Alle fonti del benessere

Ci idrata e ci disseta. E quella termale combatte piccoli e grandi disturbi. Scopriamo le infinite potenzialità terapeutiche dell'acqua andando...

di Mariateresa Truncellito

Consulenza di: Anna Calza Centro Studi Terme di Comano; Renato Del Monaco, direttore sanitario delle Terme di Fiuggi; Alberto Lalli, direttore del Centro Studi Termali Pietro d’Abano di Abano; Attilio Menconi Orsini, consulente scientifico del Consorzio del circuito termale dell’Emilia Romagna

L’acqua è vita e salute: sappiamo tutti che senza bere non potremmo sopravvivere. Del resto, ben il 70 per cento del nostro peso corporeo è costituito da acqua. Ecco perché, pur essendo “animali” terresti, questo elemento ci fa tanta simpatia, soprattutto d’estate. Ma l’acqua è anche uno straordinario mezzo di cura e prevenzione.

Oggi le terme spesso sono sinonimo di centri benessere, dove trascorrere anche solo un piacevole weekend per una pausa rigenerante, concedendosi il lusso di trattamenti di bellezza e relax. Ma il termalismo, l’uso dell’acqua a scopo terapeutico e riabilitativo, è invece una vera medicina naturale. Conosciuta e utilizzata fin dall’antichità – basti citare i Romani, che in fatto di benessere la sapevano lunga - ha una modernissima validità scientifica, confermata da numerose ricerche.

In Italia abbiamo oltre 250 le stazioni termali, in tutte le regioni. Ognuna con le sue proprietà curative: l’acque si differenzia in base al “tragitto” che percorre sotto terra prima di affiorare in superficie, attraversando diversi tipi di terreno e arricchendosi di particolari sali minerali.

La Spa, la “salus per aquam”, cioè la salute attraverso l’acqua, è riconosciuta dal Sistema sanitario nazionale: tutti possiamo beneficiare di un ciclo di cure termali, scegliendo il centro più indicato. Basta presentarsi con la richiesta del medico di base (con l'indicazione esatta del ciclo di cura e della patologia) e pagare il ticket previsto. Il ciclo di terapie rimborsato dal Ssn è di due settimane e sono molti i disturbi previsti, per adulti e bambini: dalle patologie respiratorie alle artro-reumatiche, dalla circolazione alla riabilitazione, dai problemi gastrointestinali e renali a quelli dermatologici e ginecologici.

Un grande contributivo “curativo” viene dall’ambiente: le terme sono luoghi di soggiorno molto piacevoli, dove la terapia si completa con una dieta ad hoc, attività fisica e, perché no, trattamenti estetici. Luoghi dove la sola cosa che conta è prendersi cura di sé. Perché non pensarci, visto che sicuramente ce n’è uno anche non troppo lontana da casa tua?

Acqua da “spalmare”

La fangoterapia, cioè l’applicazione di impacchi di fango termale, è indicata per alleviare e prevenire le infiammazioni dolorose di ossa, muscoli e articolazioni, anche dopo interventi chirurgici o traumi: come artrosi, reumatismi, cervicalgia, la lomboartrosi, discopatie da compressione nervosa o irritazione, periartrite, artrite reumatoide in fase non acuta, tendiniti. Alcuni studi ne hanno anche dimostrato l’efficacia anche nell’osteoporosi. I fanghi sono costituiti dalla mescolanza di argilla molto fine e acqua termale: durante la “maturazione” (che dura da sei mesi a un anno), l’acqua rilascia al fango i suoi sali (per questo si distinguono fanghi solfurei, salsobromoiodici, arsenicali-ferruginosi, oligominerali, a seconda del sale prevalente nell’acqua) e una microflora (batteri, alghe, protozoi,..). Il fango viene applicato caldo (oltre 40 gradi): grazie alla temperatura i principi curativi penetrano attraverso la cute ed entrano nel circolo sanguigno con effetto antiinfiammatorio, analgesico, miorilassante, decontratturante.

La fangoterapia viene spesso abbinata alla balneoterapia: immersioni in vasche con acqua minerale riscaldata (tra i 36 e i 39 gradi). L’acqua salsobromoiodica, per esempio, agisce come antinfiammatorio sul metabolismo del calcio e rallenta la degenerazione della cartilagine articolare. Le piscine termali, inoltre, sono utilizzate come “palestre” nelle quali praticare attività fisica per migliorare la mobilità, anche dopo un trauma.

Ancora, la cura può essere potenziata con l’antroterapia: in pratica, ci si siede per un certo tempo (da 10 minuti fino a un’ora) in grotte naturali o artificiali collegate a sorgenti di acqua minerale ad alta temperatura, “umide”, se nell’ambiente arrivano i vapori emanati dalla sorgente, “secche” se c’è solo il calore. Sia la fangoterapia che l’antroterapia favoriscono un’abbondante sudorazione, con effetto disintossicante e di rilassamento, che però la rende controindicata in caso di malattie cardiovascolari e ipotensione.

Tra le località indicate: Salsomaggiore, Castrocaro, Sirmione, Abano, Montegrotto, Montecatini, Ischia, Sciacca.

Acqua da “respirare”

Ridotta in particelle minuscole, sotto forma di vapore, nebbia o gas, attraverso particolari apparecchi (come aerosol o inalatori caldo-umidi), l’acqua termale può entrare in profondità nell’apparato respiratorio, raggiungendo direttamente gola, bronchi e polmoni, con effetto antiinfiammatorio e decongestionante, mucolitico e battericida.

Le cure inalatorie sono indicate perciò per raffreddori, rinite allergica o cronica, faringiti, tonsilliti, sinusiti, polipi nasali, bronchiti, otiti. Ma aumentano anche la capacità dell’organismo di reagire agli attacchi delle malattie da raffreddamento, potenziando la produzione di anticorpi e, di conseguenza, riducendo il numero degli episodi acuti. La terapia inalatoria è anche consigliata per chi vuole disintossicarsi dal fumo.

Le acque più utilizzate sono le sulfuree e le salsobromoiodiche: le prime sono più indicate per patologie con catarro denso, perché lo fluidificano (per esempio nel caso di otite); le seconde, invece, sono utili per contrastare il catarro fluido (per esempio, nella rinite acquosa), lerce favoriscono l’attività’ delle ciglia dei bronchi deputate a espellerlo.

Anche in questo caso, le cure spesso sono completate balneoterapia e dall’antroterapia (in particolare quando l’acqua utilizzata libera gas “attivi”, come quella sulfurea).

Alla terapia inalatoria viene invece abbinato un ciclo di insufflazioni per curare la sordità rinogena (un calo dell’udito provocato da un’infiammazione di naso e faringe che raggiunge l’orecchio) che colpisce spesso i bambini. Un apposito apparecchio “soffia” un gas (idrogeno solforato estratto da acque sulfuree) che dalla faringe e dalle cavità nasali penetra nell’orecchio, con effetto decongestionante e fluidificante,

Tra le località indicate: salsobromoiodiche, Abano, Salsomaggiore, Castel San Pietro, Castrocaro; sulfuree, Sirmione, Tabiano, Saturnia, Montepulciano, Bagno di Romagna, Terme di Riolo, Stabia, Telese.

Acqua da “massaggio”

I bagni con idromassaggio sono un grande aiuto per chi soffre di insufficienza venosa alle gambe e di tutte le sue sgradevoli conseguenze: pesantezza, gonfiore, formicolii, varici. Le acque con azioni specifiche sull'apparato circolatorio sono le carboniche: l’anidride carbonica, infatti, favorisce la circolazione nei capillari e effettua una vasocostrizione, migliorando il ritorno venoso al cuore, abbassando la pressione arteriosa e favorendo il riassorbimento del gonfiore (edemi). L'azione specifica dell'acqua è aumentata da metodi “fisici” (presenti in molte stazioni termali, anche con acque dalle caratteristiche chimiche differenti), come l’idromassaggio, percorsi vascolari in acqua a differenti temperature, per esempio, passando ripetutamente da 20 a 28 gradi per circa 30 minuti effettuando una vera ginnastica vascolare sulla parete venosa), ginnastica in acqua e a secco, bagni con ozono (per migliorare l’ossigenazione dei tessuti).

Il trattamento convenzionato con il Ssn prevede un ciclo di 12 bagni con esame doppler, elettrocardiogramma ed esami del sangue (si possono effettuare direttamente alle terme) per escludere controindicazioni (per esempio la presenza di trombi).

Tra le località indicate: l’acqua a più alto contenuto carbonico che si conosca è quella di Pejo Terme (Tn), ma vari centri sono specializzati nella cura delle malattie cardiovascolari, come Acqui terme, Boario, Bormio, Comano, Merano, Bibione, San Michele al Tagliamento, Arta Terme, Porretta.

Acqua come “farmaco”

Niente è facile come bere un bicchiere d’acqua: eppure la cura idropinica, cioè assumere l’acqua termale come un farmaco, richiede specifiche conoscenze mediche. In questo caso, più che negli altri, è essenziale scegliere l’acqua giusta: ogni minerale, infatti, ha un’azione terapeutica particolare, che può avere controindicazioni.

Ancora, l’efficacia della cura può essere molto diversa a seconda di quando si beve (a digiuno, durante i pasti, in varie ore della giornata..), e soprattutto, quanto: la terapia è individuale e, progressivamente, può arrivare fino a 3-6 litri di acqua al giorno, ripartita in bicchieri graduati da 250 cc.

Per le malattie renali, come la calcolosi, sono indicate le acque oligominerali, cioè con un basso contenuto di sali: aumentano la diuresi, cioè stimolano una perdita di liquidi superiore a quella introdotta (se si beve un litro d’acqua, si fa un litro e mezzo di pipì). La migliore efficacia diuretica si ottiene se l’acqua è povera di calcio, contiene ridotte quantità di sodio e ha un rapporto particolare di calcio e magnesio (il primo in quantità doppia rispetto al secondo).

Alcune acque hanno poi proprietà particolari: per esempio, nell’acqua di Fiuggi secondo studi recenti ci sono anche alcune sostanze organiche (come l’acido fulvico) che favoriscono la “disgregazione” dei calcoli.

Per le patologie dell’apparato gastrointestinale (problemi digestivi, colon irritabile, gastrite..), le acque più utilizzate sono le bicarbonate, le solfate e le salse, molto efficaci contro la stipsi (per potenziarne l’azione spesso vengono riscaldate) e le coliti croniche. Le acque solfate hanno anche effetto antispastico, colagogo e coleretico: in pratica, stimolano il fegato a produrre più bile, facilitando la digestione e, nello stesso tempo, impedendo la formazione di calcoli biliari. In alcuni centri termali la cura idropinica contro la calcolosi viene completata dall’applicazione di fanghi caldi, per 15-20 minuti, nella zona epatica, con effetti analgesici.

Tra le località indicate: per i reni, Fiuggi, Pejo, Nocera Umbra; per fegato e apparato gastrointestinale, Montecatini, Chianciano, Sant’Andrea, Castellamare, Boario, San Pellegrino, Sangemini, Telese.

Acqua per “lavarsi”

Bagni, docce e fanghi sono le strategie termali per la salute e la bellezza della pelle. Alcune acque termali sono adatte per curare malattie dermatologiche come psoriasi, eczema e dermatite atopica e dermatite seborroica, acne, micosi. Sono prive di effetti collaterali e, soprattutto nelle patologie croniche, possono essere alternate alla terapia a base di farmaci.

Le acque impiegate sono le solfuree, le salsobromoiodiche, le radioattive, le oligominerali e le bicarbonate. L’azione dell’acqua è antimicrobica, idratante, lenitiva e antinfiammatoria, cheratolitica (facilita cioè l’eliminazione delle cellule morte) e cheratoplastica, stimola cioè la pelle a rigenerarsi e ne aumenta l’elasticità.

Tra i centri termali “specializzati” nella psoriasi e nella dermatite atopica c’è Comano (Tn), molto frequentato dai bambini (la dermatite atopica può colpire già nei primissimi mesi di vita): la terapia con acqua oligominerale bicarbonato-calcio-magnesiaca, prevede una ventina di bagni quotidiani a 36-37°, per 15-20 minuti, integrati dalla cura idropinica e della vaporizzazione al volto.

È nota anche l’efficacia dell’acqua sulfurea che agisce sulla cheratina dell’epidermide e stimola la microcircolazione cutanea: per le proprietà cicatrizzanti è indicata per la cura dell’acne, ma anche per le dermatiti desquamanti, su cui esercita un effetto opposto, esfoliante, stimolandola a rigenerarsi La cura delle malattie dermatologiche, da ripetere due volte all’anno, può essere potenziata da esposizioni a radiazioni ultraviolette.

Tra le località indicate: Comano, Saturnia, Bagno di Romagna, Riolo, Sirmione, Tabiano.

Acqua da “tavola”

Gli italiani sono i più grandi consumatori di acqua minerale del mondo: 168 litri all’anno a testa. L’acqua da tavola deve essere batteriologicamente pura quando sgorga dalla sorgente e mantenere una composizione costante nel tempo. Non può essere sottoposta a nessun trattamento: infatti sull’etichetta si legge “acqua minerale naturale”, salvo l’eventuale aggiunta di… bollicine. Se l’acqua è frizzante quando sgorga, è “effervescente naturale”.

Sono vietate affermazioni sulla capacità di un’acqua di prevenire o curare le malattie: in etichetta, perciò, troviamo solo indicazioni semplici, come “stimola la digestione”, “indicata per i neonati”, “può avere effetti lassativi” o “diuretici”.

Molto importante, invece, l’indicazione del residuo fisso: indica la quantità totale di sali minerali che resta dopo aver fatto evaporare un litro d’acqua a 180 gradi. Sono “minimamente mineralizzate” le acque con un residuo fisso inferiore a 50 mg per litro; “oligominerali” quelle con residuo fisso inferiore a 500 mg per litro e “ricche di sali minerali” quelle in cui è superiore a 1500 mg per litro.

Queste ultime, come le acque termali, sono caratterizzate dal tipo di sali che predominano nel residuo. Perciò, prima di cominciarne il consumo è bene chiedere consiglio al medico.

  • Solfate (oltre 200 mg di sali di zolfo per litro): leggermente lassative, indicate per chi ha problemi di colite, al fegato o alle vie biliari. Sconsigliate per i bambini perché possono interferire con l’assorbimento del calcio.
  • Magnesiche (più di 50 mg di magnesio per litro): lassative, stabilizzano la pressione sanguigna e aiutano le attività cerebrali.
  • Calciche (sali di calcio superiori a 150 mg per litro): indicate per i neonati, i bambini e le donne in menopausa, ma sconsigliate in caso di problemi renali.
  • Ferruginose (1 mg di ferro per litro): consigliabili a chi è anemico, non sono adatte per chi soffre di patologie gastro-intestinali.
  • Sodiche (oltre 200 mg per litro di sodio): controindicate per ipertesi e per chi soffre di disturbi renali. Adatte per chi soffre di astenia e ipotensione.
  • Bicarbonate (oltre 600 mg per litro di bicarbonati): indicate per gli sportivi perché aiutano a eliminare le scorie accumulate durante lo sforzo. Consigliata anche per chi soffre di iperuricemia, disturbi al fegato, ipersecrezione gastrica.
  • Fluorate (1 mg di fluoro per litro): il fluoro previene la carie e aiuta chi soffre di osteoporosi, ma va assunto con prudenza.

Saperne di più

Ornella D’Alessio, Gli itinerari del benessere, Terme, beauty farm, hotel de charme sulle strade più belle d’Italia, ed. Sperling Paperback, 12 euro

www.benessere.com/terme.html con la supervisione del prof. Giuseppe Nappi, direttore della scuola di specializzazione in idrologia medica Università degli studi di Milano

www.federterme.it, Sito della Federazione italiana delle Industrie Termali e delle Acqua minerali curative

www.acquaminerale.net

da «Vera Magazine» (ed. Quadratum), luglio 2007