitori del referendum questa è una possibilità crudele e contraddittoria con lo spirito di una legge che vorrebbe tutelare la vita. Viceversa, può esserci il rischio opposto: l’impianto contemporaneo di tre embrioni può portare a gravidanze multiple rischiose per la salute della donna e per possibilità di sopravvivenza e di sviluppo corretto dei feti.

Le ragioni del no: per chi sostiene la validità della legge 40, cancellare il requisito della sterilità e l’obbligo dell’impianto significa innanzittutto soddisfare le egoistiche motivazioni degli adulti senza tenere conto dei diritti del nascituro. Le coppie potranno infatti chiedere un numero illimitato di embrioni, potranno cambiare idea e non utilizzarli, abbandonandoli nei laboratori. Inoltre, abrogando il principio in base al quale queste tecniche possono essere tentate solo quando altre strade non hanno avuto successo, la fecondazione assistita diventa una scorciatoia che scoraggia la ricerca sulle cause della sterilità e favorisce i centri che propongono le pratiche più costose. Secondo i sostenitori del no, la diagnosi preimpianto (sull’embrione) è meno precisa rispetto alla dignosi prenatale sui villi coriali (sul feto già formato). E in ogni caso, consentire la fecondazione assistita anche alle coppie portatrici di malattie genetiche apre la strada alla “eugenetica”, cioè alla selezione dei figli e quindi degli esseri umani in base alle loro caratteristiche, eliminando quelli “imperfetti”.

Il terzo quesito: i diritti dell’embrione (scheda grigia)

Si chiede di abrograre quelle parti degli articoli che mettono sullo stesso piano i diritti dell’embrione e quelli del padre e della madre. La legge 40, all’articolo 1, stabilisce tra le sue finalità «il riconoscimento dei diritti di tutti i soggetti coinvolti», dando al concepito dignità di essere umano. Perciò si vieta che l’embrione venga congelato o fatto oggetto di sperimentazione e si obbliga all’impianto dei tre embrioni prodotti.

Le ragioni del sì: non c’è accordo, nemmeno tra gli scienziati, su quando cominci la vita “umana”. E, in particolare, su quando l’embrione possa essere considerato una persona, quindi meritevole dei diritti giuridici di chi è già nato. Non solo: secondo i promotori del referendum, il riconoscimento di diritti al concepito porterebbe a rimettere in discussione il diritto della donna ad abortire stabilito dalla legge 194 del 1978.

Le ragioni del no: il legislatore ha accolto la tesi del Cominatato nazionale di bioetica che nel 1996 ha definito “persona umana” ogni individuo in tutte le fasi della sua esistenza, che deve essere rispettata e tutelata. L’embrione viene quindi considerato vita fin dalla fusione dei due gameti maschile e femminile, visto che ha in sé le informazioni genetiche che la persona porterà con sé per tutta la sua esistenza.

Il quarto questito: la fecondazione eterologa (scheda rosa)

Si chiede di cancellare il divieto di ricorrere a spermatozoi o ovuli di donatori estranei, pratica seguita in caso di sterilità totale di uno dei componenti della coppia. L’attuale legge consente di utilizzare nelle pratiche di fecondazione artificiale solo tecniche di tipo omologo, cioè con gameti (ovociti e spermatozoi) prelevati ai due partner che vogliono avere il figlio. Il divieto quindi si estende anche alle coppie gay, alle donne single e alle madri anziane e si accompagna a sanzioni (multa, sospensione dall’esercizio della professione) nei confronti di medici, infermieri e altri sanitari che utilizzino tecniche di tipo eterologo.

Le ragioni del sì: la norma impedisce la fecondazione assistita anche alle coppie in cui uno dei componenti è totalmente sterile e a quelle fertili con un partner portatore di una malattia genetica trasmissibile ai figli. Limiti che stanno già portando all’estero molti aspiranti genitori. Soprattutto in Spagna e in Turchia, dove è possibile sia l’esame preimpianto dell’embrione, sia l’utilizzo di un gamete di un donatore esterno alla coppia per la fecondazione in vitro. Per i sostenitori del referendum, la norma crea ingiuste discriminazioni tra coloro che possono permettersi costose trasferte in ospedali stranieri e coloro che non possono.

Le ragioni del no: lo Stato deve tutelare il diritto dei bambini ad avere una famiglia con due genitori noti. E si vuole evitare il futuro incrocio fra fratelli, dovuto all’esistenza di un genitore-donatore comune. Se vincessero i sì, bisognerebbe decidere se il nome del donatore deve restare anonimo o poter essere conosciuto dal figlio (per necessità di salute, per esempio): è la soluzione adottata in Gran Bretagna e in Svezia.

Io voto Sì

Sabrina Ferilli, testimonial della campagna referendaria, dice: «Mi sento chiamata in causa in particolare come donna. È intollerabile che questa maggioranza politica abbia deciso come, quando e se si possa fare un figlio. È paradossale obbligare le donne a mettersi nella pancia un embrione con gravi alterazioni e dare loro il permesso di abortire: una cosa barbara».

«Ho forti dubbi sulla fecondazione eterologa», dice invece Iva Zanicchi. “Ma gli altri tre si’ sono certi: sono cattolica, riconosco l’autorità della Chiesa e credo che la vita inizi dal concepimento. Ma credo anche che si debba favorire la ricerca e aiutare chi non può avere figli. Uno Stato non è cristiano, né musulmano né niente altro».

Per l’oncologo Umberto Veronesi, «La morte oggi coincide con quella del cervello, quando anche la Chiesa consente l’espianto di organi. L’embrione inizia ad averlo a due settimane dall’attecchimento in utero. Prima è solo un ammasso di cellule non pensante, un progetto di essere vivente. La legge 40 offende il progresso scientifico».

Stesso parere per il premio Nobel Renato Dulbecco: «La ricerca sulle cellule embrionali è l'unica che può farci sconfiggere malattie oggi incurabili in tempi brevi. È vero: nessuno è ancora guarito grazie a questi studi. Ma solo perché sono iniziati da pochi anni. La legge impedisce agli scienziati anche di utilizzare gli embrioni che già si trovano nei congelatori dei centri per la fecondazione assistita. Sono migliaia e destinati a morire. Mentre basterebbero a far lavorare decine di laboratori per moltissimo tempo».

Claudia Gerini trova che «Il divieto alla diagnosi preimpianto sull’embrione sia irragionevole. Ci vuole un freno al Far West della provetta, però qui ci sono troppi limiti e io, se dovessi scegliere questa strada non ne vorrei».

«Metterò quattro croci sul sì perché non sono credente e perché penso che un figlio esiste nel momento in cui lo desideri», dice invece Amanda Sandrelli. «Personalmente avrei scelto la strada dell’adozione, credo poco ai legami di sangue e molto più a quelli di cuore. E capisco i cattolici, i loro dubbi: penso che a volte bisognerebbe riflettere prima di volere un figlio a tutti i costi, noi donne vogliamo diventare madri sempre più tardi. E tuttavia ritengo sia sbagliato negare le possibilità che la medicina offre, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e la battaglia contro gravi malattie».

Io voto No o mi astengo

«Gli uomini non possono uccidere un altro uomo, anche se è piccolo e indifeso. L’embrione non è un grumo di cellule inermi. È un essere umano che non si può usare come mezzo di servizio», sono le parole di Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio.

Per il senatore a vita Giulio Andreotti, «Anche alcuni vescovi si sono espressi per il no, e mi pare che il no al referendum difenda il principio affermato dalle ultime ricerche scientifiche per cui la vita inizia con il concepimento e, quindi, l'embrione è un soggetto giuridico con i suoi diritti».

«Non sono una bacchettona, sono credente non praticante ma andrò a votare e voterò quattro no», afferma Barbara De Rossi. «Difendo la legge perché manipolare gli embrioni, che sono esseri viventi, è mostruoso. La ricerca? Se significa sperimentare sugli embrioni dico ancora una volta no. Io sono stata 9 mesi a letto per far nascere mia figlia, se non avessi potuto avere bambini li avrei adottati».

Dice no anche Angelo Vescovi, condirettore dell'Istituto di ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano: «Non è vero che le cellule degli embrioni siano l'unico strumento per combattere malattie come il morbo di Alzheimer e il Parkinson. Non è vero che solo facendo ricerca sugli ovuli congelati si possa regalare a milioni di persone la speranza di guarire. Non c’è prova. Al contrario, ci sono scienziati che portano avanti ricerche su altri tipi di cellule, prelevate da persone adulte».

Si è espresso contro il referendum Beppe Grillo: «La vita che un tempo apparteneva alla religione, alla patria, alla rivoluzione, ora appartiene al mercato. Abbiamo manipolato la vita, l’abbiamo clonata, riprodotta in provetta, comprata e venduta. Io non sono pregiudizialmente contrario, penso sarebbe giusto aiutare chi ne ha bisogno. Non ho le idee chiare. Ma non sarà certo la scienza a chiarirmele: vita e morte, non sono concetti scientifici. Se penso a un embrione lo penso vivo; ma è vivo un embrione congelato a 300 gradi sottozero? Queste cose non si stabiliscono con una croce su una scheda, tantomeno seguendo le indicazioni di una sigla politica».

Per Eleonora Porcu, ginecologa e ricercatrice del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, «Gli embrioni sono vita nascente. Parlo come ricercatrice: mi sembra evidente che dal momento del concepimento la vita è un continuum, che non c’è un salto prima del quale si possa dire: fino a ora no, e da adesso c’è vita. Mi fa sorridere sentire gridare che la legge 40 è crudele verso le donne. Il vero sopruso viene prima, è la costrizione della maternità in ritmi e tempi diversi da quelli naturali facendone quindi una scelta di secondo piano».

Rosy Bindi, parlamentare della Margherita, e Oscar Luigi Scalfaro, ex presidente della Repubblica, non si asterranno ma voteranno "no" a tutti i quesiti. «Chiedo ai miei vescovi - ha dichiarato Rosy Bindi - di indicarmi i valori ma di lasciarmi la responsabilità delle scelte dei comportamenti. Io che ho votato secondo i miei princìpi voglio un confronto serio con i princìpi del paese». Secondo la parlamentare «l'astensione è una tattica che serve sicuramente per confermare la legge, ma non consente di fotografare la situazione del paese. Una comunità ecclesiale si deve preoccupare di capire a che punto è il paese di fronte ad alcuni valori. La Chiesa dovrebbe essere preoccupata di quanto alcuni princìpi siano radicati in Italia».

Io mi astengo

«La Chiesa ha il diritto-dovere di intervenire su scelte etiche e legislative che toccano la vita dell’uomo» sottolinea l’arcivescono di Milano Dionigi Tettamanzi. «E il non voto è il mezzo più efficace per non peggiorare una legge che è già al limite della soglia di tollerabilità”.

Per il genetista Bruno Dallapiccola, professore all'università La Sapienza di Roma, la difficoltà è spiegare alla gente il significato scientifico del referendum per farlo fallire: «Solo gli esperti comprendono quali sarebbero le devastanti conseguenze della vittoria del sì. La medicina ha guarito migliaia di malati di leucemia e cancro usando le cellule staminali adulte, quelle fetali e i farmaci per la ricostruzione degli organi danneggiati. Ma questo ramo della ricerca sarà abbandonato se si studieranno solo le cellule degli embrioni, come vogliono i sostenitori del referendum».

Dice Irene Pivetti: «Se non avessi avuto figli miei non sarei ricorsa alla provetta. All’adozione piuttosto. Non andrò a votare, questa legge non è perfetta ma non perché restrittiva, perché troppo poco restrittiva. Sono contraria a tutte le forme di fecondazione artificiale».

«Non andrò a votare», conferma Elisabetta Gardini. «Una scelta di coscienza e non di partito».

Enrico La Loggia, ministro per gli Affari regionali, ritiene «Il non voto un diritto. È meglio una legge non perfetta che nessuna legge. Quando ci saranno le condizioni per una nuova normativa, il Parlamento sarà in grado di operare le scelte più opportune».

«Per medici e biologi la vita comincia dal momento del concepimento, quando si forma la prima cellula del nuovo essere» dice il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito della diocesi di Ravenna. «L’embrione ha una tale potenza che per fermarne lo sviluppo bisogna congelarlo a 193 gradi sottozero. E la vita prorompe di nuovo se, dopo anni, lo tiriamo fuori dal frigo. Dunque non è un semplice grumo di cellule. Ecco perché deve aveve i diritti di un bambino già nato. Il diritto di avere un figlio non può esterndersi fino a negare i diritti dell’embrione. Perché non pensare invece all’adozione di un bambino orfano?»


da «Confidenze» (Mondadori), 15 giugno 2005