Dove l'arte va di moda

Da Milano a Parigi, tre mostre che celebrano l'eleganza italiana

di Mariateresa Truncellito
Un filo di seta unisce gli abiti di Roberto Capucci e le armature dei samurai del Giappone classico in «Fantasie guerriere», al Filatoio di Caraglio, Cuneo, fino all’8 dicembre 2008. Due mondi favolosi, legati dall’effetto cromatico e da elementi decorativi: oltre quaranta spettacolari abiti-scultura, provenienti dal Museo della Fondazione Roberto Capucci di Firenze, e dieci armature, con elmi, tsuba (else di spada) e una maschera da guerra collezionati da Frederick Stibbert per il museo che avrebbe lasciato al capoluogo toscano nel 1906. Armature dall’aspetto feroce, ma di materiali delicati: lamine d’acciaio legate da finissime trecce di seta, materiale tra i più resistenti e duttili. Qualità sfruttate con identica abilità da Capucci per le sue creazioni. Lo stilista stesso aveva affermato, proprio visitando il Museo Stibbert, «Mi sono sempre sentito attratto dalla cultura giapponese, per il rigore estetico e per i sorprendenti percorsi immaginativi».

L’Oriente affascina anche un altro grande nome della moda: l’Espace Louis Vuitton di Parigi ospita, fino al 31 dicembre 2008, «Metamorphoses, traiettorie coreane». Dalle Olimpiadi di Seul del 1988, la Corea è stata al centro di miracoli economici e rivoluzioni tecnologiche, e molti nuovi artisti ne riflettono il dinamismo. Le opere della mostra parigina sono ispirate ai cambiamenti dei corpi, della società e dell’architettura, dove però resta intatta l’identità: concetto chiaro nella «galleria dell’evoluzione» di Hyungkoo Lee, nelle figure intrecciate di Do Ho Suh, nei dipinti figurativi di Suejin Chung e nei «panorami feriti» del pittore Heryun Kim.

Per finire, un esplicito omaggio al made in Italy reso da Triennale Design Museum all’inventore di un modello di progettualità che ha molti contatti con le ricerche del design italiano contemporaneo: «Salvatore Ferragamo-Evolving Legend 1928-2008» (fino al 9 novembre 2008) ripercorre la storia dello stilista con i suoi prodotti simbolo - calzature, borse (foto in alto a destra), abbigliamento, foulard, bijoux - oltre a pellami, forme di legno dei piedi di clienti famosi e documenti dall’archivio Salvatore Ferragamo di Firenze. Articolata in 12 sezioni, l’esposizione conduce i visitatori in un viaggio nel tempo, attraverso i valori su cui si è costruita l’identità del marchio: il mito del fondatore e la sua relazione con il cinema e il mondo dell’arte, l’incontro fra artigianalità e modernità, la ricerca del comfort, il rapporto fra arte e merce, il legame fra tradizione e innovazione, la costruzione del look come identità.

da «Verve» (ed. Verve International), ottobre 2008