Pupazzetti superstar

Al Brooklyn Museum l'arte di Takashi Murakami, ispirata a manga e anime

di Mariateresa Truncellito

Fa un po’ impressione pensare che un artista si sia guadagnato il diritto a una retrospettiva a soli 46 anni. Ma oggi il tempo scorre molto veloce, anche nell’arte: così il Brooklyn Museum di New York può ospitare ©Murakami, la «più completa retrospettiva», appunto, di Takashi Murakami (fino al 13 luglio 2008, sarà poi al Museum für Moderne Kunst di Francoforte, dal 27 ottobre al 4 gennaio 2009, e al Guggenheim Museum di Bilbao fino al maggio 2009).

Organizzata dal Museo di Arte Contemporanea di Los Angeles, (dov’era fino a febbraio), la mostra comprende una novantina di opere dello «Andy Warhol del Giappone».

Nato a Tokyo nel 1962, Murakami è uno dei più acclamati artisti asiatici, con un consistente corpus di lavoro - dall’arte decorativa al design, alla moda, all’animazione -ispirato dal «Superflat», termine che nell’arte contemporanea indica la contaminazione di generi alti e popolari e che ha radici nella mancanza di distinzioni gerarchiche tra arti e mestieri propria della cultura giapponese.

La mostra regala ampio spazio (nel senso letterale del termine) all’universo fantastico, surreale, iperreale e dark di Murakami, popolato di bizzarre creature, come Mr. Ddob, un simil Topolino nato nel 1993, Mr Pointy (quasi un marchio di fabbrica), Tongari-kun (2003-2004), alto oltre 7 metri, la cameriera Miss ko2 (1997) o gli arcinoti Kaikai e Kiki (2001).

Tra i dipinti ci sono, per esempio, Time Bokan-pink (2001), Tan Tan Bo (2001), Flower Ball (3D) (2002), un’opera decorativa con dozzine di fiorellini sorridenti, e Jellyfish Eyes (2002).

Murakami eccelle nella capacità di fare arte con manga e anime, i fumetti e i cartoon che, come ha detto lui stesso, «sono i generi che rappresentano meglio la quotidianità del Giappone contemporaneo». Ma anche la cultura pop americana ha avuto grande influenza sulla sua produzione, che comprende anche oggetti da collezione e semplici gadget.

Per esplorare come l’industria dei consumi e dell’intrattenimento siano parte dell’arte contemporanea, nel 2003 Takashi Murakami ha avviato una collaborazione con Louis Vuitton, realizzando divertenti e dissacranti versioni delle classiche borse col monogramma LV (ricreandolo in 33 colori su sfondo bianco o nero, o accompagnandolo a ciliege o a fiori di pesco antropomorfi ), divenute in breve tra gli oggetti più contraffatti al mondo.

La mostra newyorkese non trascura questo peculiare aspetto: davanti all’ingresso del Brooklyn Museum ci sono una ventina di bancarelle «false» - nel senso che imitano quelle di Chinatown con i prodotti taroccati - dove però i vocumprà sono attori e i prodotti in vendita rigorosamente originali Vuitton-Murakami.

Della mostra è parte integrante anche una boutique Louis Vuitton, con pelletteria e borse, come le Monogram Multicolore e 100 Editioned Canvas, tele in edizione limitata con il nuovo pattern Monogramouflage, che campeggia sulla nuova linea di moda venduta in anteprima proprio nello store LV del Brooklyn Museum dall’1 al 15 giugno.

Qualche critico ha storto il naso, ma Murakami ha replicato che i prodotti con la sua firma sono solo un’estensione della sua arte e la boutique Vuitton «il cuore della mostra». I visitatori potranno anche acquistare cartoline, t-shirt, mug e pelouche prodotti dalla società di Murakami stesso, la Kaikai Kiki. In effetti, anche quella del business è un’arte.

da «Verve» (ed. Verve International), maggio 2008