Suor Germana: la mia ricetta di vita

di Mariateresa Truncellito

La felicità? Un profumo di buono che ti accoglie sulla porta di casa. Buono come quello di una zuppa calda, di un sugo al basilico, di uno spiedino che arrostisce sulla griglia... Parola di suor Germana: «Il cuore è vicino allo stomaco. Perciò, il vostro amore ditelo con un piatto». Non occorre essere grandi chef: «Basta che gli ingredienti siano freschi e genuini: ciò che conta è la cura e il sentimento con i quali vengono preparati». Lo dice una che se ne intende davvero: l’amore è il segreto che ha reso i libri di cucina di suor Germana dei fortunatissimi best-seller. In testa a tutti il classico Quando cucinano gli angeli, che ha venduto oltre 2 milioni di copie e oggi è ancora in libreria con una nuova edizione riveduta e ampliata. Un amore e un’attenzione per gli altri che si traduce in una formula semplice: cucinare bene, in maniera sana e saporita, come si usava una volta. Ma anche in poco tempo, con ingredienti che si trovano ovunque e con una spesa contenuta, come è necessario oggi.

Suor Germana, che all’anagrafe si chiama Martina Consolaro, da quarant’anni insegna ai giovani i segreti dei fornelli e dell’armonia in famiglia: con l’aiuto di esperti, ginecologi, legali, psicologi, teologi, sessuologi, pediatri, nel centro «Famiglia si può», a Torino. Vicentina di origine, quinta di nove fratelli, dice di aver preso dalla mamma la “vocazione” per la cucina. Quella religiosa, però, è venuta prima: a soli 12 anni, tanto che, per convincere il papà boscaiolo, fece addirittura un lungo sciopero della fame. Davvero curioso, per una suora che sarebbe diventata famosissima come missionaria della golosità.

Suor Germana, oggi il tempo per stare a tavola e in cucina è davvero poco: spesso mangiamo fuori casa, magari in piedi in un bar. Si moltiplicano le rosticcerie, le pizzerie d’asporto, i take away etnici. E al supermercato vanno fortissimo i surgelati. E allora, come spiega il successo dei suoi libri?
«Perché la gente non è affatto contenta di mangiare così. E ha molta nostalgia di piatti semplici ma buoni, di sapori autentici. Noi siamo quello che mangiamo: se ingoiamo porcherie, siamo depressi e infelici. Mangiar bene mette allegria, oltre a renderci sani. Per lo stesso motivo, consiglio sempre di usare il più possibile i prodotti di stagione e regionali: il cibo dovrebbe parlare la nostra stessa lingua, anzi il nostro dialetto».

In effetti, cucinare è diventata un’attività così insolita da fare addirittura spettacolo: in tv ci sono moltissimi programmi dove vediamo persone ai fornelli.
«È vero. Ma cucinare non è uno spettacolo: è un grande gesto d’amore. E, siccome l’amore è creativo, può renderci capaci di preparare un piatto buonissimo in pochi minuti. Davanti a un ragù, a una bella cotoletta o a una teglia di verdure ripiene anche i più taciturni si sciolgono!»

Suor Germana, lei è molto incoraggiante. Ma a volte cucinare è anche frustrante: per esempio, quando abbiamo passato l’intera mattina tra pentole e fornelli e i nostri ragazzi spazzano tutto in cinque minuti, senza neanche dire grazie. Sembra quasi tempo perso.
«È falso. Bisogna imparare a guardare da un’altra prospettiva: se è vero che noi siamo ciò che mangiamo, quello che abbiamo preparato diventa... i nostri cari. Restituiamo loro quello che hanno consumato con la fatica, lo stress della giornata, il lavoro, lo studio, il gioco. Esiste un gesto d’amore più grande?»

Lei ha iniziato a tenere corsi di cucina per fidanzate e giovani spose nel 1961. Come sono cambiate le esigenze delle ragazze che si rivolgono a lei?
«Negli anni Sessanta le donne cominciavano a lavorare o a studiare. Spesso si sposavano senza avere la minima idea di come gestire la casa, e subivano da parte dei mariti continui e insopportabili paragoni con le suocere. All’epoca avevo 21 anni e non è che sapessi fare granché: avevo molto buon senso, ricordavo mia madre casalinga e, prima di prendere i voti, ero stata per un po’ a servizio presso una famiglia torinese. Ma, in realtà, ho imparato insieme alle mie ragazze, insistendo soprattutto su cose pratiche: cucinare, stirare, cucire. Si parlava poco dei problemi tipici della coppia, di sessualità o di mancanza di dialogo. Oggi i giovani sono più preparati e indipendenti, molti uomini sanno cucinare. Ma c’è poco entusiasmo e poco impegno: i giovani sognano molto, ma non sono altrettanto esigenti con se stessi e con la vita».

Però anche oggi le discussioni più frequenti in famiglia riguardano i calzini sparsi per casa, il dentifricio strizzato dalla parte sbagliata o la spesa al supermercato... L’organizzazione domestica può aiutare la felicità di una coppia?
«Assolutamente sì: spesso gli aspetti pratici sono sottovalutati, soprattutto quando si è innamorati. Ma ognuno ha le sue abitudini, prese nella famiglia d’origine, e non è facile conciliarle. In genere lo si fa durante il fidanzamento, quando ci si sforza di piacere e di non deludere l’altro. Poi ci si lascia andare e cominciano i guai. Non bisognerebbe mai dimenticarsi di come si era da innamorati: io consiglio ai ragazzi che vengono ai miei corsi di scrivere in un posto segreto, sul cellulare o nell’agenda, qualcosa che piace tanto al loro compagno. Un piatto, una canzone, una poesia, un fiore. E di tirarlo fuori nei momenti di crisi: è un messaggio per risvegliare i sentimenti, far sussultare il cuore, far venire la voglia di rivivere quelle sensazioni che ti hanno fatto innamorare di lui o di lei».

Se lei dice che a 21 anni non sapeva fare niente ed è diventata Suor Germana, c’è qualche speranza anche per le donne che sostengono di non essere in grado di cucinare neanche un uovo al tegamino...
«Certo. Io penso sempre a loro quando scrivo i miei libri: spiego le ricette passo per passo, compresa la pentola giusta e la quantità d’acqua e di sale necessari. Ma basta davvero poco: due foglie di salvia e cambia il sapore della solita bistecca. Un goccio d’olio extravergine crudo e la minestra diventa profumatissima. Piccoli gesti, piccole attenzioni: ciò che conta è lo spirito, il calore. Il profumo di cibo che accoglie chi torna è il più bel benvenuto che esista. Con la cucina si può creare nei nostri famigliari la nostalgia di casa. Ma se chi torna trova solo un frigorifero, pieno sì, ma di cose fredde, perde qualunque desiderio. Il freddo genera freddo».

A proposito di desiderio. Lei non ha paura di parlare anche di sesso. Ma è vero che a 14 anni fu momentaneamente allontanata dal convento perché aveva spiegato a una compagna come nascono i bambini?
«È vero. Non c’era malizia: ero una ragazzina di montagna, amavo gli animali e osservavo la natura. In materia non sono certo esperta: per questo nelle mie iniziative chiamo a fare “lezioni” docenti, psicologi, sessuologi, medici. L’attrazione sessuale, come il gusto per il buon cibo, sono invenzioni di Dio: il mangiare e il sesso sono talmente indispensabili per la nostra vita che il Creatore ha voluto unirli a un piacere. Pensateci: proprio roba da Dio!, come dico sempre ai miei ragazzi. Mica li hanno inventati gli chef o i pornografi...»

Si può parlare di Gesù facendo corsi di cucina?
«Certo. Perché, a parte l’istituzione dell’Eucaristia, durante l’ultima cena, Gesù ha compiuto molti prodigi a tavola: guarda caso, il primo miracolo è stato quello di Cana, quando ha trasformato l’acqua in vino durante un matrimonio. Visto che era il primo, avrebbe potuto fare qualcosa di più impegnativo, per esempio una guarigione. E invece ha scelto di aumentare la gioia di una festa. Anche molte conversioni sono avvenute davanti a una tavola imbandita: Gesù era criticato perché accettava di andare a cena con esattori delle tasse e prostitute, ma lui privilegiava gli affamati. Nel corpo, ma soprattutto nello spirito».

Lei ha scritto migliaia di ricette. Ma ci sveli un segreto: qual è il suo piatto forte?
«Il petto di pollo con panna, funghi e polenta: taglio a bocconcini i petti di pollo e li faccio rosolare con burro e salvia, mentre in un altro tegame, con lo stesso condimento, faccio saltare un po’ di funghi misti. Poi li unisco al pollo e aggiungo un po’ di panna e vino bianco. Preparo la polenta, la metto in uno stampo da ciambella e la lascio raffreddare. Al momento di servire, la scaldo in forno e la capovolgo su un piatto tondo: al centro metto il sugo di funghi e panna, intorno i bocconcini di pollo. È un’idea semplice, poco costosa, che riesce sempre e ogni volta è un successo. Provare per credere».

E se lo dice suor Germana, è proprio il caso di avere fede.

da «Confidenze» (Mondadori), 6 aprile 2005