L'arte del profumo

Se la cura del corpo e la bellezza sono diventate piaceri del bien vivre, molto si deve a Roger&Gallet. Che, alla fine dell’Ottocento, trasformarono il rito della pulizia in un lusso quotidiano

di Mariateresa Truncellito

L’uomo che non deve chiedere mai ha almeno un debito di riconoscenza: nei confronti di un droghiere piemontese che, alla fine del Seicento, lasciò la Val Vigezzo per la Germania. Stiamo parlando di Giovanni Paolo Feminis, l’inventore dell’acqua di Colonia, una delle più note (ed efficaci) armi della seduzione maschile. Se invece oggi la cura del corpo e l’igiene da doveri verso l’umanità tutta si sono trasformate in piaceri personali, il merito va a due monsieur francesi: Armand Roger e Charles Gallet che, nell’Ottocento, ereditano da quell’avo italiano la formula del profumo e ne fanno (coniugandolo anche in saponi, cosmetici e altri prodotti di bellezza) un successo internazionale.

Un passo indietro. Feminis a Colonia commercia zucchero, cedri, arance, uvetta, e «altri frutti del Sud». Nel retrobottega, dove si mescolano aromi capaci di evocare lussuriosi scenari, il giovane mette a punto nel 1693 la sua Aqua Mirabilis, con una ricetta ricevuta da un ufficiale inglese di ritorno dalle Indie o, secondo un’altra leggenda, da un monaco orientale da lui soccorso che gliel’avrebbe confidata prima di scomparire. Una magia, comunque, ci fu: questo profumo dagli aromi leggeri e freschi fece piazza pulita delle fragranze muschiate in voga fino ad allora per coprire gli effluvi indisciplinati di corpi non avvezzi all’uso abituale di acqua e sapone.

All’inizio l’Aqua Mirabilis è considerata più che altro un farmaco, digestivo, antisettico e analgesico. Occorrono tre generazioni perché un altro membro della famiglia le dia una patente di nobiltà. Giovanni Maria Farina lascia il Piemonte a 15 anni per lavorare con uno zio, negoziante a Dusseldorf. A 21 arriva a Parigi: parla più lingue e possiede la formula per comporre una «sua» acqua di Colonia. Siccome non gli difettano né ambizione né charme, fa subito l’affare della vita sposando la figlia di un importante commerciante. Nel 1806. a 23 anni, apre la sua Maison, al 333 di rue du Faubourg Saint-Honoré.

Il successo è folgorante e, fin dal lancio, l’Eau de Cologne Jean Marie Farina - un accordo di note esperidee (bergamotto, limone), sostenute da un cuore aranciato (néroli, petitgrain) e agreste (rosmarino, mirto, timo) - deve fronteggiare numerosi tentativi di imitazione. Tanto che il profumiere «brevetta» la firma autografa che campeggia (ancora oggi) su tutti i prodotti della gamma. Tra i clienti affezionati c’è Napoleone: per lui Farina crea un flacone a forma di rullo, da tenere nascosto negli stivali. Nel 1837 Farina diviene fornitore di corte della regina Vittoria, e poi di decine di regnanti.

La Maison prende il nome di Parfumerie Roger&Gallet nel 1862, quando Armand Roger e Charles Gallet ereditano la formula dell’Acqua di Colonia. I due erano cognati, consorti di due sorelle il cui zio (non d’America, ma ugualmente prodigo) vent’anni prima aveva acquistato dal vicino di Faubourg Saint-Honoré la Maison Jean-Marie Farina. All’epoca, le case signorili di Parigi non hanno ancora l’acqua corrente: tocca ai domestici andare ad attingerla o comprarla da venditori ambulanti. Si può anche ricorrere a un servizio di bagno a domicilio, che fornisce tutto il necessario, tinozza e ritiro dell’acqua sporca compresi... I borghesi fanno toilette in un apposito camerino o in una sala da bagno, mentre tutti gli altri si frizionano semplicemente con una spugna o vanno ai bagni pubblici. Resiste la diffidenza verso l’acqua, sia sul piano medico (l’immersione e la doccia sono considerate pericolose per la salute) che su quello morale (il bagno richiede la nudità e sottintende una certa voluttà).

Sono gli inglesi i primi a trasformare la toilette in un piacere e a esportare in Francia, verso il 1880, il rito del «tub», una tinozza di zinco dove immergersi dopo essersi insaponati, sciacquarsi con una brocca d’acqua e quindi frizionarsi il corpo con Acqua di Colonia. Roger e Gallet beneficiano delle scoperte mediche di fine secolo che riabilitano il bagno e consigliano l’uso quotidiano del sapone: nel 1914 tutti gli immobili di lusso parigini hanno la stanza da bagno, e nelle case vecchie si ricava uno spazio per quella esigenza imprescindibile. Ma bisogna attendere il 1940 perché il 94 per cento degli alloggi abbia l’acqua corrente.

I due soci non stanno a guardare: creano una fabbrica a Levallois, aprono altri negozi e rivedono in senso più moderno tutti i prodotti. Tra le loro invenzioni, il tappo contagocce, con un tubo di vetro «copiato» dalle acetiere da tavola usate in Normandia, la loro regione d’origine. Nel 1872 il catalogo propone molte acque di Colonia, tonici e eau de parfum, oltre a prodotti per l’igiene personale e il maquillage. La Violetta di Parma, nel 1880 è la prima, geniale, «linea di profumeria», declinata in estratto, eau de toilette, olio, brillantina, crema, cipria e sacchettini profumati. E nella prima saponetta tonda della storia della Maison, un’idea subito apprezzata grazie anche alla formula con una base vegetale al 100 per cento, ricca di oli essenziali, e con una lunga durata garantita da un segreto di fabbricazione gelosamente conservato.

Visto il successo, ogni anno escono nuove linee, dai nomi evocativi e dal packaging romantico: Bouquet des Amours, Peau d’Espagne, Indian Hay, Vigne Fleurie, Lilas Blanc, Muguet de Mai... Roger&Gallet, con una notevole intuizione di marketing, realizza anche saponette legate ad avvenimenti, come la Violette du Jubilée, che nel 1897 celebra i 60 anni di regno della regina Vittoria, o il Bouquet Franco-Russe che saluta, nel 1903, il trattato d’alleanza tra i due Paesi. Al debutto del XX secolo appaiono i primi prodotti di lusso, in preziosi astucci rivestiti di satin o in cofanetti di legno, come Fleurs d’Amour, in un flacone con un’etichetta metallizzata che richiama un cammeo. La confezione celebra l’arte del profumo e contribuisce al successo del marchio. Ai decori del passato, sovrabbondanti d’oro, angeli, ricami, si affianca l’Art Nouveau: il tappo in vetro appuntito di Psyka, il vasetto di vetro smerigliato di Cigalia, l’incredibile tappo di Paquerette, del 1908, a forma di coda di pavone, e il flacone di La Jade sono le interpretazioni che il grande René Lalique regala alla creatività «aromatica» della Maison.

Dopo la I guerra mondiale, Roger&Gallet accresce la popolarità all’estero, anche con prodotti ad hoc, come la linea Marghoubi creata per il Medio Oriente o Bois de Santal che spopola nei paesi umidi dell’Asia, per la persistenza del profumo sulla pelle. Nel 1932 la Maison si trasferisce in un nuovo edificio della rue du Faubourg Saint-Honoré, che diviene un luogo di appuntamento mondano, e tocca ad artisti come Mucha, Icart, Fabiano realizzare le illustrazioni pubblicitarie. Nel 2007, coniugando tradizione e innovazione Roger&Gallet ha chiesto al celebre designer Martin Szekely di creare il nuovo flacone, emblema moderno del marchio: trasparente, luminoso, dalla linea pura, racchiude le fragranze di oggi, Lavande Royale, Vanille, Shiso, Gigembre, Lotus bleu, Rose, The Vert, Cèdrat... E l’intramontabile Eau de Cologne Extra Vielle Jean Marie Farina. L’attenzione per l’uomo è stata costante: acque di Colonia, saponette, dentifrici e prodotti per barba e baffi, con un occhio alla moda: nel 1926, sulla scia dello stile «impomatato» alla Rodolfo Valentino. Roger&Gallet aveva lanciato la brillantina Tenax che ebbe un enorme e duraturo successo. Ed è del 1961 la prima linea al maschile, Verlande. Oggi l’uomo ha due profumi a lui dedicati, L’Homme e L’Homme essentiel, quest’ultimo con una gamma di prodotti per l’igiene personale e la rasatura. Perché la seduzione, oggi come ieri, passa anche da un abbraccio profumato.

da «Verve» (ed. Verve International), luglio-agosto 2008