Sacro & profano

Bellini, Aspertini e Boldini: tre pittori amati da critica e pubblico

di Mariateresa Truncellito

Prima del supermarket dell’estetica, quando le donne erano ancora una diversa dall’altra, i ritratti ne catturavano non solo l’avvenenza, ma anche il fascino, la capacità di sedurre con l’anima, oltre che col corpo. Un’arte nella quale eccelleva Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931), pittore del bel mondo specializzato in «istantanee» ultra-chic delle signore dell’alta società internazionale.

Come fanno i moderni fotografi specializzati in calendari con i ritocchi elettronici di Photoshop, Boldini esaltava le caratteristiche migliori delle sue modelle allungandone gambe, mani e piedi, ritraendole in pose apparentemente casuali o, al contrario, studiatissime e teatrali. Certo: le sue donne erano sempre molto vestite. Ma la sostanza era la stessa: incantare lo spettatore, lasciarlo senza fiato di fronte a tanta sensuale bellezza.

Anche una volta diventato ricco e famoso, Boldini non smise di fare, prima di ogni quadro, schizzi, appunti, prove. Perché il risultato fosse perfetto. Il rapporto del pittore ferrarese con l’universo femminile viene ricostruito, dal 18 settembre al 30 dicembre 2008, a Montecatini Terme in Boldini. Mon Amour: l’esposizione, curata da Tiziano Panconi, il maggior esperto dell’opera del pittore ferrarese, presenta 110 oli su tela e 60 disegni, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private, oltre a 60 fotografie e lettere originali e inedite.

Un altro pittore famoso per il suo sguardo sulla figura femminile, dove però l’aspetto spirituale è decisamente dominanante, è Giovanni Bellini (Venezia, 1430 – 1516), il più noto e amato pittore di Madonne. Ma ai suoi tempi questo grande inventore della rappresentazione dei sentimenti e della natura era apprezzato soprattutto per le grandi opere pubbliche.

Molte si possono ammirare nella mostra monografica Giovanni Bellini alle Scuderie del Quirinale (30 settembre 2008 – 11 gennaio 2009), curata da Mauro Lucco e Giovanni C.F. Villa. Proposta a quasi sessant’anni dalla precedente esposizione a Palazzo Ducale di Venezia nel 1949, presenta oltre sessanta dipinti (tre quarti della produzione certa del maestro veneziano), giunti dai più importanti musei del mondo. Accanto alle grandi pale d’altare – come la tavola di oltre quattro metri del Battesimo di Cristo di Santa Corona a Vicenza – ci sono opere sacre di committenza privata, come le serie complete dei Crocifissi e le Pietà, una selezione di Madonne e Ritratti e, soprattutto, le grandi allegorie e mitologie, come la Continenza di Scipione, un fregio di oltre tre metri che simula il marmo, mai uscito prima dalla National Gallery di Washington.

Per finire, una mostra dedicata a uno dei più eccentrici pittori del Cinquecento, «uomo capriccioso e di bizzarro cervello», secondo la definizione di Giorgio Vasari: Amico Aspertini 1474-1552, artista bizzarro dell'epoca di Dürer e Raffaello, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna (dal 27 settembre 2008 all’11 gennaio 2009), curata da Andrea Emiliani e Daniela Scaglietti Kelescian.

Amato dalla critica, Aspertini è considerato tra i maggiori esponenti della scuola bolognese: il suo stile complesso, eccentrico ed eclettico anticipa il Manierismo, con affascinanti bizzarrie, figure espressive, paesaggi fra naturalismo e classicismo. Capace di dipingere con entrambe le mani in simultanea, assai ricercato dalle famiglie illustri di Bologna che gli commissionarono opere importanti e «moderne», Aspertini fu anche grande viaggiatore e riproduceva ogni cosa che lo colpiva su taccuini di disegni, le «vacchette», vera miniera storico-artistica, ricercate già allora da pittori e studiosi (il Guercino ne possedeva una). Alcune sono in mostra, accanto a dipinti, ceramiche, miniature e a una quarantina di opere di artisti con cui Aspertini si confrontò, come Dürer, Filippino Lippi e Raffaello. Il percorso espositivo prosegue in esterni, in un itinerario di cui fanno parte, fra gli altri, i cicli di affreschi nella chiesa di Santa Cecilia e di San Giacomo, e le sculture sulla facciata della chiesa di San Petronio a Bologna e gli affreschi nella Rocca Isolani di Minerbio.

da «Verve», (ed. Verve International), settembre 2009