Good old nouveau

In mostra a Boston gli eccessi virtuosi dei gioielli in stile liberty

di Mariateresa Truncellito

In principio era il diamante. Prezioso come nessuno, certo, ma incolore, necessariamente solitario e sempre uguale a se stesso.

Poi venne l’Art Nouveau: e la gioielleria, finalmente, scoprì che l’originalità, l’inventiva, l’estetica (e quindi il colore, la progettualità e la tecnica) potevano contare quanto l’ostentazione e il valore monetario. Lo dimostra un’ abbagliante mostra al Museum of Fine Arts di Boston (fino al 9 novembre 2008): «Imperishable Beauty: Art Nouveau Jewelry» presenta circa 120 piccoli capolavori prodotti da designer e maestri gioiellieri tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Artisti che avevano appreso la tecnica nelle grandi case di alta gioielleria legata alla tradizione, ma che allora trovarono inedite fonti d’ispirazione per le loro creazioni nella pittura dei Preraffaelliti, nelle teorie del filosofo John Ruskin (1819–1900), nella poesia simbolista e nell’arte giapponese.

Nella ricerca delle forme, l’attenzione fu rivolta alla sensualità femminile, alla natura, alla flora e alla fauna – con particolare predilezione per orchidee e gigli, libellule e farfalle. Naque così una nuova estetica, che era anche reazione alla severità dello storicismo del XIX secolo, all’industrializzazione e, appunto, alla «tirannide del diamante», cui i maestri dell’Art Nouveau contrapponevano il desiderio di interpretare la natura invece che imitarla. Certo: agli occhi moderni, le creazioni in mostra talvolta sembrano pesanti, eccessivamente elaborate: eppure segnarono una svolta fondamentale per la gioielleria occidentale del XX secolo.

E chiunque sia sensibile al virtuosismo tecnico, all’estetismo portato allo stremo o, semplicemente, al fascino del colore, non potrà che lasciarsi andare all’incantesimo ipnotico di ciascun pezzo. Tutti provenienti da un’unica collezione privata: ignota, perché i proprietari hanno preferito restare anonimi.

Più di 40 creazioni sono di René Lalique (1860-1945), indiscusso genio del settore (oltre che eminente designer delle celebri lampade di vetro Art Deco): i suoi gioielli erano spesso grandi, realizzati con materiali insoliti e poco costosi, come corno, smalto, vetro. In generale, i gioiellieri dell’Art Nouveau usarono una tavolozza di colori pastello simile a quella degli Impressionisti. Il colore era dato soprattutto dallo smalto, con la tecnica del «plique a jour» (smalto cattedrale), delicata e, allo stesso tempo, sofisticata come mai prima di allora.

da «Verve» (ed. Verve International), ottobre 2008