La valle del Sinni

di Mariateresa Truncellito

Quella del fiume Sinni è una valle incantata, lontana dagli itinerari turistici “classici”. Per l’inatteso paesaggio, aspro e selvaggio di giorno, con l’aria profumata di zagare e eucalipti, e simile a un antico presepe napoletano di notte, quando l’oscurità è squarciata dalle luci dei paesini arroccati sulle colline. Ma l’incanto è dato anche da una terra ricca di leggende e magia, che si sposano con la calorosa ospitalità dei suoi abitanti.

La vertigine di Tursi

Situato su una roccia arenaria come un anfiteatro, nacque attorno al castello costruito dai Goti nel V sec. d.C. I Saraceni eressero invece la Torre di Tursico. Dal centro storico, con una sosta alla casa del poeta Albino Pierro (1916-1995), candidato al Nobel, si sale una ripida strada, la «petrizze», e si arriva nella Rabatana (dall’arabo «Rabhadi», borgo), il rione più antico, circondato da ogni lato da profondi burroni (le «jaramme»). Chi resiste alle vertigini gode di una strepitosa vista sulle campagne fino allo Jonio e al Pollino.

Ai feudatari si devono vari palazzi nobiliari: tra gli altri, un edificio del 1600 che ospita l’hotel Il Palazzo dei poeti (da 85 euro la doppia in mezza pensione, 0835532.631, www.palazzodeipoeti.it). Sede vescovile millenaria, tra le tante chiese da vedere la cattedrale dell’Annunziata del 1400, S. Maria Maggiore alla Rabatana (XI sec.), i conventi di S. Rocco (XV sec.) e S. Francesco (XVI sec.). A pochi chilometri c’e’ la cattedrale di Santa Maria d’Anglona (XIII sec.), il più importante monumento religioso della zona: molto interessanti gli affreschi, l’abside semicircolare e il portale dell’XI secolo. Il paesaggio, lunare, è caratterizzato dai calanchi, sculture d’argilla modellate da vento, pioggia e neve.

Info: www.comune.tursi.mt.it; Proloco, tel. 0835.500000, prolocotursi@heraclea.it.

Il paese senza nome

In Basilicata, per non nominarlo, tutti lo chiamano «quel posto». Ma se non siete superstiziosi non perdetevi Colobraro: la malia c’è, ma sta tutta nella bellezza di questo borgo con le case scenograficamente disposte su uno sperone ripidissimo. La sua fama sinistra si deve a un aneddoto (non si sa se reale) risalente alla seconda guerra mondiale: il podestà don Virgilio, irritato con un malcapitato, imprecò »Che possa cadere il candelabro!». Cadde davvero, uccidendo il poveretto che aveva causato l'ira dello... jettatore.

Di fatto nel paese c’è una forte tradizione popolare legata ai riti magici e alle fattucchiere capaci di allontanare il malocchio, e nel 1949 se ne occupò anche l’antropologo Ernesto de Martino. L’insediamento risale al Mille e a un cenobio dei frati Basiliani di Santa Maria di Cironofrio, mentre il nome deriva da «coluber», serpente (ancora parte della fauna locale).

Da vedere, il punto panoramico con i resti del castello baronale, un centro storico di viuzze bianche e intricate, la chiesa madre di San Nicola (XII sec.), l’ex convento dei Francescani e la chiesa di Sant’Antonio del Cinquecento.

Info: Proloco tel. 0835.841201.

La poetessa di Valsinni

Scendendo da Colobraro, si varca il ponte Salomone e si arriva a Valsinni. Il fiume appare un rigagnolo in un immenso letto, a causa della grande diga in terra battuta costruita nel 1983 a Senise. La parte antica del paese (che fino al 1873 si chiamava Favale, «terra ricca di sorgenti») pare arrampicarsi sul colle che domina la gola.

Tra i feudatari ci sono stati i Morra: nel 1546, i tre fratelli della poetessa Iabella, contrari al suo amore (platonico) per Diego Sandoval De Castro, castellano di Bollita (oggi Nova Siri), li uccisero.

Attorno al castello si snodano i vicoli del borgo, separati da caratteristici «grafi», passaggi coperti a volta. Nella chiesa dell’Assunta c’è un crocifisso del Quattrocento e in palazzo Mauri un mulino con le macine in pietra. Sul vicino monte Coppolo, i resti (VII-VI sec. a.C.) delle mura di Lagaria, fondata da Epeo, costruttore del cavallo di Troia.

Info: Proloco tel. 0835.817051

Il balcone sullo Jonio

Da Rotondella («Rotunda Maris») la vista arriva fino al mare, e alle province di Taranto, Matera e Cosenza. Su un colle tondeggiante, fu distrutta dai Saraceni alla fine del XV secolo e rifondata nel 1518.

Il centro storico ha una disposione “a chioccola”, con le strade concentriche verso la sommità. Tra le viuzze strette, vanta una torre di avvistamento (XVI sec.), vari palazzi gentilizi, le «lamie» (XVIII sec.), pilastri in pietra che sostengono una struttura con volte a crociera su cui poggiano anche le case, la chiesa di S. Maria delle Grazie (XVI sec.).

Info: proloco tel. 0835504283, Consorzio per lo sviluppo dell’economia locale, www.cosvel.it.

In Contrada Trisaia si puo’ alloggiare nell’agriturismo Il Pago, a conduzione familiare, dove provare la cucina casereccia: frizzuli o rascatelli col sugo di mollica, pastizze (calzoni ripieni di carne), gnommaredde (involtini con interiora di capretto), capecedde (testina d’agnello in tortiera). Pensione completa da 54 euro (tel.835.848090 www.ilpago.it).

da «Meridiani - Costa Ionica» (ed. Domus), settembre 2007