Il mondo di Parr

Una mostra a Monaco di Baviera celebra l'opera e la passione per il collezionismo del fotografo inglese Martin Parr

Mariateresa Truncellito

Se esiste il gene del collezionismo, «il mio deve essere particolarmente sviluppato», dice Martin Parr, uno dei fotografi inglesi contemporanei più prolifici e dissacranti, membro della leggendaria agenzia Magnum. Collezionista di immagini: le sue certo, ma anche quelle altrui, visto che possiede una biblioteca di oltre diecimila libri di fotografia. Ma non solo: Parr ha un’insana passione per gli oggetti kitsch che, direttamente o indirettamente, si richiamano alla fotografia, alla sua capacità di cristallizzare l’istante: per esempio possiede decine di orologi con la foto di Saddam Hussein sul quadrante e piatti celebrativi con l’immagine di Lady Diana o di Margaret Thatcher, memorabilia legati all’epoca dello Sputnik sovietico o all’attacco dell’11 settembre, eventi e personaggi che si sono impressi nella memoria collettiva per la loro costante presenza nei media attraverso la fotografia. Oggetti simbolici, molto differenti: «Mi attraggono perché effimeri», spiega Parr, «il loro significato cambia quando il mondo va avanti. Quando la gloria dell’evento cui sono legati svanisce, l’oggetto ne conserva un’eco che è il motore della mia collezione».

Nato a Epson, nel Surrey, nel 1952, Parr eccelle nella capacità di sbeffeggiare con l’obiettivo la vita moderna: ha pubblicato oltre 30 libri, e presentato le sue opere in una serie innumerevole di mostre, collettive e personali, oltre a essere incluso nelle più importanti collezioni fotografiche del mondo.

Meno nota è la sua smania collezionistica: per scoprirla, c’è una curiosa mostra a Monaco, dove le sue immagini, inedite, «dialogano» con quelle della sua particolare raccolta, rivelando soprendenti legami e inattesi rimandi. Parrworld (fino all’8 agosto 2008 all’Haus der Kunst, da settembre al Graphic Design Museum Beyer di Brea, in Olanda) presenta l’ultima serie di scatti di Martin Parr, intitolata «Luxury», insieme con alcuni esemplari della sua sterminata raccolta di libri di fotografie, cartoline, oggetti e foto di artisti inglesi e internazionali, una sorta di moderna wunderkammer che riflette la psicologia del suo creatore.

Prendendo in giro con sapiente ironia il cliché del bizzarro collezionista inglese di cianfrusaglie (e se stesso), Parr rivela un’altra sfaccettatura della sua personalità, la sua fascinazione per il banale e per le eccezioni alla regola, per l’inusuale e il peculiare.

Colori squillanti, soggetti bizzarri, prospettive inconsuete sono gli elementi caratteristici dei suoi scatti che, da oltre tre decenni, documentano la società inglese innanzitutto, ma anche fenomeni globali come il turismo di massa, il credo consumistico e il cosiddetto tempo libero. Dopo la laurea all’accademia di fotografia, con Home Sweet Home, una ricostruzione di un tipico salotto inglese, con i piatti-ricordo con la foto sul fondo, le foto posticce del giorno del matrimonio e così via, diventa famoso negli anni Ottanta, dopo la pubblicazione del libro Bad Weather su un soggetto caro agli inglesi, il maltempo, appunto. I suoi scatti, all’epoca in bianco e nero, sono caratterizzati da uno humour particolare, capace di cogliere l’umanità in atteggiamenti ironici e grotteschi. Ma senza limitarsi a strizzare l’occhio al divertimento a spese altrui: l’affermazione di Wim Wender per la quale la macchina fotografa sempre in due sensi, è particolarmente vera per Parr. Che, dal canto proprio, ci tiene a sottolineare che il suo lavoro è sia come una visione della società contemporanea che una sorta di autoritratto.

Nel tempo, Parr è passato al colore, focalizzando la sua attenzione su divertimenti, consumismo, turismo, mobilità e comunicazione in senso esteso. L’obiettivo si punta sul bizzarro, l’individuale, ma anche i luoghi comuni e le contraddizioni irrisolvibili della classe media, perché «La fotografia spesso si è occupata degli estremi, proletari o aristocratici, mai dei borghesi». La nuova serie, Luxury, è un’ideale continuazione di questo percorso: Parr ha visitato Dubai, Durban, Mosca, fotografando sfilate di moda, fiere d’arte e del lusso, corse di cavalli, ma anche l’Oktoberfest di Monaco. Confermando la sua attenzione spasmodica per i dettagli, che lo porta a utilizzare, per cibi e oggetti, un ingranditore macro con un flash circolare, come quelli che la polizia scientifica utilizza per le scene del crimine, come un affettuoso (e insieme spietato) indagatore del presente. Sulla società del benessere, l’indagine è chiusa: per Parr, l’opulenza occidentale è problematica tanto quanto la povertà, perché «Siamo tutti troppo ricchi per stare davvero bene».

da «Verve» (ed. Verve International), luglio/agosto 2008