All'improvviso il ginocchio ha fatto crack

Se sei predisposta (e pigra) a volte basta davvero poco perché la rotula “sbandi”. Scopri come prevenire e curare questo e gli altri disturbi che possono colpire la giuntura più sexy

di Mariateresa Truncellito

Non rinuncerei mai alla mia professione di consulente in un istituto finanziario. Ma il mio mestiere preferito è fare la mamma. E quello che mi è capitato giorni fa un vero... incidente sul lavoro! Stavo giocando sul tappeto con i miei bambini di 7 e 5 anni. All’improvviso hanno suonato alla porta: mi sono alzata bruscamente e forse ho stortato la gamba sinistra. Ho sentito una tremenda fitta al ginocchio. Mi sono venute le lacrime agli occhi e non riuscivo più a muovermi. Nel giro di mezz’ora si è gonfiato, nonostante ci avessi messo subito sopra del ghiaccio.

Le ginocchia non sono mai state il mio forte: da piccola ero un maschiaccio e le ho sbucciate spesso cadendo dalla bicicletta. E mi è capitato anche di provare fastidio scendendo le scale o, da ragazzina, saltando o correndo durante l’ora di ginnastica a scuola; in aereo, poi, sento subito il bisogno di passeggiare nel corridoio per sgranchirle. Ma non me ne sono mai preoccupata, anche perché non sono né una sportivona né una grande viaggiatrice. Mi è venuto un dubbio: mia madre a 65 anni soffre di artrosi. Non è che sono predisposta e l’incidente che mi è capitato c’entra qualcosa? Domani vado dall’ortopedico e spero che, oltre a rimettermi in sesto, mi rassicuri...
Donatella, 39 anni

Come è fatto il ginocchio

Il ginocchio è un prodigio di ingegneria meccanica: tra l’altro, funge da snodo tra un osso, il femore, che finisce con una testa tonda, e un altro, la tibia, che invece ha la parte iniziale piatta.

Nel mezzo ci sono i menischi esterno e interno, con funzione di ammortizzatori e i legamenti crociati anteriore e posteriore e i legamenti collaterali interno ed esterno, che stabilizzano l’articolazione e controllano la rotazione e lo spostamento laterale del ginocchio.

L’altro snodo è costitutio dall’articolazione femoro-rotulea (la sua parte principale è appunto la rotula, osso situato nella parte anteriore dell’articolazione) che regge i carichi, distribuisce le forze e ci permette di piegare e stendere la gamba. Le articolazioni sono rivestite da uno strato, la cartilagine, che le protegge e elimina l’attrito durante i movimenti.

«Complimenti signora, le sue gambe sono molto belle. Porta spesso la minigonna, spero». Quando il medico ha cominciato così la visita, Donatella pensava che la stesse prendendo in giro. «Niente affatto», ribatte il dottor Rodolfo Tavana, specialista in ortopedia e direttore del centro di riabilitazione per lo sport Isokinetic di Milano. «I problemi che le sono capitati sono molto diffusi tra le modelle». Uno studio statistico ha dimostrato che la patologia ortopedica più diffusa tra le indossatrici non è il mal di schiena o l’artrosi dell’anca, ma l’infiammazione dell’articolazione femoro-rotulea.

«La donna, specie se ha belle gambe, tende ad avere il ginocchio leggermente valgo, a “x” , con la rotula non perfettamente in asse con il femore e spesso “mobile”: per una instabilità dei legamenti, cioè, tende a spostarsi verso la parte esterna del ginocchio». Quando c’è una sollecitazione, possono verificarsi i guai descritti da Donatella. «È possibile che alzandosi di scatto dalla posizione accosciata, Donatella abbia proprio fatto uscire dal suo “binario” la rotula. Che ha “grattato” un po’ i tessuti del ginocchio provocando l’infiammazione».

E se invece fosse...

«Un altro evento che può capitare alle donne sedentarie e dell’età di Donatella, più raro ma possibile rialzandosi di colpo, è una rotazione della gamba che provoca la lesione del menisco, se c’è una fragilità congenita», aggiunge il chirurgo Herbert Schoenhuber, docente di ortopedia e traumatologia all’Università degli studi di Milano. Di solito la rottura riguarda il menisco interno o mediale, meno sviluppato rispetto a quello esterno. «In questo caso, però Donatella avvertirebbe dolore anche salendo le scale e durante la notte», precisa Rodolfo Tavana.

C’è una terza possbilità, ancora più rara. «La mamma che soffre di artrosi potrebbe averle trasmesso questo inconveniente», spiega Tavana. L’artrosi è una “usura” che colpisce le cartilagini, la superficie liscia che riveste le ossa. Aggiunge Schoenhuber: «Le donne sono più soggette a soffrirne perché i cambiamenti ormonali della menopausa favoriscono l’indebolimento osseo (osteoporosi) e delle articolazioni». Continua Tavana: «Però è difficile che si manifesti prima di 50 anni, anche se c’è una predisposizione. A meno che non si siano stati degli infortuni importanti». Donatella, in effetti, racconta che da bimba era un maschiaccio: «Sì, ma anche se è caduta molte volte sulle ginocchia, per favorire un’artrosi precoce occorre un trauma grave: come la rottura del legamento crociato anteriore, che può modificare la struttura anatomica della gamba, anche se di pochi millimetri, favorendo così un più rapido “consumo” della cartilagine».

Perché lei è più fragile

A proposito di rottura dei legamenti: non potrebbe essere capitato anche a Donatella? «No», rassicura Rodolfo Tavana. «I sintomi sono gli stessi, benché più intensi: dolore e gonfiore. Ma una lesione dei legamenti non avviene certo rialzandosi da un tappeto, mentre è conseguenza frequente di infortuni che avvengono praticando sport impegnativi per le gambe, come lo sci o la pallavolo». Aggiunge il professor Paolo Aglietti, direttore della I clinica di ortopedia e traumatologia dell’Università di Firenze: «I legamenti crociati femminili sono più piccoli di quelli maschili. C’è quindi una certa predisposizione per le lesioni, in particolare del legamento crociato anteriore: tanto che in sport come il calcio femminile o il basket si verificano fino a 6 volte più che negli uomini, forse anche a causa di influssi ormonali». Non solo: le donne sono il sesso debole del ginocchio anche per la maggiore “lassita”, cioè la cedevolezza dei legamenti. «Ci sono differenze poi nella capacità di coordinazione muscolare, nell’equilibrio e persino nel modo di cadere: dopo un salto, per esempio, le donne atterrano col ginocchio esteso e in valgo, cioè con le gambe a “x”, assorbendo malamente l’impatto».

Basta la visita

A parte le “spie” descritte da Donatella, la diagnosi, ovviamente, spetta allo specialista. Avverte Paolo Aglietti: «Anche un piccolo trauma non va trascurato: curare un problema al ginocchio in modo tempestivo permette di evitare ulteriori ricadute o peggioramenti. Di solito per arrivare alla diagnosi basta il racconto dell’evento, come quello fatto da Donatella, e la visita, che comporta una serie di test che permettono di valutare il dolore avvertito dalla paziente, in varie posizioni». Per scoprire se la tua rotula è un po’ “ballerina”, il medico ti farà sdraiare sul lettino e proverà a muoverla: «Quando c’è lassità costituzionale basta un dito per spostarla da una parte all’altra», spiega Rodolfo Tavana. Solo se resta qualche dubbio, per scioglierlo si ricorre alle radiografie o una risonanza magnetica: «L’esame mette in luce la rottura del menisco o la presenza di lesioni al legamento. In caso negativo, può confermare la tendenza della rotula a “oscillare”», conclude Tavana.

Le cure step by step

Ha fatto bene Donatella a usare il ghiaccio o va meglio il caldo? Le prime mosse dopo un incidente di questo tipo sono molto importanti perché, oltre a migliorare la situazione e a non peggiorarla, aiutano anche l’ortopedico a formulare la diagnosi. Conferma Tavana: «No al caldo: avrebbe peggiorato l’infiammazione. Sì invece alla borsa del ghiaccio ma solo per due-tre volte al giorno e al massimo per mezz’ora alla volta: il freddo eccessivo può danneggiare il nervo periferico». È indispensabile anche assumere un analgesico, a base di nimesulide o di paracetamolo. Continua l’ortopedico: «Spesso se il problema è a carico dell’articolazione femoro-rotulea basta l’antinfianmmatorio per risolverlo. Se invece il dolore persiste, c’è un danno strutturale che richiede l’intervento dello specialista».

Per stabilizzare la rotula occorre seguire un programma di riabilitazione. Spiega Tavana: «I risultati migliori si ottengono combinando i massaggi di un fisioterapista con la ginnastica mirata alla tonificazione muscolare e all’aumento della flessibilità dell’articolazione». Aggiunge Schoenhuber: «Nello stesso tempo, per ridurre il dolore e l’infiammazione si ricorre ad applicazioni ad hoc (terapia fisica strumentale), che stimolano la rigenerazione e il metabolismo delle cellule: radar, ultrasuoni, magnetoterapia, laserterapia, ipertermia, ionoforesi, elettroterapia che possono essere utilizzate anche in combinazione». Continua Tavana: «La nuova frontiera è l’acido iarulonico, un lubrificante che viene iniettato nell’articolazione dolorante, mentre è in fase sperimentale il “fattore di crescita piastrinico”, ricavato dal sangue del paziente. Il futuro, infine, sarà nelle cellule staminali». La scelta, in ogni caso, spetta allo specialista.

L’ultima spiaggia

La rottura del menisco richiede l’intevento chirurgico? «Prima vale la pena di tentare un recupero con la fisioterapia», risponde Herbert Schoenhuber. «Una rottura a 40 anni, ingiustificata sia dall’età che dalle modalità dell’incidente, fa sospettare un possibile inizio di artrosi. Eliminare il menisco e quindi favorire l’attrito tra le cartilagini potrebbe accelerare questo processo. Ma se proprio non c’è scelta, il chirurgo interviene per rimuovere la parte di menisco fratturata o per suturarlo.

Spiega Rodolfo Tavana: «Gli interventi oggi sono molto meno invasivi e assai più selettivi che in passato, grazie all’artroscopia: il chirurgo entra nell’articolazione, senza bisogno di aprirla, attraverso due minuscoli fori, con uno strumento e una minitelecamera grandi come una matita e può pulire la cartilagine rovinata, ricucire il menisco rotto o rimuoverne la parte danneggiata. Il dolore postoperatorio è minore e il recupero della funzionalità avviene in tempi molto più rapidi».

Instruzioni per l'uso

Campanelli d’allarme

Ti capita di sentire dolore alle ginocchia al cinema, in aereo o scendendo le scale? Vale la pena di fare una visita ortopedica. Lo specialista potrà consigliarti la fisioterapia per rinforzare la muscolatura del ginocchio e riportare la rotula nella corretta posizione, aumentando la stabilità dell’articolazione. Il consiglio vale doppio se stai pensando di cominciare un’attività sportiva, anche semplice ma importante per le ginocchia, come la corsa, un progamma molto intenso di allenamento in palestra o che, semplicemente, preveda squat e step.

Occhio al peso

«Il sovrappeso, che grava anche sulle articolazioni, è uno dei principali nemici della salute del ginocchio. In particolare nell’ottica della prevenzione dell’artrosi», sottolinea Rodolfo Tavana. Lo hanno dimostrato anche recenti ricerche: secondo uno studio della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, Maryland, basta dimagrire di qualche chilo per dimezzare i sintomi dell’osteoartrite alle ginocchia. I partecipanti, con età media di 57 anni, avevano dolore e difficoltà a guidare, salire le scale, alzarsi dal letto. Nel giro di alcuni mesi, un calo di peso di circa 5 chili e passeggiate di 30 minuti più volte alla settimana, hanno permesso un miglioramento dei sintomi maggiore di quello ottenuto con i farmaci.

Vai con lo stiletto

Siccome le donne soffrono più degli uomini di artrosi del ginocchio, alcuni ricercatori avevano ipotizzato che ci fosse un legame con l’abitudine di indossare i tacchi alti. Ma un grupppo dell’università di Oxford ha intervistato 111 donne fra i 50 e i 70 anni che soffrivano di dolori al ginocchio, confrontando i dati con quelli di 82 donne sane. Bene: non è emersa alcuna differenza fra chi aveva l’abitudine di indossare scarpe con tacco alto e chi no. Al contrario, sono risultati fattori di rischio l’essere in sovrappeso prima dei 40 anni, essere grandi fumatrici, aver subito traumi al ginocchio e soffrire di osteoartrite del piede.

Pillola amica

I ricercatori della divisione di chirurgia ortopedica del Montreal General Hospital hanno esaminato 78 atlete, 42 delle quali assumevano la pillola, misurando la “cedevolezza” dei legamenti del ginocchio. Nelle atlete prendevano la pillola le articolazioni apparivano più salde: il contraccettivo orale potrebbe perciò mantenere sotto controllo gli aspetti ormonali che incidono sulla facilità con la quale un’atleta può procurarsi traumi e distorsioni.

Sport e ginocchia: i sì e i no

SÌ: praticare sport fin dall’infanzia

I ricercatori della Monash University di Melbourne, Australia, hanno rilevato che l’esercizio fisico contribuisce ad aumentare la cartilagine del ginocchio di una percentuale tra il 7 e il 15 per cento nei ragazzi e tra il 4 e il 10 per cento nelle ragazze, rispetto ai coetanei più pigri. Ciò torna utile in età adulta, ai fini della prevenzione dell’artrosi.

NO: cominciare un’attività senza allenamento

Spiega Rodolfo Tavana: «Molte donne smettono di fare attività fisica regolare quando finiscono la scuola superiore. Per anni sono inattive e ciò causa perdita di tono muscolare». Quando decidono di ricominciare sentono dolore alle ginocchia perché non riescono a reggere lo sforzo: muscoli, tendini e cartilagini vanno irrobustiti. Prima di rimettersi a giocare a tennis, a pallavolo, a sciare o a correre è necessario fare per almeno 4 mesi un’ora di palestra due o tre volte alla settimana, con esercizi che potenziano gli arti inferiori, come la cyclette

SÌ: più movimento per tutti

«La vera prevenzione dei guai alle ginocchia è il movimento “in scarico”», sottolinea Tavana. «Il nuoto, la bicicletta e lunghe camminate quotidiane, di buon passo (mezz’ora al giorno), sono consigliati a tutti e a ogni età». Muoversi favorisce la circolazione e l’apporto di sostanze nutritive ai tessuti che circondano le articolazioni. Aggiunge Herbert Schoenhuber: «Per questo l’attivita’ sportiva moderata rallenta il processo artrosico». Nuotate anche il più possibile: nell’acqua il corpo è privo di peso e si possono muovere tutte le articolazioni senza rischi. Per lo stesso motivo, via libera anche all’acquagym, che prevede molti salti, ma stimola muscoli e apparato cardiocircolatorio senza fatica per le ginocchia.

SÌ: sport dopo un trauma

Dopo un problema articolare femoro-rotuleo o un intervento al menisco si può ricominciare a fare sport come prima. Ma senza troppa fretta. «È importante infatti seguire con scrupolo il programma di rieducazione stabilito dallo specialista», avverte Schoenhuber. «Gli esercizi mirano al recupeo della forza muscolare. Ma non solo: incidente e intervento chirurgico dimuniscono la capacità di reazione delle cellule deputate al controllo neuro-muscolare. I riflessi, cioè, sono più lenti e, in caso di pericolo, meno efficienti: per esempio, con una contrazione del muscolo che evita una torsione del ginocchio se il piede finisce in una buca mentre si corre. Si rischia, quindi, un nuovo incidente». Aggiunge Paolo Aglietti: «Un’ottima cura in caso di lesione del legamento crociato sono gli esercizi propriocettivi, che abituano a fronteggiare situazioni di perdita di equilibrio: per esempio, stare solo sul piede corrispondente al ginocchio che ha subito il trauma e l’intervento e ricevere una palla senza cadere».

da «Starbene» (Mondadori), febbraio 2007