La verità sullo smog

di Mariateresa Truncellito

Chiuse per smog. Le città italiane si arrendono: all’evidenza delle centraline di rilevamento e alle salate multe dell’Unione Europea. La legge stabilisce che in un metro cubo di aria non ci siano più di 50 microgrammi di polveri sottili, la micidiale miscela di particelle solide e liquide (metalli, solfati, fibre d’amianto, polveri di cemento e carbone…) chiamate Pm10 perché hanno un diametro inferiore a 10 micron. Ma a Milano ce ne sono fino a oltre 190, a Sondrio 152. La normativa europea consente di superare il limiti solo per 35 giorni all’anno. Il 2005 è appena cominciato, ma il bonus è già esaurito: Padova, Verona, Venezia, Torino, Pavia sono città fuorilegge. Ma da Bolzano a Napoli, il traffico sta creando grattacapi a tutti. Mani in alto, dunque. E occhi al cielo: sindaci e amministratori sono tutti impegnati in una virtuale danza della pioggia, l’unica in grado di metterli, paradossalmente, al riparo dalle polemiche.

In attesa di eventi climatici miracolosi, va al potere la fantasia: targhe alterne, divieto di circolazione per i veicoli più vecchi, chiusura dei centri storici, pedonalizzazioni a scacchiera durante la settimana, ticket di ingresso alle città, riduzione delle ore di funzionamento degli impianti di riscaldamento, domeniche ecologiche, nebulizzazione di prodotti capaci di incollare sull’asfalto le polveri sottili… Provvedimenti già adottati, sperimentati o solo ipotizzati. Tutti all’insegna del “si salvi chi può”: spesso decisi all’ultimo momento, con grave disagio per i cittadini, pendolari in testa, che non sempre possono contare su un trasporto pubblico davvero efficiente e alternativo all’auto.

Le polveri salgono e le polemiche anche. Perché lo smog è un problema cronico. Eppure continua a essere fronteggiato con provvedimenti-tampone che sanno di improvvisazione e di scarsa lungimiranza. Con quale utilità? I blocchi del traffico migliorano la qualità dell’aria che respiriamo? Per capirlo, Anna ne ha parlato con Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr di Roma, e con Antonio Ballarin Denti, docente di Fisica dell’ambiente all’Università cattolica di Brescia.

La situazione attuale mostrata dagli studi sullo smog è molto preoccupante.

Vero. Secondo il Trattato di Kyoto, se non si interviene tra il 1990 e il 2010 le emissioni di CO2 derivanti dal trasporto su strada aumenteranno del 40 per cento. La regione italiana più all’avanguardia nelle ricerche sulla situazione dell’aria è la Lombardia. Secondo il progetto “PUMI” Particolato Urbano Milanese, a Milano il Pm 10 supera del 67 per cento i limiti indicati dall’Unione europea per il 2005 e presenta concentrazioni che possono essere pericolose per la salute: più della metà delle polveri sottili è costituita dal Pm 2,5,, le più insidiose perché penetrano a fondo nelle vie respiratorie. Per la normativa europea i valori medi annuali del Pm10 entro il 2010 devono scendere a 20 mcg al metro cubo.

L’inquinamento è un problema recente.

Falso. Oggi i sistemi di misurazione degli inquinanti ci permettono di renderci conto di ciò che respiriamo. Solo 30 anni fa la scienza non aveva avuto dati chiari sul reale impatto sulla salute di certe sostanze: i primi, emersi da lunghi studi epidemiologici, sono stati disponibili all’inizio degli anni Novanta. L’attenzione si è poi concentrata in modo selettivo sui vari inquinanti, perché hanno un differente impatto sulla salute: ozono, benzene, Pm10 e così via. Per questo la normativa sull’inquinamento è in continua evoluzione.

Lo smog è un problema che affligge solo le grandi aree metropolitane.

Falso. Gli inquinanti (Pm10, biossido d’azoto, monossido di carbonio, benzene, ozono…) hanno impatto differente sulla salute dell’uomo e sull’ambiente. Le polveri sottili sono molto pericolose per l’uomo, ma non creano danni alle piante; l’ozono, invece, è dannoso soprattutto per l’ecosistema. Nei Paesi nordici, negli Usa e in Canada, c’è grande attenzione anche per l’ambiente naturale e per le coltivazioni, a differenza di quanto accade in Italia: una mancanza che ci viene criticata anche dalle istituzioni europee.

L’inquinamento è un problema stagionale perché dipende anche dal clima.

Vero. La concentrazione degli inquinanti è legata più alle condizioni meteorologiche che al traffico: se c’è vento o pioggia le polveri sottili si disperdono. E viceversa: se il tempo resta stabile, anche durante i blocchi della circolazione lo smog non cala. La causa? L’inversione termica: il “motore” che rimescola l’aria è il riscaldamento degli strati più bassi dell’atmosfera. Se la temperatura è più alta in quota, gli inquinanti vengono schiacciati al suolo, sotto una cappa che li fa ristagnare. Un fenomeno che si verifica nel milanese soprattutto da metà dicembre a febbraio, quando c’è una forte stabilità atmosferica: giornate di sole, senza vento, causate dall’alta pressione.

In Italia c’è una densità di automobili che è tra le più alte del mondo.

Vero. Secondo dati dell’Aci, nel nostro Paese circolano oltre 37 milioni di veicoli, tra auto, bus, autocarri, motrici e moto, per 56 milioni di abitanti. C’è un’automobile ogni 1,9 abitanti, la percentuale più alta in Europa, pari solo a quella del Lussemburgo.

I blocchi generalizzati del traffico non servono.

Dipende. Traffico e smog sono due aspetti differenti del degrado ambientale causato dagli autoveicoli. Sullo smog gli effetti sono deludenti. Ma il traffico che paralizza le città ha un costo elevato in termini di ore perse al volante, di inquinamento acustico e di stress. Senza contare che, nell’Unione Europea, gli incidenti sulla strada causano 70 mila morti all’anno. Le misure che limitano la circolazione nei centri storici, gli incentivi al car-sharing (cioè l’utilizzo collettivo delle automobili), le corsie di sorpasso riservate alle auto con almeno tre persone a bordo (come già esistono negli Stati Uniti), le piste ciclabili per promuovere l’uso delle biciclette, le domeniche ecologiche, se sono accompagnate da un serio impegno per potenziare il sistema dei trasporti pubblici, possono essere uno strumento valido per migliorare la qualità della nostra vita.

Ha senso prendersela con i veicoli non catalizzati.

Vero. In Italia ci sono 9 milioni di auto non catalizzate. Secondo Ambiente Milano, quanto a emissioni di benzene e idrocarburi incombusti, i veicoli a 2 tempi non catalizzati (i vecchi motorini) inquinano come 100 veicoli a 4 tempi catalizzati. Allo stesso modo, in media un’auto non catalizzata inquina in media venti volte di più di una catalizzata di pari cilindrata.

Ha fatto bene il Comune di Roma a prevedere la libera circolazione anche per le auto Euro 4, oltre che per i Gpl e le auto elettriche.

Vero. Nel limitare la libertà di circolazione dei cittadini nel nome della lotta allo smog è fondamentale valutare costi e benefici. Se le chiusure generalizzate del traffico hanno un costo troppo alto rispetto alla effettiva riduzione dello smog, lo stesso non si può dire dei blocchi mirati, che impediscono la circolazione ai veicoli che inquinano da 10 a 100 volte più degli altri. Ma vale anche il contrario, cioè favorire la circolazione delle auto “virtuose”, per incentivare i produttori: a partire dal gennaio 2006 verranno immatricolati solo veicoli saranno Euro 4, ma già oggi alcune case automobilistiche tedesche producono queste auto che emettono un decimo degli inquinanti di un’auto catalizzata del 1993.

I Suv, i costosi “gipponi” di grossa cilindrata, inquinano più delle altre auto.

Vero. Le prestazioni di queste auto sono garantite da motori molto potenti, che consumano molto e inquinano altrettanto. Senza contare la loro pericolosità e l’ingombro nel congestionato traffico cittadino. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territori, Altero Matteoli, ha presentato un piano contro lo smog che prevede un superbollo per i mezzi maggiormente inquinanti. Gli introiti dovrebbero servire per erogare incentivi per la rottamazione delle vecchie auto,

Il 78 per cento dell’inquinamento prodotto dal traffico è causato da veicoli diesel.

Vero. Il dato è della Fondazione Ambientemilano: nel capoluogo lombardo circolano almeno 68 mila diesel non catalizzati, anteriori al 1993, per lo più furgoni. In generale, considerando le polveri sottili e l’ossido di azoto, i diesel inquinano da dieci a cento volte di più delle corrispondenti auto a benzina, con lo stesso anno di immatricolazione. Tuttavia esistono già auto diesel dotate di speciali catalizzatori con filtri antiparticolato con emissioni inquinanti simili a quelle di una macchina a benzina Euro 4.

Il trasporto delle merci su strada è un importante fattore di inquinamento in Italia.

Vero. Rispetto agli altri Paesi europei la tonnellata di merci che viaggia attraverso le ferrovie è di molto inferiore. Perciò in Italia il traffico commerciale e di lungo percorso, su tangenziali e autostrade, contribuisce per più della metà all’inquinamento totale. Anche perche’ i veicoli piu vecchi sono soprattutto quelli per il trasporto delle merci

Le auto a idrogeno risolveranno il problema dell’inquinamento una volta per tutte.

Falso. Lo smog non è dovuto solo alle emissioni del tubo di scappamento. Anzi: i gas di scarico sono circa il 50 per cento di tutte le polveri sottili prodotte da un’automobile. Le altre provengono dall’usura delle pastiglie dei freni e dei pneumatici. Infine, va considerata anche la turbolenza generata dai veicoli che, muovendosi, sollevano dall’asfalto le polveri di natura industriale, civile e automobilistica che si sono depositate a terra e lì starebbero se non ci fosse il traffico stesso. Da questo punto di vista, quindi, anche le automobili a idrogeno potranno risolvere solo metà del problema dell’inquinamento.

Il riscaldamento domestico causa inquinamento più del traffico.

Falso. È al secondo posto. Il riscaldamento, domestico o industriale, influisce molto nelle città del nord e secondo Legambiente riversa nell’aria ogni anno 380mila tonnellate di sostanze inquinanti, come ossidi di azoto e monossido di carbonio. Tuttavia, secondo i dati del 2001 della Fondazione Ambientemilano, il traffico è la causa di circa il 75 per cento dell’inquinamento da polveri sottili, mentre il riscaldamento lo è per il 16 per cento. Se il 30 per cento degli impianti a gasolio venisse convertito a metano si potrebbero abbattere le emissioni del 10 per cento.

Ridurre l’inquinamento dell’aria ci allunga la vita

Vero. Secondo una ricerca dell’Istituto dei tumori di Milano una riduzione dello smog del 50 per cento potrebbe evitare 1200 morti all’anno e, in media, ci allungherebbe la vita di un anno e mezzo. Sono in aumento le malattie respiratorie, come la broncopneumopatia cronico-ostruttiva e l’asma. Uno studio del dipartimento di Medicina del lavoro dell’Ospedale di Sesto San Giovanni ha invece calcolato che passeggiare a piedi per Milano respirandone l’aria inquinata equivale al fumo di 15 sigarette, a Napoli 11, a Genova 8, a Roma 6, a Bologna 4.

da «Anna» (Rizzoli), 8 marzo 2005