Silenzio, parla il corpo

In Italia lo yoga ha sempre più successo come via di fuga dallo stress quotidiano. Il guru Maharishi Sathyananda spiega il suo metodo, basato su rigore scientifico e disciplina. Ma soprattutto, niente esoterismi

di Mariateresa Truncellito

Donna, giovane, colta, curiosa e attenta alla salute. È la fotografia dell’italiano che si dedica con più passione allo yoga, una disciplina seguita da un milione e 300mila persone, almeno una volta alla settimana. Addio step, spinning, aerodance: oggi, con lo stress oltre i livelli di guardia, la parola d’ordine della remise en forme è dolcezza. E niente sembra più coerente con questo bisogno contemporaneo dell’antichissimo yoga (è nato 5mila anni fa in India). Una pratica dove, almeno in apparenza, per recuperare benessere e salute anziché agitarsi come ossessi bisogna... stare fermi.

La voglia di quiete è tale che si arriva al paradosso: infilare lo yoga – come il prezzemolo – in qualsiasi tipo di fitness. Ed ecco il piloga o yogalates (pilates più yoga), il boga (mixato con la boxe), il laughter-yoga (yoga della risata), il chi-yoga (tai chi e ashtanga yoga), lo sport-yoga (aerobica e yoga) e persino lo yogenco (abbinato al flamenco) e la disco-yoga. E non c’è divo di Hollywood che non si dichiari fedelissimo adepto.

Stravaganze furbescamente commerciali? «Le scuole spuntano come funghi, e la loro serietà va messa alla prova» commenta il guru Maharishi Sathyananda, responsabile e ideatore del metodo che porta il suo nome e viene insegnato in una ventina di scuole sparse in tutta Italia. «E si sentono tante sciocchezze, spesso pronunciate da personaggi famosi, inconsapevoli dell’effetto che hanno sulla gente. Ma, nonostante ciò, bisogna sfatare l’immagine dello yoga come un’attività soft, meditativa, a basso impatto», sottolinea il Guru. La scuola diffonde la conoscenza originaria dello yoga attraverso le discipline fondamentali, Kriya yoga e Hatha yoga. «Il punto d’incontro tra Oriente e Occidente è il corpo, la sua perfezione e le sue potenzialità, e non tanto gli aspetti mistici, filosofici o esoterici».

Abbiamo incontrato il guru Maharishi Sathyananda (al secolo Luigi Mazzolari, massofisioterapista, maestro di fitness e personal trainer) nella sede della sua Accademia a Brescia, un avveniristico spazio di 5mila metri quadrati, con otto saloni luminosi e accoglienti (200 metri quadrati ciascuno, per un massimo di 15 allievi per volta), un ristorante e un centro culturale. L’atmosfera è calda, riposante e i rumori della città sono chiusi fuori. In un’epoca dove tutti vogliono apparire, il guru evita accuratamente di farlo. Verve è un’eccezione: lui stesso ci accompagna per le sale, spiegando i principi del suo metodo. È la prima volta che accetta un’intervista faccia a faccia, con tanto di registratore acceso.

«Niente esoterismi, massima razionalità»: è un motto che ripete spesso, durante la nostra conversazione. Ma di fronte alla dimostrazione degli insegnanti dell’Accademia, che assumono senza soluzione di continuità e con straordinaria armonia posture difficilissime – sospesi nell’aria col corpo sostenuto da una sola mano, con le gambe attorcigliate attorno al collo o la colonna vertebrale inconcepibilmente inarcata – a noi comuni mortali irrigiditi da mal di schiena e cervicali quotidiane viene da pensare che qualcosa di magico ci sia.

È, forse, quello che il guru Maharishi Sathyananda definisce «il meraviglioso stupore che genera lo studio del corpo umano, la cui comprensione ci porta all’assimilazione del principio divino». Certo, questi non sono semplici praticanti, sono insegnanti con una solida preparazione fisica e scientifica: sono diplomati in Scienze motorie o personal trainer usciti da scuole riconosciute dal Coni, e alcuni hanno anche una laurea in Medicina. Persone selezionate, che sono state seguite dal guru Maharishi Sathyananda per un decennio. Una ricerca, in corso, dell’Università di Milano, coordinata dal professor Arsenio Veicsteinas, specialista in cardiologia e medicina dello sport, sta valutando le loro condizioni fisiche: i dati mostrano che nelle persone che si dedicano allo yoga da almeno quattro anni il grasso corporeo cala fino al 40 per cento, la massa muscolare aumenta fino al 30 per cento, la densità minerale ossea è maggiore e la pressione del sangue inferiore.

Ma gli allievi, magari meno giovani e più trasgressivi a tavola, a quali livelli di flessuosità e di salute possono aspirare? «Non si è mai troppo vecchi o troppo giovani per lo yoga. E, allo stesso modo, limitazioni fisiche possono esserci a ogni età. Superabili, comunque, con un’adeguata preparazione. Tra i nostri iscritti ci sono sessantenni che in pochi mesi di allenamento riescono a realizzare asana perfette», risponde il Guru. Il Metodo Maharishi Sathyananda è basato su una sinergia di yoga classico – le asana, appunto, le posture - yoga dinamico ed esercizi di respirazione (Pranayama) e di meditazione (Kriya), per acquisire una profonda consapevolezza del corpo e un’elevata capacità di concentrazione. Il tutto con allenamento e alimentazione personalizzati. Il fine: migliorare la tonicità, la potenza, la definizione muscolare, la resistenza allo sforzo. Ma anche correggere vizi di postura e perdere peso.

Il guru non promette di trasformare tutti in contorsionisti, ma propone obiettivi raggiungibili. Attenzione, però: occorre molto impegno. «La trasgressione deve essere un’eccezione, non la regola. A volte si incontrano più difficoltà con ragazzi di 18 anni, incapaci, per esempio, di seguire un’alimentazione corretta, oppure rovinati da problemi posturali causati da altri sport, affrontati senza un’adeguata preparazione di base. Che è invece indispensabile anche per lo yoga».

Per capire, andiamo nella sala Kinesis, attrezzata con macchinari che permettono di eseguire esercizi e movimenti per migliorare la forza, la flessibilità e la stabilità: per imparare a rimanere fermi nell’esecuzione delle asana (anche quelle che sembrerebbero alla portata di tutti, come stare in equilibrio su un piede), prima bisogna fare molto movimento. «Non senza il benestare di un medico. L’aspirante allievo viene sottoposto a un accurato check-up. Se c’è una patologia – anche solo una gastrite – gli insegnanti consultano con lo specialista prima di accettare l’iscrizione. Questa rigidità a volte crea problemi. Purtroppo lo yoga viene spesso considerato un’attività facile, una forma di relax, e non una pratica impegnativa, che richiede rigore fisico e psicologico».

Ogni praticante deve sapersi autovalutare durante l’allenamento: qualsiasi tipo di sintomo, dolore o difficoltà va subito segnalato all’insegnante. Anche l’attenzione al fisico è una forma di concentrazione. Spiega il guru: «È fondamentale imparare ad ascoltarsi. Solo così comprenderemo che tutto parte da noi e da tutto ciò che ci circonda». Dopo la preparazione atletica e l’apprendimento delle tecniche di controllo del respiro, si arriva allo studio dei movimenti che precedono l’asana. Che dovrà essere perfetta: «I difetti, oltre a penalizzare la forma della postura, possono danneggiare le zone anatomiche coinvolte».

Ma che risposta dà il metodo Maharishi Sathyananda alla ricerca di una via di fuga dalla frenesia quotidiana? «Il benessere psicofisico deriva dall’allenamento: quando il respiro si calma, il controllo sul corpo è tale che l’essere rilassati è una conseguenza automatica». Di nuovo, massima razionalità. Ma l’aspetto filosofico-religioso è del tutto bandito? Maharishi Sathyananda pone una domanda: «A quali leggi rispondono la natura, un bambino appena nato o l’universo? La spiritualità si raggiunge con l’amore e ancor di più con l’intelligenza, grande riflesso di Dio nell’essere umano».

da «Verve» (ed. Verve International), settembre 2008