La stoffa dei sogni

Al museo Fortuny sfilano gli abiti di carta di Isabelle de Borchgrave

di Mariateresa Truncellito

Chissà se le bambine giocano ancora con gli album di bambole di carta, da ritagliare e vestire con un ricco, e sempre cartaceo, guardaroba. Isabelle de Borchgrave, pittrice, disegnatrice e stilista, di sicuro lo ha fatto. E, come ogni artista, può permettersi di continuare a farlo, trasfigurando quel gioco infantile in una inconsueta tecnica espressiva: una particolare lavorazione della carta, semplice e bianca, da trasformare con effetti di seta, damasco, pizzo, plissé, in innumerevoli varianti di colori, toni e decori. Una vera magia, che si può ammirare nella mostra Un mondo di carta, Isabelle de Borchgrave incontra Mariano Fortuny, al Museo Fortuny di Venezia fino al 21 luglio 2008.

Più che un omaggio al genio dell’artista catalano Mariano Fortuny (1871-1949) - pittore, fotografo, creatore di abiti, costumi, mobili, scenografie e luci per il teatro - un incontro tra due spiriti affini. In esposizione, oltre ottanta tra abiti, accessori e trompe-l’oeil realizzati interamente in carta con incredibile perizia. Una mostra-installazione che ricrea il «clima» fortuniano e permette di cogliere le sfaccettature del talento dell’artista belga.

Un mondo di carta si integra con l’esposizione permanente delle opere di Fortuny e con quelle di artisti contemporanei che il museo ospita a rotazione. Al piano terra c’è una ricostruzione dell’atelier della de Borchgrave: il lungo tavolo coperto di lino sul quale nascono i suoi lavori, le maquette, i disegni, la carta grezza e nelle varie fasi di lavorazione, e il simulacro in carta di vasi, colori, pennelli, ferri da stiro, matite, colla, forbici.

Al primo piano si entra in una dimensione di sogno dove è difficile distinguere il vero dall’illusorio: abiti plissettati, avvolti in veli preziosi, damaschi, sete. Sono modelli di Fortuny o ispirati al suo lavoro, creati da Isabelle in carta; altre sale evocano la vita dello scenografo, con rimandi a Proust e D’Annunzio, il teatro, il lavoro in biblioteca (in un curioso trompe-l’oeil).

Al secondo piano, una grande tenda mediorientale, con effetti di ricamo a traforo (ma è di carta) ricorda la passione di Fortuny per quel linguaggio artistico, mentre modelli di abiti della de Borchgrave dialogano con i suoi disegni e prove di stampa alle pareti.

Isabelle de Borchgrave, nata a Bruxelles nel 1946, disegna fin da bambina e ha mosso i primi passi nel mondo della moda durante l’adolescenza, dipingendo sui suoi vestiti e su quelli delle amiche. Nel suo atelier di alta moda, La Tour de Bébelle, realizzava abiti, foulard, gioielli e accessori, dipingendo su seta, cuoio, pelle di cammello o feltro.

Partendo dal recupero di ritagli di stoffa per creare cuscini o tende, è poi passata al design di tessuti e complementi d’arredo, disegnando linee di biancheria e di servizi in ceramica. Nel 1998, dopo aver visitato una mostra di Yves Saint Laurent al Metropolitan di New York, realizza un progetto espositivo itinerante, Papiers à la Mode, 300 anni di storia della moda illustrati da 180 pezzi tra costumi, accessori e abiti spettacolari in carta, che le dà notorietà internazionale.

Da allora la carta diventa per lei un nuovo terreno di sperimentazione. Tra le sue fonti di ispirazione, le impressioni di viaggio e la materia: un pezzo di legno al bordo dell’acqua, vecchie carte da parati, cartoni abbandonati. Inguaribile ottimista, getta gioie e sogni sulla tela e ritiene che «sebbene la pittura sia una tecnica, deve restare prima di tutto un gioco, un divertimento, un piacere». Parte da un semplice foglio di carta (quella per modelli, di un metro per un metro e cinquanta) su cui interviene: con la pittura, per produrre effetti di velluto o di seta, aumentare lo spessore, creare texture; con le mani, per pressarla, plissettarla, arricciarla; con l’acqua, per modificarne la consistenza, i colori e ottenere trasparenze e motivi. Il suo atelier di Bruxelles è un punto di riferimento per case di produzione internazionali che le commissionano creazioni tessili e cartacee. Anche qui, un’assonanza con Fortuny, di cui Isabelle si sente figlia spirituale.

da «Verve» (ed. Verve International), giugno 2008