Test fai-da-te

Li compri in farmacia e ti dicono se sei incinta, se soffri di diabete, intolleranze alimentari o altro. Affidabili? Si con qualche "ma"

di Mariateresa Truncellito

Una volta c’era solo il termometro per misurare la febbre e confermare una diagnosi “casalinga”, e correre ai ripari. Oggi abbiamo a disposizione numerosi esami fai-da-te: dal più classico e collaudato, il test di gravidanza, ai più nuovi per patologie complesse, coma la celiachia. I kit di autotest diagnostici si basano sulle stesse tecniche utilizzate in laboratorio, si acquistano in tutte le farmacie (in alcuni casi, al supermercato), hanno un prezzo accessibile e in genere sono semplici da eseguire e “facili” da leggere.

Ma sono davvero affidabili? E quanto sono utili? In quali casi vale la pena di scegliere questi test, anziché ricorrere subito a esami di laboratorio? Vera ne ha parlato con Alessandro Montanelli, direttore del laboratorio di analisi cliniche della Clinica Humanitas di Rozzano (Mi), e con Paolo Santambrogio, farmacista a Carate Brianza (Mi).

«Gli italiani sono sempre più attenti alla loro salute», sottolinea Alessandro Montanelli. «Questi test vengono incontro al bisogno di saperne di più sulle proprie condizioni fisiche e, da questo punto di vista, possono essere utili. Purché non se ne abusi in preda a una sorta di “controllo-mania”». Conferma Paolo Santambrogio: «Il farmacista spesso è il primo esperto al quale ci si rivolge per la comprensione di un sintomo e per trovare rassicurazione, evitando le code nella sala d’attesa del medico e alla Asl per le prenotazioni. E, a volte, anche per la paura di sottoporsi a un esame di laboratorio. Gli autotest rispondono a queste esigenze. Senza sostituirsi ai laboratori o a diagnosi specialistiche, possono però far suonare un campanello d’allarme e quindi spingere anche i più “pigri” a rivolgersi al medico per approfondire un risultato».

I test disponibili sono prodotti da diverse aziende. In ogni caso, per poter essere commercializzati, devono ottenere il marchio CE di conformità alla normativa europea e il marchio IDV, che pure compare in etichetta, riservato alla diagnostica in vitro: sigle che garantiscono che il test ha superato vari esami qualitativi e di sicurezza. A fronte della disponibilità e della facilità d’uso, però, ci sono anche dei limiti.

Avverte il dottor Montanelli: «C’è sempre il rischio di risultati scorretti, falsi positivi o negativi: per cattiva conservazione del test, per errori nell’esecuzione e, soprattutto, per una interpretazione sbagliata. Nemmeno il medico, del resto, formula una diagnosi basata su solo dato, ma cerca di conoscere a fondo la storia del paziente.

Ciò vale soprattutto per esami molto delicati e complessi, come quello della prostata e del sangue occulto nelle feci: i kit fai-da-te danno un responso incerto, non sostituiscono esami più approfonditi che sono comunque necessari e, per la tranquillità del paziente, è preferibile che il medico faccia da mediatore, spiegando il possibile significato di un “freddo” valore numerico o di un colore».

Continua il dottor Santambrogio: «Alcuni test di autodiagnosi sono piuttosto complessi: come il multitest per le urine (vedi approfondimento). Ma può essere richiesto dal medico per controllare solo uno o due parametri, evitando al paziente la trafila necessaria per prenotare un esame delle urine completo in un laboratorio di analisi».

Un consiglio generale: «Prima di acquistare un test è meglio chiedere un parere al proprio medico», sottolinea Montanelli. «E farsi spiegare bene dal farmacista il modo per usarlo correttamente e interpretare l’esito senza spaventarsi. Infine, qualunque sia il risultato, è indispensabile tornare dallo specialista per una corretta valutazione e i successivi passi da intraprendere».

C’è una importante possibilità offerta dai test casalinghi. Sottolinea il dottor Santambrogio: «Sono di aiuto per controllare l’andamento di una patologia, come i livelli di glicemia per chi soffre di diabete, o i risultati di una cura, per esempio se la dieta e i farmaci per abbassare il tasso di colesterolo nel sangue stanno funzionando».

Conferma Alessandro Montanelli: «Le linee guida emanate dalla FDA (l’organismo di controllo sanitrario) negli Stati Uniti hanno approvato l’uso del kit per la glicemia per il “monitoraggio” della malattia, ma non per formulare la diagnosi, perché non è abbastanza preciso. È provato che i controlli assidui del tasso di glicemia riducono il rischio di complicanze, come patologie della retina o dei reni». Tanto che, anche in Italia, le strisce reattive per il controllo della glicemia sono fornite dal Servizio sanitario.

I test fai-da-te, quindi, migliorano la qualità della vita dei pazienti che devono seguire terapie croniche. Continua Montanelli: «Sono in corso programmi sperimentali che coivolgono pazienti in terapia con farmaci anticoagulanti. Invece di dover continuamente andare dallo specialista, il paziente può controllare la situazione (il tempo di protrombina) con l’apposita macchinetta per il fai-da-te che “legge” una goccia di sangue su una striscia reattiva, quindi se la situazione è stabile, continuare la terapia, altrimenti collegarsi via Internet al sito dell’ospedale e avere una consulenza on line del medico».

Un aspetto confermato anche da una ricerca pubblicata dalla scientifica britannica The Lancet nel 2001: i risultati della terapia con anticoagulanti sono migliori tra i pazienti che controllavano da sé la situazione, correggendola subito, rispetto a coloro che si rivolgevano a centri ospedalieri. Commenta Montanelli: «Ciò conferma che i test di autodiagnosi sono utilissimi se usati dopo una corretta informazione ricevuta da uno specialista della salute».

Usali bene

  1. Leggi con attenzione le istruzioni, dall’inizio alla fine. Quindi rispettale passo per passo, altrimenti i risultati possono essere alterati.
  2. Segui tutti i passaggi senza saltarne nessuno.
  3. Orologio alla mano, rispetta i tempi dell’esecuzione. Sono assai rapidi, perché le sostanze reagenti sono molto sensibili, e se superati rendono il test errato.
  4. Apri le confezioni sigillate solo qualche secondo prima di eseguire il test.
  5. Nei test che utilizzano speciali strisce di carta reattiva non toccare mai con le dita la zona di lettura.
  6. Annota sempre i valori che ottieni, per potereli confrontare con quelli di un controllo successivo.

I test più "popolari" sotto la lente

Gli esami per lei

Fertilità

Cosa rivela: la concentrazione dell’ormone luteinizzante (LH) che provoca l’ovulazione, concentrazione che è massima 24-36 ore prima che si verifichi l'ovulazione. Segnala quindi i 2 giorni del ciclo in cui si ha la maggiore probabilità di concepire un bambino.

Come si fa: va eseguito intorno al decimo-dodicesimo giorno del ciclo, bagnando con l’urina, preferibilmente del primo mattino, il tampone assorbente di carta reattiva.

Risultati: in 3 minuti, la comparsa sul tampone di due strisce scure segnala il picco dell’ormone. Ha un’alta affidabilità.

Limiti: non è adatto se c’è stata una gravidanza recente, se si è in menopausa, si ha la sindrome dell’ovaio policistico o si assumono farmaci che influenzano la fertilità.

Gravidanza

Cosa rivela: la presenza nell’urina di un ormone specifico, la gonadotropina corionica.

Come si fa: può essere eseguito già dal primo giorno di ritardo del flusso mestruale, con le stesse modalità del test per la fertilità.

Risultati: lo stick per il test ha due finestrelle. Se in entrambe appare una linea netta, c’è una gravidanza in corso. Ha un’alta affidabilità.

Limiti: bisogna fargli seguire un esame di laboratorio per la conferma e per aver così diritto ai controlli gratuiti previsti dal Servizio sanitario per le donne in gravidanza.

Menopausa

Cosa rivela: la concentrazione dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) nelle urine e l’eventuale insorgenza della fase di premenopausa. Quando calano gli estrogeni, infatti, aumentano i livelli di FSH, perché l’ormone cerca comunque di stimolare le ovaie a produrre l’ovulo.

Come si fa: se è ancora presente il ciclo mestruale, il test (che consiste sempre nel bagnare uno stick reagente con l’urina del mattino) va fatto dal secondo al settimo giorno dalle mestruazioni. Altrimenti si può fare in qualsiasi giorno del mese. In ogni caso, occorre poi un secondo test di controllo a distanza di una settimana dal primo.

Risultati: dopo 3 minuti, se il livello di FSH è più alto del normale, appaiono nelle finestre di controllo dello stick due linee colorate.

Limiti: la fase di premenopausa è caratterizzata da una fluttuazione degli ormoni, e l’FSH puo’ essere alto in un ciclo e basso nel successivo. Può essere quindi rischioso, per esempio, interrompere la contraccezione sulla base del risultato di un solo test. È necessario invece rivolgersi al ginecologo.

Gli esami delle urine


Multitest

Cosa rivela: permette di verificare lo stato di salute generale dell’organismo, controllando dieci diversi valori attraverso l’urina (peso specifico, ph, leucociti, nitriti, proteine, glucosio, corpi chetonici, urobilinogeno, bilirubina e presenza di sangue).

Come si fa: per ogni test si usa una striscia reattiva, da immergere per un secondo in un contenitore pulito con le urine, prima mescolate, a temperatura ambiente. Le striscie devono essere prelevate dal contenitore a una a una, richiudendo subito il flacone per evitare che l’umidità possa danneggiarle.

Risultati: dopo 60 secondi (o più, a seconda del test) il colore della zona reattiva va confrontato con una scala di riferimento stampata sul flacone.

Limiti: il test è piuttosto complesso e i risultati possono essere alterati dall’uso di farmaci, dalla pratica intensa di un’attività fisica (come il jogging che, per esempio, può alzare il livello di di eritrociti e proteine senza che questo sia un sintomo patologico), da un contenitore non perfettamente sterile (o con residui di detersivi) e nelle donne il risultato della presenza di sangue può essere errato se il test viene eseguito all’avvicinarsi del ciclo mestruale o in caso di spotting. La presenza di glucosio nelle urine (possibile spia del diabete), infine, può dipendere da un pasto particolarmente ricco di zuccheri e, viceversa, la sua assenza non esclude che la glicemia (cioè il livello di zuccheri nel sangue) sia a un livello non rilevato dal test ma già borderline e meritevole di attenzione.

Gli esami del sangue

Glicemia

Cosa rivela: controlla il livello di glucosio nel sangue. Un livello superiore a 250 mdl (milligrammi per decilitro) segnala il diabete. Chi è affetto da questa patologia deve ripetere l'esame anche più volte al giorno (la frequenza viene decisa caso per caso dal medico) per calibrare le dosi di insulina da assumere.

Come si fa: ci si punge il dito con un apparecchietto dotato di un ago molto sottile e indolore, si bagna con una goccia di sangue una apposita striscia di carta che viene “letta” da un piccolo computer.

Risultati: il valore glicemico appare in 12 secondi sul display. Il valore medio normale è di 100-110 mdl.

Limiti: è un test di autoanalisi molto utile nella quotidianità, da accompagnare però a periodici esami di laboratorio con sangue venoso stabiliti dal medico.

Colesterolo

Cosa rivela: il valore di colesterolo totale nel sangue, uno dei fattori di rischio per le malattie vascolari. Può essere utile per tenere d’occhio i risultati di una dieta o di una terapia farmacologica per abbassarne i livelli.

Come si fa: al mattino, a digiuno, usando un apparecchio specifico con le stesse modalità del test per la glicemia. Esiste anche un test più semplice (ma meno preciso), che utilizza solo una striscia reattiva che cambia colore, da confrontare con una scala comparativa.

Risultati: il valore appare sul display dopo una decina di secondi. Quello ottimale è inferiore a 200 mdl (milligrammi per decilitro), a rischio da 200 a 240 e a rischio elevato oltre 240.

Limiti: si riferisce al colesterolo totale e non permette di conoscere il rapporto tra colesterolo “buono” (HDL) e “cattivo” (LDL) un parametro di riferimento più preciso per stabilire l'eventuale necessità di una terapia.

Celiachia

Cosa rivela: la presenza di anticorpi IgA nel sangue, dovuti alla risposta immunitaria provocata dalla celiachia. Si tratta di un disturbo grastointestinale severo che dura tuttta la vita, con vari sintomi (diarrea, perdita di peso, tensione addominale, problemi cutanei...) dovuta a un’intolleranza al glutine, un complesso di proteine presenti nel grano, nell’orzo, nella segale e nei cibi che li contengono.

Come si fa: ci si punge il polpastrello col pungidito e si preleva una goccia di sangue con un capillare di vetro. Il capillare va quindi messo in una provetta con diluente, per formare una soluzione omogenea, nella quale inserire uno stick reattivo per 5 minuti.

Risultati: due linee rosse sullo stick sono un risultato positivo, una sola linea invece esclude la celiachia.

Limiti: il test è molto affidabile ed è ideale per un primo screenig. Se il test è positivo, la presenza di anticorpi IgA indica con alta probabilità la celiachia, ma per la diagnosi finale occorre consultare il medico. È anche utile per controllare l’efficacia di una dieta priva di glutine (prescritta dallo specialista): il livello di IgA infatti diminusce e nel giro di alcune settimane il loro livello non è più determinabile dal test, che dà un risultato negativo.

da «Vera Magazine» (ed. Quadratum), febbraio 2007