Un angolo di Vienna nella Grande Mela

Un museo da scoprire: la Neue Galerie New York, scrigno di capolavori dell’arte tedesca e austriaca del primo Novecento

di Mariateresa Truncellito

Per gustare una delle migliori Sachertorte del mondo bisogna andare a New York. Va bè, magari non ci si va apposta, ma i fan di questo superbo dolce viennese che capitano nella Grande Mela non perdano l’occasione di assaporarlo in un luogo magico, capace di proiettare il visitatore nell’atmosfera della Vienna fin-de siècle. Non per nulla il Café Sabarsky è uno dei ritrovi favoriti dei newyorkesi. E il museo che lo racchiude, la Neue Galerie New York, un lusso da conoscere. Anche se al dolce si preferisce il salato...

Collocata nel Museum Mile (dall’83 alla 105 sulla Fifth Avenue, Upper East Side), a metà strada fra il MoMa e il Guggenheim, la Neue Galerie è il primo museo americano dedicato all’arte moderna tedesca e austriaca, con opere di pittura, scultura, grafica e arti decorative. Tra gli highlight, dipinti e disegni di Egon Schiele, Gustav Klimt, Oskar Kokoschka, Vasily Kandinsky, Erich Heckel, oggetti della Wiener Werkstätte di Josef Hoffmann, Koloman Moser e Dagobert Peche, mobili di Adolf Loos, Otto Wagner, Mies Van der Rohe.

Aperto nel 2001, il museo ha raccolto da subito le simpatie del pubblico e della critica: all’epoca il New York Times lo definì semplicemente «poco meno che superlativo». Non male per un’istituzione culturale che è la realizzazione di un sogno. Quello di due grandi collezionisti, Ronald Lauder, presidente della multinazionale dei cosmetici Estée Lauder, e Serge Sabarsky, gallerista e imprenditore.

Un sogno e una scommessa. Per quasi tutto il XX secolo, infatti, a differenza dell’arte francese o italiana, l’arte germanica e austriaca non avevano riscosso grande successo tra gli americani, benché movimenti artistici come l’Espressionismo tedesco e la Wiener Werkstätte avessero avuto enorme influenza sullo sviluppo delle arti visive e decorative in Europa e negli Stati Uniti. Ma l’arte tedesca veniva associata sbrigativamente al Nazismo e all’Olocausto, a dispetto del fatto che molti artisti erano stati vittime delle persecuzioni naziste che miravano a «purgare» i musei dal degenerato Modernismo, e che proprio i collezionisti ebrei erano tra i loro più grandi mecenati.

Anche i due fondatori della Neue Galerie sono ebrei: la madre di Sabarsky morì ad Auschwitz, mentre Lauder si prese la sua dose di antisemitismo negli anni Ottanta, quando fu ambasciatore americano in Austria sotto la presidenza di Kurt Waldheim (contestato proprio per i trascorsi nazisti). Alla domanda che spesso gli veniva posta da giornalisti poco preparati, «Perché due ebrei si sono dedicati a collezionare proprio dipinti dell’Espressionismo tedesco?», Sabarsky replicava immancabilmente «Perché questa era l’arte che Hitler odiava».

Lui, il principale artefice della Neue Galerie, era nato a Vienna nel 1912. Dopo aver lavorato come allestitore di scenografie per il Simplicissimus, frequentatissimo cabaret della Vienna prebellica, e poi come clown in un circo, nel 1939 era emigrato negli Stati Uniti.

Arruolatosi nell’esercito, durante la II guerra mondiale combattè in Francia e in Germania. Tornato a New York, fece fortuna nell’edilizia e cominciò a interessarsi all’arte austriaca del XX secolo. In particolare, partecipando alla realizzazione di una mostra al Guggheneim nel 1965, rimase così affascinato dalle opere di Egon Schiele e Gustav Klimt da diventarne il più importante collezionista americano.

La Serge Sabarsky Gallery, aperta nel 1968 al 987 di Madison Avenue, nel giro di trent’anni sarebbe diventata la prima galleria degli Stati Uniti sull’Espressionismo austriaco e tedesco, con partecipazioni a mostre internazionali su vasta scala e prestiti in tutto il mondo: prima della morte, nel 1996, Sabarsky aveva stimato che i capolavori della sua collezione erano stati visti da oltre 10 milioni di persone.

Alla sua visione internazionale e condivisa dell’arte si deve, tra l’altro, l’Egon Schiele Art Centrum di Câesky Krumlov, nella Repubblica Ceca, centro studi e atelier per artisti contemporanei, presieduto dal socio e amico fraterno Ronald S. Lauder.

Nato nel 1944, il cofondatore e presidente della Neue Galerie è figlio di Estée Lauder e di Joseph Lauder fondatori della omonima casa cosmetica. Secondo Forbes, è uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale stimato nel 2007 di 3 miliardi di dollari.

Il suo primo acquisto da collezionista risale al 1957: a 13 anni spese le mance ricevute in occasione del suo Bar Mitzvah (la cerimonia con la quale il bambino diventa reponsabile personalmente verso la legge ebraica) per comprare un disegno di Schiele. Un estimatore precocissimo, anche se il suo interesse era stato stimolato dal background della sua famiglia austro-ungarica.

Avrebbe conosciuto Serge Sabarsky molti anni dopo, poco prima che aprisse la sua galleria, e ne sarebbe diventato uno dei clienti più assidui e affezionati. Durante il loro primo incontro, alla domanda se vi fossero altri collezionisti di Schiele e Klimt in America, Sabarasky gli rispose che ne conosceva soltanto due. Lauder sottolineò: «Beh, ora ne conosce altri due», riferendosi a se stesso e a suo fratello Leonard. Ma il futuro socio replicò: «Vi avevo già contati».

La passione condivisa li portò al progetto, accarezzato per molti anni, di un museo con il meglio dell’Espressionismo tedesco. Nel 1994 trovarono la sede ideale: un edificio del 1914, in stile Luigi XIII all’angolo della Fifth con l’86°, progettato da Carrere & Hastings (gli stessi della Public Library) per l’industriale William Starr Miller e poi acquistato da Cornelius Vanderbilt III. Sabarsky morì due anni dopo, ma Lauder decise comunque di realizzare il museo, anche come tributo alla memoria dell’amico.

La trasformazione dell’edificio alle esigenze di una galleria si deve a Annabelle Selldorf, architetto di origine tedesca che ha mantenuto le dimensioni originali, tanto che al massimo può ospitare 375 persone alla volta. Il nome, Neue Galerie New York, abbraccia simbolicamente la città che lo ospita e la cultura mitteleuropea sulla quale si basano la collezione e le mostre temporanee. Ricorda anche la Neue Galerie di Vienna, che negli anni Venti fu vetrina per Klimt, Schiele e gli altri artisti della Secessione, sottolineandone il nuovo approccio all’arte e alla vita.

Come era intenzioni dei visionari cofondatori, lo stesso spirito di innovazione anima oggi la Neue Galerie New York. Oltre a 800 pezzi provenienti dalla Fondazione Sabarsky, Lauder ha prestato al museo 500 opere d’arte e ne ha donate altre 100, compreso l’autoritratto di Max Beckmann del 1938, acquistato da Sotheby’s nel 2001 per 22 milioni e mezzo di dollari.

Ma il «colpo gobbo» – quello che da chicca per appassionati ha reso la Neue Galerie una meta imperdibile per tutti – è stato l’acquisto, nel 2006, del Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt (1862-1918). Per un prezzo astronomico: Lauder confermò solo che era superiore all’ultima cifra record dell’epoca, i 104,2 milioni di dollari per Ragazzo con pipa di Picasso. Molti giornali parlarono di 135 milioni di dollari, cosa che al momento rese la «Monna Lisa della Neue Galerie» (la definizione è dello stesso Lauder) il quadro più caro mai venduto al mondo.

Lauder vinse la sua scommessa: se fino a quel momento solo poche centinaia di persone visitavano la Neue Galerie, per lo più come «riempitivo» prima o dopo il Metropolitan o per la celeberrima Sachertorte, a stretto giro i biglietti staccati superarono i 10 mila la settimana.

Oltre alla collezione permanente, la Neue Galerie ospita importanti esposizioni temporanee. Attualmente, fino al 30 giugno 2008, c’è la mostra «Gustav Klimt: the Ronald S. Lauder and Serge Sabarsky Collections»: otto dipinti e oltre 120 disegni del maesto viennese dell’Espressionismo, e la ricostruzione del suo studio con mobili originali, lettere, fotografie ed effetti personali, come la blusa che usava per dipingere. «L’opera di Klimt esprime la quintessenza della Vienna fin de siècle: la sua ricchezza, sensualità e capacità di innovare», ha commentato Renée Price, direttore della Neue Galerie nel presentare la prima retrospettiva di Klimt mai tenuta negli Stati Uniti. Sempre fino al 30 giugno 2008 si potrà anche vedere «Wiener Werkstätte Jewelry», l’esposizione di oltre 40 preziosi capolavori creati fra il 1903 e il 1920 dalla cooperativa di produzione artisitica viennese fondata dall’architetto Josef Hoffmann e dal pittore Koloman Moser sulla base dei principi dell’Arts and Craft inglese, come l’dea che la gioielleria vada valutata per il valore artistico e non solo monetario. Rivoluzionari, appunto.

Neue Galerie New York

1048 Fifth Avenue
New York, NY 10028
tel. (212) 628-6200
Museum@neuegalerie.org
www.neuegalerie.org