Le bionde di Edouard Manet

di Mariateresa Truncellito

Che c’entra il riluttante caposcuola dell’impressionismo, francese per di più, in un numero dedicato alla Germania? C’entra, eccome. Perché Edouard Manet (Parigi, 1832-1883), l’iniziatore della pittura moderna, si rivela a uno sguardo curioso uno degli artisti che più spesso hanno immortalato la birra, la “bionda”, gioiosa bevanda che più identifica la cultura e la cucina del cuore dell’Europa. E se ancora oggi in tutto il vecchio continente la birra è la bevanda alcolica preferita dai giovani, un piacere da condividere in compagnia degli amici e uno straordinario mezzo per rompere il ghiaccio e socializzare (non per niente si sposa a meraviglia con la pizza, un altro sinonimo di allegria a tavola), non appare certo azzardato immaginare il ventenne Edouard che ne viene conquistato mentre viaggia per studiare i capolavori dell’arte classica tra i musei di Olanda, Germania e Austria.

Del resto, che a Manet piacesse la gente con le gambe sotto il tavolo e un bicchiere davanti risulta chiaro dal quadro col quale, non ancora trentenne, tenta di debuttare: il «Bevitore d’assenzio» (il liquore di moda tra gli intellettuali del tempo in cerca di forti emozioni) che però, anche per il suo soggetto eccessivamente pedestre (quello che viene reso immortale non è una ninfa, non è un eroe mitologico, non è un santo, ma – orrore! – un alcolista) viene rifiutato dal Salon nel 1859. Ci riprova quattro anni dopo, di nuovo con gente che mangia. O quasi: con la celeberrima «Colazione sull’erba», che presentata sì al Salon, ma quello non ufficiale, quello dei “Rifiutati”, provoca scandalo e feroci polemiche, ma anche l’ammirazione entusiastica dei giovani che fanno di Manet il leader indiscusso del movimento impressionista, nonostante il pittore non avrebbe partecipato mai a nessuna delle otto mostre da loro organizzate.

Durante tutta la sua carriera pittorica, invece, Manet continuerà ad amare i ritratti e le scene di genere dove, spessissimo, si vedono persone che in qualche modo hanno a che fare con la birra. Perché, per lui che ama raffigurare la realtà contemporanea, colta in istantanee quasi fotografiche, è il simbolo della sua epoca: la birra che fino a poco tempo prima era stata considerata una bevanda da contadini, dopo il 1850 aveva cominciato a diffondersi nei locali parigini, anche quelli più raffinati. Ed è apprezzata moltissimo persino dalle signore.

E allora: non sta uscendo forse da una birreria la «Donna con ciliegie», la diciannovenne Victorine Meuret (la stessa modella nuda in «Colazione sull’erba» e in «Olympia») rappresentata come una suonatrice ambulante che gusta i frutti afferrandoli da un cartoccio che tiene tra le braccia? Mentre è certamente di birra «Il buon boccale» (1873) che tiene in una mano Emile Bellot, un litografo, tra gli avventori del caffè Guerbois, ritratto spontaneo e naturale mentre si gode beato la pipa e le rilassanti sorsate. Sono proprio «Bevitori di birra» - la coppia silenziosa e un po’ malinconica, e l’apparentemente più disinvolta signora alle loro spalle, colta in “flagrante”, col boccale tra le labbra, di un quadro del 1878. Ed è dello stesso anno «Bevitrici di birra», le due dame con vezzoso cappellino che, forse, hanno appena terminato di raccontarsi intime confidenze.

Di nuovo, i boccali di birra catturano lo sguardo dello spettatore che, con un pizzico di invidia, contempla l’incisore Henri Guerard in «Al caffè», in compagnia dell’attrice Ellen Andrée, popolare stella delle Folies-Bergère (una “show girl” ante litteram). Il più famoso teatro di varietà del mondo riappare nel «Bar alle Folies-Bergère», dove ricchezza e povertà si uniscono simbolicamente sotto gli occhi annoiati della bella cameriera Suzon, appoggiata al tavolo dove prosaiche bottiglie di birra sfilano affiancate allo Champagne, il simbolo per eccellenza della bella vita parigina. I prodromi di un’epoca nuova si annunciano nella «Cameriera con boccali in una birreria», nel 1879: la quale la composizione, ambientata nella Bresserie Reichshoffen, è scandita dalle linee verticali del cappello a tuba, del paravento a fiori, del palcoscenico e, di nuovo, dei boccali: qui, davanti a una chanteuse in abito bianco, spettatori di classi sociali diverse, borghesi benestanti e operai in tuta blu, superano le differenze uniti dalla comune passione per lo spettacolo e la birra. Come oggi: con la birra e i Mondiali di calcio.

da «Goya» (Marco Rostagno Editore), giugno 2006