Prego, si accomodi

Le bizzarre svolte della vita nelle sedie scultura di Carla Tolomeo

di Mariateresa Truncellito

«Il successo? È arrivato perdendo la più grossa occasione della mia vita». Carla Tolomeo è la «signora delle Sedie». Le sue sono fantasiose e surreali sculture ricercate dai collezionisti ed esposte in decine di musei d’arte contemporanea, gallerie e fiere di tutto il mondo. Nate per caso, dopo un vita consacrata alla pittura e all’amore per lo scrittore, saggista e studioso manzoniano Giancarlo Vigorelli.

«Per metà dell’esistenza ho creduto nella forza volontà», dice Carla Tolomeo nella sua casa, tra libri, dipinti, arazzi cinesi e foto che parlano di una vita di incontri e di passioni. «Ho sbagliato tutto: solo quando ho capito che la vita ti porta dove devi andare, ho centrato gli obiettivi».

Le Sedie Scultura sono fiori, frutti, pappagalli, farfalle, stelle, lune, mani; decorative ma anche funzionali. Carla Tolomeo taglia nel legno la forma dello schienale, sceglie le stoffe e le imbottisce. E attira l’attenzione di Roberto Casamonti della galleria Tornabuoni Arte, e di importanti griffe, come Blumarine, Hermès (che ha messo le Sedie nelle vetrine di Faubourg Saint Honorè), Missoni (che le ha donato rari tessuti d’archivio).

«Buffo pensare che sia nato tutto da un fallimento», commenta. «Era il ‘96. Avevo fatto una mostra di pittura alle Leicester’s Galleries di Londra. Mi venne offerto un contratto, il sogno di una vita. Dovetti rifiutare, per motivi di famiglia. Sono tornata a Milano con un profondo senso di sconfitta. Non riuscivo più neanche a dipingere, stavo tutto il giorno chiusa in casa con mia madre che era molto malata. Per dare un senso al ritiro forzato, immaginai di trasformare la nostra vita trasformando un oggetto. Una sedia, appunto».

Lo stile – paillettes, colori squillanti, oro e argento, lustrini, velluti, damaschi, forme e proporzioni esuberanti – è ribelle: «Non ne potevo più della frigidità del design degli anni Novanta, le case minimaliste, bianche con tocchi di grigio... Ho sentito il bisogno di trasgredire: riprendiamoci il barocco che in noi!». Le Sedie, un hobby creativo e fuori moda, colpiscono gli amici: tra gli altri, una giornalista londinese che ne scrive e Marta Marzotto, la quale ne commissiona 15.

«È iniziata una carriera. Da un gioco. Se penso alla mia pittura seriosa e sudatissima… ». Ma niente nasce per caso, perché nelle Sedie Scultura di Carla Tolomeo c’è tutta la sua parabola artistica. «Le prime risalgono al 1976. Feci una mostra di quadri a Roma, intitolata Metamorfosi. Con l’idea che la fantasia può trasformare tutto, realizzai anche tre Sedie, andando a imparare il mestiere di notte, da un tappezziere. Mi costarono una fortuna e nessuno le notò. I tempi non erano maturi o forse non lo ero io».

Carla Tolomeo in effetti è sempre stata un passo avanti: «Facevo pittura colta quando non era di moda, reintepretando come nature morte opere di grandi artisti. Ho cominciato con Utamaro e Hokusai, e molte delle mie forme attuali riprendono il ritmo della grafica giapponese. Poi ho vissuto un grande amore per Carpaccio, e nelle mie sedie c’è anche la sontuosità della sua pittura».

Originaria di Pinerolo, figlia di un ufficiale di cavalleria, l’artista dice di aver cominciato a disegnare prima di parlare. Un talento precoce, «allenato» niente meno che da Giorgio De Chirico: «A 8 anni presentai un quadro a olio, Mosè salvato dalle acque, pensi un po’, a una mostra per bambini a Roma. Il maestro, che presiedeva la giuria, volle conoscermi e mi invitò a casa sua per insegnarmi a disegnare. Lo presi sul serio: il giorno dopo mi presentai, con un album da disegno e un mazzo di fiori. De Chirico mi guardò e mi disse: “Sei venuta. Bene. Ma la prossima volta porta la frutta. Perché si mangia”».

Con una battuta inizia una straordinaria amicizia: «Sono andata nel suo studio per tre anni. Stava realizzando le scenografie di Giulietta e Romeo e mi portava con sé a teatro, nascondendo sotto il mio cappottino – perché la moglie non se ne accorgesse - un suo piccolo dipinto da vendere a un gallerista. Andavamo subito da Bulgari, dove spendeva il denaro in gioielli che regalava alle cantanti d’opera delle quali era innamorato».

In fondo, anche la metamorfosi della sedia di Carla Tolomeo ha qualcosa di metafisico, e non a caso il suo soggetto preferito è la mano: «Ha un valore simbolico che rendendo frivolo grazie alle paillettes scintillanti». Il pubblico ama soprattutto le Rose Chair: «Perciò me le copiano tutti. Una volta, in una vetrina di corso Buenos Aires a Milano, ne ho vista una bruttissima sulla quale era posato un mio catalogo. Al negoziante era stata spacciata come un’autentica Tolomeo...», sorride l’artista che, di recente, ha cominciato a trasferire i temi delle Sedie in sculture di marmo, non esattamente alla portata dei tappezzieri. Come diceva il titolo di una sua fortunata mostra alla Villa Reale di Milano nel 2007, «Mai sedersi sugli allori». Anche se sono rivestiti di paillettes.

www.carlatolomeo.com