Io scolpisco da solo

L’archelogia del presente nelle opere di Matthew Spender care a Bertolucci

di Mariateresa Truncellito

«È un momento democratico, dove chiunque può fare ciò che vuole, perché tutti i metri di giudizio sono defunti. Nel bene e nel male, però, non faccio arte concettuale e non capisco il video. Vedo delle cose intorno a me che voglio ricreare con le mie mani e mi considero molto fortunato del fatto che niente mi impedisca a continuare così»: con queste parole lo scultore Matthew Spender descrive la sua arte, le sue sculture contemporanee e nello stesso tempo antiche, fatte con materiali tradizionali - la pietra, il legno, la terracotta - in un momento in cui gli artisti tendono sempre di più a utilizzare i new media.

A Spender Milano dedica fino all’8 giugno 2008 una importante mostra allestita nelle Sale Viscontee e nei cortili del Castello Sforzesco: Archeologia del presente, curata da Federico Poletti e prodotta da Palazzo Reale e Associazione Caleidoscopio, è la prima importante occasione per vedere in maniera ampia e ben documentata tutto il percorso creativo di un outsider dell’arte.

In esposizione, 72 opere per 149 pezzi individuali, suddivise tra le varie tipologie di materiali utilizzati: terracotte smaltate, lapidei, legni policromi e dipinti, ripercorrendo le varie fasi che hanno contraddistinto la carriera dell’artista. Tra le altre, ci sono una ventina di opere in terracotta di medie dimensioni, figure femminili, scene familiari, maternità, che mostrano la capacità di elaborazione gestuale dell’artista e il suo rapporto con l’arte etrusca, alcune sculture in pietra e in legno policromo di grandi dimensioni, bassorilievi, sculture in pietra di medio e piccolo formato in travertino e in materiali lapidei policromi e una decina di dipinti a olio su tela, degli anni Ottanta, che mostrano la ricerca plastica nella pittura.

Molti, davanti ad alcune sculture, proveranno una sorta di deja-vu: è il ricordo del film Io ballo da sola (protagonista una giovanissima Liv Tayler), perché nel 1995 Bernardo Bertolucci ha ambientato la pellicola proprio nella casa dell’artista, a Gaiole in Chianti, immortalando una cinquantina delle sue opere.

Spender, inglese di origine (classe 1945, padre poeta, madre musicista), è ormai italiano di adozione, visto che vive nel nostro paese dal 1968 con la moglie Maro Gorky. Ha iniziato la sua ricerca artistica con la pittura, ma poi si è dedicato prevalentemente alla scultura.

Tra i suoi maggiori estimatori, oltre a Bertolucci stesso, c’è il pittore Francis Bacon.

Lo scultore ha elaborato la sua originalità interpretativa confrontandosi con i classici italiani, dagli etruschi ad autori moderni come Arturo Martini. «Spender è un vero outsider della plastica contemporanea», commenta Federico Poletti, il curatore della mostra. «Sperimenta differenti tecniche privilegiando materiali elementari.

Una scelta di mezzi perfettamente coerente con la sua semplificazione delle forme, per arrivare a catturare immagini che racchiudono idee assolute, una sorta di archetipi primitivi. Così le sue figure da un lato costringono lo spettatore a un diretto confronto con la realtà presentata, dall’altro sembrano appartenere a mondi antichi - l’epoca romana, etrusca o rinascimentale: icone fuori dal tempo, eppure eternamente presenti. In tal senso si può definire la ricerca di Spender come una sorta di archelogia del presente, uno scavo continuo nel serbatoio della memoria collettiva».

Più di recente, Spender ha realizzato un ciclo di lavori narrativi, momenti reali di vita quotidiana tradotti in terracotta smaltata e dipinta: immagini di forte impatto cromatico in cui si fondono scultura e pittura, con imprevedibili effetti materici e giochi di luce. Sono lavori creati ad hoc per la rassegna milanese, gruppi che rappresentano la vita all’interno di un negozio di fiori, una boutique di eccentrici cappelli, surreali acconciature, un negozio di lingerie e un gruppo di prostitute. «Sculture narrative», commenta Poletti, «che sconfinano verso un’estetica del kitsch contemporaneo».

da «Verve» (ed. Verve International), maggio 2008