Feel rouge

A Parigi si celebra il colore della passione in tutte le sue declinazioni

di Mariateresa Truncellito

Secondo Michel Pastoureau, antropologo e autore di Le petit livre des couleurs, «Parlare di colore rosso è pleonastico. Non a caso in spagnolo, colorado significa sia colorato che rosso. Mentre in russo krasnoi significa sia rosso che bello (e la piazza Rossa, etimologicamente è la piazza Bella). Il rosso è il colore per eccellenza, il primo di tutti i colori».

Il colore rosso, simbolicamente legato al sangue e al fuoco, è ambivalente, multiplo, potente, maestoso, lussuoso, erotico, fatuo e infernale. Il Museo delle arti decorative di Parigi presenta, fino al 1 novembre 2009, un’insolita esposizione della sua collezione attraverso una selezione di oggetti, inediti o raramente messi in mostra, che hanno in comune il loro colore, il rosso, appunto. Mobili e complementi d’arredo, bijoux, accessori di moda, tessuti, manifesti pubblicitari e altro: 400 esempi della versatilità del colore rosso, dei suoi usi tecnici e materiali che dimostrano come il rosso sia la nota che ha dominato tutte le epoche, nelle sue infinite variazioni sul tema, dall’alzalea al borgogna, dal cardinale al carminio, dal ciligia al cremisi, dallo scarlatto al magenta, al porpora al vermiglio...

Il visitatore non è obbligato a seguire un percorso prestabilito, ma la presentazione ha molteplici ingressi che permettono di scoprire le sfaccettature del rosso in assoluta libertà, nei due piani delle gallerie. Ed ecco il rosso nelle case: sugli arazzi medievali e orientali, o nelle dimore nobiliari e borghesi dell’Ottocento, dove diventò prepotentemente di moda dopo la riscoperta di Pompei, nel 1763, e l’ocra rossa delle pareti della Casa dei Vetii.

Una selezione di oggetti d’arredo testimonia la permanenza del gusto per il rosso, da una poltrona del XVIII secolo a una sedia dei Fratelli Campana del 1993. Nell’abbigliamento, si scopre, il rosso è stato lungamente un colore speciale: secondo i rigidi codici dell’Ancien Régime, era riservato agli aristocriatici e il mancato rispetto della regola poteva essere addirittura passibile di sanzione. Potenti e ricchi si vestono di rosso vivo fin dall’antichità per esprimere potere e mascolinità. Fino al XIX secolo anche le spose scelgono il rosso, a significare l’eccezionalità del giorno. Il rosso è destinato anche alle livree o agli abiti da caccia, a seconda di materiali e tagli rivela l’audacia o la prestanza. Le uniformi civili e religiose sono spesso rosse. Nel 1802 Napoleone istituisce la Legion d’onore e il suo nastro rosso per ricompensare coloro che abbiano reso alti servigi alla nazione. Ovunque, si srotola un tappeto rosso per accogliere un ospite prestigioso.

Altra musica nella politica, dove il rosso è il colore del comunismo e della lotta (non nei paesi islamici, però, dove il rosso richiama il colore della fede). In Francia drappo rosso e berretto frigio incarnano il popolo oppresso pronto a battersi contro la tirannide. Nel 1918 in Russia c’è l’Ottobre Rosso, quindi l’Unione Sovietica adotta la bandiera rossa con falce e il martello dal 1922. In Cina, il Libretto rosso di Mao viene stampato in un miliardo di esemplari, mentre il telefono rosso ha segnato la diplomazia internazionale nella seconda metà del XX secolo. Un insieme di manifesti ripercorre la storia dei grandi movimenti rivoluzionari, cominciando con i moti del 1848.

La passione non è solo impegno, anzi.

Il rosso e la voluttà. Il rosso è il colore dell’erotismo e dell’amore. La lingerie rossa, oggi così banale e giocosa, ha tutt’altra origine: nel Medioevo le prostitute avevano l’obbligo di portare un capo d’abbigliamento rosso che segnalasse la loro professione e una lanterna rossa appesa alle case chiuse era un’eloquente insegna. Nel XIX secolo le cortigiane adottano il rosso, e sono rossi i sipari e gli addobbi dei teatri. Le labbra oltraggiosamente vermiglie attirano gli sguardi, ispirano disegnatori di manifesti come Gruau e designer di arredamento contemporanei: sono le labbra dell’attrice Mae West quelle che hanno suggerito il canapè Bocca dello Studio 65.

Non c’è inferno senza redenzione: fiammeggia il regno di Belzebù, ma il rosso evoca anche il sangue di Cristo sulla croce, e ciò riassume perfettamente l’ambivalenza di questo colore. L’allarme è rosso, come rossi sono i divieti: un’ambulanza del 1920, dei soldati di fanteria, un veicolo dei pompieri, un moribondo della campagna Benetton e i cartelli stradali testimoniano l’incredibile potenza del rosso nell’immaginario comune.

Tre sale della mostra sono dedicate all’evoluzione delle tecniche di tintura attraverso i secoli, con materiali organici (cocciniglia), vegetali (garanza, chermes) o sintetici. Ci sono materiali e sostanze rosse allo stato naturale, come la porpora e il corallo, ma la maggior parte dei materiali sono o tinti o pitturati: come la lacca orientale, il cuoio, la carta, la ceramica, il vetro o la plastica. E poi il mistero, il prezioso, il raffinato: sono rosse le sete, il velluto o il damasco che si rivestono l’interno di un portagioie o che fungono da fodera per un capo di abbigliamento prezioso, dandogli un tocco di lussuosa intimità. Per finire, l’allegria, la gioia, l’infanzia: dal Babbo Natale della Coca Cola a Cappuccetto Rosso, i bambini adorano i giocattoli rossi. Ma anche i grandi, che a tutti i colori, preferiscono il rosso Ferrari.

Aussi rouge que possible

fino al 1 novembre 2009
Museo delle Arti decorative,
107, rue de Rivoli Parigi
tel. 330144555750
www.lesartsdecoratifs.fr

da «Verve» (ed. Verve International), settembre 2008