A pensarci bene...

Dopo averlo respinto senza tanti complimenti, oggi Philadelphia ospita una delle più grandi collezioni di opere di Rodin

di Mariateresa Truncellito

«Forse il maggiore scultore vivente»: così definiva Auguste Rodin il critico William Ernest Henley, in un articolo apparso nel 1882 su Magazine of Art. Ma lo stile dell’artista francese, che Rodin stesso definiva «arte fatta di sporgenze e rientranze», era in contrasto con l’accademismo idealizzante allora di moda e non incontrava il gusto del pubblico.

Nemmeno nella futuribile America: nel 1876, il trentaseienne Rodin aveva inviato (per la prima volta negli Usa) otto sculture alla Centennial Exposition di Fairmount Park di Philadelphia, evento che celebrava il centenario dell’indipendenza. Ebbene: le opere non conquistarono nessun premio e la stampa non degnò lo scultore nemmeno di una citazione, con suo grande disappunto. L’artista non avrebbe mai potuto immaginare che quella stessa ingrata città un giorno avrebbe ospitato una delle più grandi collezioni del mondo a lui dedicate al di fuori di Parigi.

Il Rodin Museum si deve a un «palazzinaro» (con rispetto parlando) filantropo, Jules Mastbaum (1872-1926), prestato all’industria dello spettacolo (niente di nuovo sotto il sole...) e in particolare alla nascente industria cinematografica. Nel 1905 aveva aperto la sua prima sala a Philadelphia, all’angolo tra l’Ottava e Market Street. Vent’anni dopo, la Stanley Company of America (dal nome del fratello di Mastbaum) era diventata la più grande impresa di gestione di sale cinematografiche degli Stati Uniti.

Tra gli interessi extralavorativi del magnate del cinema c’erano i cani da corsa e i viaggi. Durante un tour a Parigi, nel 1923, Mastbaum fu colpito da una piccola scultura in bronzo di Rodin, Mano, esposta in una vetrina. La comprò, e, vittima di una vera ossessione, cominciò a dare la caccia alle opere dell’artista, monumenti grandiosi compresi.

Rodin, scomparso nel 1917, aveva autorizzato il governo francese a concedere il permesso di realizzare calchi delle sue opere. Nel 1924 Mastbaum acquistò stampi di bronzo direttamente dal Musée Rodin di Parigi e, nel giro di un paio d’anni, aveva messo insieme la maggior parte delle opere della collezione, rischiando la bancarotta.

Sebbene Rodin avesse prodotto un gran numero di sculture, alcuni dei maggiori capolavori sarebbero stati realizzati solo dopo la sua morte: I cancelli dell’Inferno è l’esempio più importante.

Mastbaum contribuì al recupero della casa e dello studio di Rodin nella foresta di Meudon, fuori Parigi. In cambio, il governo francese gli donò sei gessi dello scultore.

Mentre le sculture arrivavano nel porto di Philadelphia, Mastbaum pensava a un edificio appositamente progettato per ospitare la collezione: ne incaricò l’architetto di Philadelphia Paul Cret e il paesaggista parigino Jacques Gréber, che aveva concepito l’intero progetto di Benjamin Franklin Parkway.

Purtroppo Mastbaum morì all’improvviso il 7 dicembre 1926, prima che i lavori avessero inizio. Se ne fece carico la vedova, Etta Wedell Mastbaum, che trasferì anche la proprietà della collezione alla città di Philadelphia.

Aperto al pubblico il 29 novembre 1929, il Rodin Museum è oggi una delle più importanti raccolte mondiali dedicate alla scultura del XIX secolo e uno dei principali musei consacrati a un singolo artista.

Racchiude 127 opere, tra bronzi, marmi, gessi, terracotte e cere, rappresentative di ogni aspetto della carriera dell’artista. Tra i tesori, L'ombra, Nudo di Balzac), L’uomo col naso rotto, il em>Monumento a Victor Hugo; Il pensatore, I borghesi di Calais.

Negli anni, opere importanti sono state aggiunte alla collezione. Tra le altre, Eterna primavera e L’aleta, dono di un amico di Mastbaum, Samuel Stockton White III, che aveva posato come modello.

da «Verve» (ed. Verve International), aprile 2008