Le “altre” isole della Dalmazia

Angoli di natura intatta, monumenti di grande valore storico e artistico, delizie gastronomiche e “chicche” per lo shopping: ecco le più isole più sorprendenti al largo della costa dalmata

di Mariateresa Truncellito

L'isola dell'Imperatore

La Lagosta che intitola piazze e vie di qualche città italiana (anche l’isola lo fu per 25 anni, dopo la prima guerra mondiale) è coperta per tre quarti da boschi e da macchia mediterranea. Insieme alle 45 isolette che la contornano, dal 2006 è parco naturale.

Il 46 sembra un numero magico per questo angolo di Mediterraneo: 46 le isole, 46 chilometri quadrati la superficie, 46 le colline sull'isola principale, 46 i campi carsici con 46 vigneti. E 46 anche le chiese e cappelle, molte medioevali e rinascimentali, che, con la natura, sono un buon motivo per affrontare le 5 ore sul traghetto che attracca al porto di Ubli, partendo da Spalato via Korc*ula e Hvar (orari e prenotazioni: www.jadrolinija.hr; senza auto, ci sono anche aliscafi che impiegano circa metà tempo).

La chiesa dei santi Cosma e Damiano costruita nel XIV secolo sulle fondamenta di una del VI secolo, conserva interessanti dipinti di scuola veneziana, ma la chiesa più bella è Santa Maria al Campo, del XIII secolo. Passeggiate per le stradine dell'abitato, che ha una insolita disposizione ad anfiteatro verso l'entroterra. Alzando lo sguardo vedete camini («fumar») come minareti in miniatura: una somiglianza bizzarra, dato che qui non ci sono mai stati insediamenti musulmani. Una salita al colle Hum è ricompensata dal panorama sulle isole. Anche il faro di Capo Struga, all'estremità sud, il più antico della Croazia e offre vedute notevoli (ufficio turistico: www.lastovo-tz.net).

Tre smeraldi da non perdere

La stringa di 13 isole e isolotti dell'arciplelago delle Elafiti è stata per secoli il rifugio estivo della nobiltà di Dubrovnik. Lo testimoniano i resti di antiche ville che sbucano nella vegetazione, insieme alle rovine di chiese e cappelle. Oggi solo le tre isole maggiori, Koločep, Lopud e Šipan, sono abitate. Verdissime, sono orlate di spiagge sabbiose, alcune anche per nudisti, e si raggiungono con una traversata di 20 minuti dal porto di Dubrovnik.

Su Koločep, la più piccola, sorgono due villaggi, a tre chilometri di distanza. Il territorio, coperto di pini, agrumeti, agavi e piante officinali, è attraversato da un reticolo di sentieri, e percorrerli è una gioia per il naso, oltre che per gli occhi. Da vedere la trecentesca chiesa dell'Assunzione di Maria, a Donje Čelo, vicino alla spiaggia più bella, e la chiesa di Sant'Antonio, del XV secolo.

Lopud è l’isola più sviluppata turisticamente: visitate il convento francescano della fine del 1400, con un bel chiostro sormontato da una torre di difesa, e la chiesa di Nostra Signora di Sunj.

Šipan, la più estesa e più popolosa, è punteggiata di ville rinascimentali, chiese e rovine di ogni epoca. La villa del casato Stjepović-Skočibuha è un ottimo esempio di residenza fortificata del XV secolo: è aperta al pubblico con visite guidate della durata di un'ora e mezza. Per informazioni: Ufficio del turismo di Dubrovnik, tel: +385/20323887, e-mail: tzgd@du.tel.hr, www.tzdubrovnik.hr, sul portale www.dubrovnik-croatia.net e www.lopud.nl, con notizie anche su Šipan)

L'isola dei palombari

Con una superficie di un terzo di chilometro quadrato, Krapanj è la più piccola isola abitata dell'Adriatico. Vista dalla terraferma di Brodarica, da cui è separata solo da 300 metri di mare, l'isola appare come una sequenza quasi ininterrotta di casette allineate a filo dell'acqua. È il regno dei pescatori di spugne. Oltre a visitare uno dei piccoli laboratori artigianali che lavorano le spugne e a fare rifornimento di souvenir, vale la pena di visitare il monastero di Santa Croce, dove sono conservati importanti dipinti come la cinquecentesca «Ultima cena» di Francesco da Santa Croce. Il monastero ospita anche un interessante museo sulla storia della pesca delle spugne (www.tz-brodarica.hr).

Il corallo e la torcia elettrica

Famosa fin dal Rinascimento per i pescatori di coralli che rifornivano i gioiellieri di tutto il Mediterraneo, Zlarin ha subìto la modernizzazione: gli oltre duemila abitanti dei secoli passati si sono ridotti a meno di duecento. Il declino economico ne ha fatto un villaggio incantato e le stradine silenziose del borgo sono un paradiso per fotografi. Ci sono due belle chiese, la quattrocentesca Nostra Signora di Raselj, poco fuori dall'abitato, e la tardo-barocca chiesa parrocchiale. Nel borgo è ancora in funzione un laboratorio artigianale di lavorazione del corallo, aperto al pubblico per visite e acquisti. Se il miliardario Tony Maglica, nato a New York da genitori emigrati proprio da qui, riuscirà nel suo intento, tra qualche anno Zlarin potrebbe risorgere. L'inventore delle torce elettriche Maglite ha incaricato il dipartimento di architettura del California State Polytechnic di elaborare un piano per la riqualificazione dell'isola.

da «Meridiani - Croazia-Costa Dalmata» (ed. Domus), giugno 2007