Eccesso di velocità

Elle settembre 2009Se l'impotenza, grazie al Viagra, non è più un tabù, lo è ancora l'eiaculazione precoce. Che causa stress, frustrazione, perdita di autostima, rabbia. E, qualche volta, anche la fine di una storia d'amore

di Mariateresa Truncellito

Grazie a una pillola blu, le defaillance degli uomini in camera da letto sono diventate argomento da salotto. Ma se l'avvento del Viagra ha sdoganato il deficit erettile, quello che una volta si chiamava con poca pietà “impotenza”, c'è un tabù che resiste. È l'eiaculazione precoce. Una rapidità d'azione che causa stress, frustrazione, perdita di autostima, rabbia. E, qualche volta, la fine di una storia d'amore. Eppure gli uomini – e le donne – faticano ad affrontare l'argomento. Anche con un dottore.

«Stiamo insieme da due anni e mezzo», racconta Silvia, venticinquenne. «Ci siamo innamorati pazzamente, e credevo che le cose sarebbero andate a posto da sole. Anche Luca diceva che finiva subito perché mi desiderava troppo. Ma è ancora così. Un paio di mesi fa ne abbiamo riparlato, e lui è crollato: è scoppiato a piangere. Ha detto che non ha mai avuto problemi con le storie di una notte, ma che con me, la sola donna che abbia mai amato davvero, non ce la fa proprio a controllarsi. Da allora facciamo l'amore raramente. So che ne soffre, ma non se la sente di chiedere aiuto a un medico. E io ho paura di perderlo».

L’innominabile sprint è la disfunzione sessuale maschile più frequente: secondo un'indagine su oltre 12 mila persone presentata durante l’ultima Settimana di prevenzione andrologica promossa dalla Società italiana di andrologia (Sia), l’eiaculazione precoce affligge un uomo su cinque tra i 18 e i 70 anni e rende insoddisfatte il 62 per cento delle donne che devono condividerla. Altri studi parlano del 30 per cento di uomini “colpiti” e c'è chi insinua che sia una sottostima.

C'è un altro dato che fa riflettere. Ben il 69 per cento dei velocisti ritiene soddisfacenti i propri rapporti sessuali e il 66 per cento sostiene di non avere alcun problema con la partner. Mentono? Sono molto distratti? In ogni caso, infelici o no, oltre il 90 per cento degli uomini che soffre di eiaculazione precoce non si è mai rivolto al medico. Gli strumenti di diagnosi e terapia esistono. Ma prevale la vergogna, il timore che mettersi in discussione peggiori le cose, la speranza che sia un problema psicologico transitorio. O la disinformazione. E quindi la convinzione che il problema – ammesso che sia percepito come tale - non sia risolvibile.

Non sorprende che su un tema così delicato sia più semplice il dialogo virtuale: la scorsa primavera, il sito www.eiaculazioneprecocestop.it, promosso da Società italiana di andrologia, Società italiana di andrologia e medicina della sessualità e Società italiana di urologia, nel giro di sole tre settimane dal lancio e prima che venisse pubblicizzato, aveva avuto oltre 10 mila contatti. Oltre alla ricerca di informazioni, molti raccontano la loro esperienza nel forum, spesso alla ricerca di confronto e di conforto, in forma anonima.

Ci sono anche le donne: «Sono innamoratissima del mio tipo, stiamo insieme ormai da 3 anni. Lui è sempre stato velocissimo. All'inizio pensavo che fosse perchè la passione era travolgente però col passare del tempo... il mio orgasmo... non so... eppure lo amo e lo desidero tanto. Ma sono la sola ad avere questo problema? ho letto qui che almeno 1 uomo su 4 soffre... cavoli è tantissimo... e poi mi sa che bisognerebbe trascinare i nostri partner dal medico... ma come? mi date dei suggerimenti?». Qualcuno ci prova: «Ciao, prova a metterti sopra tu, e andando piano potrai controllare tu la rapidita del movimento! Diminuisci un po' i preliminari (lo so che per una donna non e facile pero... )! Lui deve imparare a respirare con calma e a controllare il suo livello di eccitazione mentre fa sesso! spero di averti aiutato... ciao».

Quello che le donne non dicono

“Non sono abbastanza sexy?” “Ho fatto qualcosa di sbagliato?”: la prima reazione della donna di un velocista è il senso di colpa. Ma quando quella che scappa è la pazienza, anche la partner più comprensiva si arrabbia: “È un egoista. Non gliene importa niente di me, perché non fa nessuno sforzo per controllarsi”.

«Avevo 22 anni e poca esperienza», ricorda Carla, oggi trentaduenne. «Marco piaceva a tutte le ragazze del gruppo. Non ci misi molto a dirgli di sì. Avevo appena cominciato a prenderci gusto quando lui, all'improvviso, uscì da me, si mise seduto sul letto e si accese una sigaretta. Aveva finito! Mi sentii usata: avuto quello che voleva, mi aveva gettata via con noncuranza. Non dissi nulla, ma smisi di rispondere alle sue telefonate. Col senno di poi, mi rendo conto che fui fui davvero crudele. Chissà... forse mi sono giocata il grande amore della mia vita... Ma all’epoca ero molto concentrata su me stessa, ben distante dal pensare che lui non potesse farci nulla».

La donna magari diventa aggressiva nella vita di tutti i giorni, ma non necessariamente ne parla: per non umiliare il suo uomo, per insicurezza, per senso del pudore o per la difficoltà di esprimere il suo bisogno di piacere erotico. Qualche volta, perché crede che sia una condizione normale. Dice Luisa, 45 anni: «Uno dei miei primi fidanzati non riusciva a fare l'amore per più di un minuto. Sono stata con lui per sei anni, senza mai affrontare l'argomento. Però più passava il tempo, più eravamo in disaccordo su tutto. A un certo punto, cominciai una psicoterapia. E capii che quella che doveva interrogarsi ero io: il sesso non mi dava alcun piacere, ma così potevo non pensarci. La soluzione? L'ho trovata con un nuovo fidanzato. Mio marito».

Il problema è che il silenzio, il risentimento, l'insoddisfazione continua e non espressa creano un circolo vizioso: fare l'amore non è più un piacere ma un dovere vissuto da entrambi i partner con timore (di fare l'ennesima brutta figura) o fastidio (perché si sa già come andrà a finire). Spiega l'andrologo Vincenzo Gentile, presidente della Società italiana di andrologia: «La voglia cala, l'ansia cresce, e la prossima, sporadica volta sarà ancora più veloce: fare sesso, infatti, innalza i livelli di testosterone, aumentando il desiderio, mentre stress e rapporti sessuali scarsi diminuiscono l'ormone e la voglia».

Una malattia femminista?

L'eiaculazione precoce è un fenomeno culturale. Lo sostiene Emmanule A. Jannini, docente di endocrinologia e sessuologia medica all'Università de L'Aquila: «In una società che non prevede il piacere femminile l'eiaculazione precoce non esiste. La capacità maschile di controllarsi è diventata un aspetto centrale delle relazioni erotiche solo dopo la rivoluzione sessuale negli anni Sessanta. Fino a quel momento il sesso era percepito come esclusivamente riproduttivo e l'attenzione verso le esigenze femminili molto secondaria: di conseguenza, l'eiaculazione precoce non era una malattia. Anzi, la velocità veniva considerata segnale di sessualità esuberante, virilità prorompente. Contava più la quantità, che la qualità. Oggi invece gli uomini devono spesso fare i conti con l'ansia da prestazione, col “Come sono andato?”, che si misura anche con la capacità di soddisfare la partner».

È vero che le donne giocano un ruolo chiave nell'affrontare il problema. «Una recente indagine ha rivelato come il 75 per cento degli uomini che consulta il medico per un problema di eiaculazione precoce lo fa dietro suggerimento della partner», dice Bruno Giammusso, responsabile dell'Unità operativa di andrologia dell'Università di Catania. «Per altro, di fronte a un insuccesso sessuale, oltre a intervenire sul problema con un'adeguata terapia, è importante controllare se la disfunzione non sia il sintomo di una patologia più grave, come ipertensione o diabete».

Per Virginia, 37 anni, ed Emilio, 41, l'intervento dell'esperto è stato risolutivo: «Quando ci siamo conosciuti, lui mi avvisò subito che era un eiaculatore precoce. Eravamo molto innamorati, e tutti e due desideravamo che la nostra storia funzionasse. Perciò ci siamo rivolti a un andrologo. Emilio era sano, e questa è stata la scoperta più importante. Poi, dopo 6 sedute con l'esperto e l'aiuto di un farmaco, siamo riusciti a migliorare la situazione. Oggi sappiamo cosa fare se in un periodo di stress il problema si ripresenta. Ma ciò che più conta è che abbiamo imparato a prestare più attenzione l'uno all'altra. Ed è questo il segreto di una reale armonia sessuale».

Per molto tempo, le terapie suggerite sono state di tipo comportamentale: ritirare il pene poco prima dell'eiaculazione comprimendo il glande, usare due profilattici, anestetici locali in spray o in crema, distrarsi pensando ai debiti, al capufficio o ai risultati delle partite... Ma, a parte la perdita di spontaneità nel rapporto (cosa che spesso peggiora la relazione di coppia), ci vuole un impegno costante, e, d'altra parte, spesso questi “stratagemmi” perdono efficacia col passare del tempo, perché riducono l'eccitazione ma non migliorano il controllo. E rischiano di provocare un altro problema: il deficit erettivo.

«Federico sa del suo problema, e ne soffre», conferma Laura, 31 anni. «Grazie a Internet ha scoperto alcune tecniche che dovrebbero aiutarlo a controllarsi: prima a provato a distrarsi, poi mi ha chiesto di non toccarlo nelle parti intime, quindi ha cominciato a ridurre sempre più i preliminari perché “lo eccitano troppo”, quindi ha provato con la compressione... I risultati, però, non sono un granché: a parte che spesso è a disagio, il sesso è diventato una sorta di lavoro, di “compito” da superare».

Del tutto opposta l'esperienza di Giovanna, 50 anni: «Siamo insieme da 22 anni, ma le cose non sono andate sempre bene. Mio marito aveva 29 anni quando lesse su un giornale la recensione di un libro, scritto da una donna, dove c'erano consigli che potevano essere utili per lui. Lo comprò. L'autrice suggeriva che le “manovre” venssero fatte con l'aiuto della partner, ma lui preferiva fare da sé. Dopo qualche mese, lui cominciò a sentirsi più sicuro di sé e il sesso divenne meno veloce. Credo che mio marito sia stato molto felice di aver trovato una soluzione senza bisogno di andare da un medico. Ma forse è stato solo molto fortunato».

La misura della normalità

Prima di curare il disturbo, però, bisogna mettersi d'accordo su quale sia il tempo minimo accettabile. Quello che si vede al cinema, dove gli attori fanno l'amore senza averne mai abbastanza? O quello che serve alle donne per portare il motore al massimo dei giri? Ma nessuna donna è uguale a un'altra. E allora stabilire un criterio scientifico, valido una volta per tutte, è una missione impossibile.

Gli studiosi comunque ci hanno provato. Alcuni hanno definito la precocità in base alla durata del coito: meno di un minuto? due, tre, quattro, cinque? o dieci? Altri hanno contato le spinte: nessuna (se “l'happy end” avviene... sulla soglia), otto, undici, quindici?

Per William Masters e Virginia Johnson, il papà e la mamma della moderna sessuologia, è eiaculatore precoce un uomo che nel 50 per cento o più dei rapporti sessuali finisce prima che la donna abbia raggiunto l’orgasmo. Ma forse lo standard (fissato negli ottimistici anni Sessanta) è un po’ troppo elevato: secondo altri esperti della materia, tra le donne che arrivano al top regolarmente una su tre non ci arriva durante la penetrazione.

Chi si è spinto a scrutare i rapporti sessuali cronometro alla mano, dice che la “durata” media di un uomo sano è 4-6 minuti dalla penetrazione, mentre alla donna per raggiungere l'orgasmo ne occorrono 12... E allora poco importa che lui sia un maratoneta o un centometrista. È più importante è che, dopo aver tagliato il traguardo, non corra in bagno o ad accendersi una sigaretta.

La descrizione più convincente - e quella sulla quale oggi convergono gli andrologi - sembra la più semplice: l’uomo non ha il controllo volontario dell'eiaculazione nella maggior parte dei rapporti sessuali. Che, perciò, finiscono prima di quando lui lo desidererebbe. «Non si sottolinea tanto l'elemento tempo» sottolinea Emmanule A. Jannini «quanto la percezione del mancato controllo e il senso di frustrazione». Certo, non è una definizione dai confini matematici e incontrovertibili, ma proprio perché tiene conto della percezione soggettiva dell'uomo (e, si spera, della sua compagna) è quella più efficace anche per la medicina, una scienza fatta più di eccezioni che di regole.

Self-control

«Si parla di eiaculazione precoce congenita quando si manifesta sin dalle prime esperienze sessuali, anche con la masturbazione dell’adolescenza, e con tutte le partner», spiega Vincenzo Mirone, presidente della Società italiana di urologia (Siu). I giovanissimi, in genere, devono fare i conti con finali precipitosi. Ma con l'esperienza gran parte degli uomini apprende un'adeguata capacità di “dominio idraulico”. C'è chi non ci riesce: il perché è ancora oggetto di studi. «Il 72 per cento degli uomini che ne soffre riferisce infatti di avere un controllo basso o molto basso sull’eiaculazione e questa percezione è fondamentale per comprendere la frustrazione», continua Mirone.

Anche se quella dell'eiaculazione precoce non può essere una scienza, nell'ultimo decennio è stata oggetto di molte ricerche. Ed è cambiata la sua considerazione, perché da disagio di natura psicologica è stato sempre più ritenuto di tipo fisico. Anche grazie alle nuove scoperte nel campo della neurobiologia: l'ansia viene ritenuta più una conseguenza che una causa, e c'è chi punta i riflettori sulla predisposizione familiare, e quindi su una componente genetica della scarsa capacità di controllo.

Il processo dell'eiaculazione è governato dal sistema nervoso centrale, attraverso i segnali di vari neurotrasmettitori. In particolare, l’aumento dei livelli di serotonina inibisce l’eiaculazione, ritardandola, mentre una mancanza di serotonina è connessa all’eiaculazione precoce. Ecco perché viene curata con farmaci che ne aumentano la concentrazione: fino a ieri, generici antidepressivi, oggi con una pillola ad hoc.

C'è anche un'eiaculazione precoce “secondaria”, che si manifesta solo a un certo punto della vita. Per Alessandra Graziottin, direttore del Centro ginecologia e sessuologia dell'Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, «La prima causa è la scarsa frequenza di rapporti che, per esempio, tende a ridursi tra gravidanza, puerperio e notti in bianco per seguire i piccoli. Una causa banale può essere un'infiammazione della prostata o un'infezione delle vie seminali».

La precocità può essere anche il sintomo di un deficit erettivo – magari per colpa di stress cronico, mancanza di sonno, superlavoro – di cui l'uomo non è ancora consapevole, ma che accresce l'ansia di prestazione e quindi la voglia (inconscia) di finire il più presto possibile per non fare una peggiore brutta figura. Continua Graziottin: «La diagnosi si fa con una visita uroandrologica, un tampone uretrale, un esame colturale del liquido seminale e un esame detto “doppler penieno dinamico” per individuare problemi vascolari. Possono essere utili anche indagini per escludere problemi ormonali. Le possibilità di guarigione sono ottime: i progressi nei farmaci – che cambiano rapidamente la situazione, riducendo l'ansia da prestazione e aumentando l'autostima – e il ricorso sempre più frequente a terapie integrate sessuologiche e psicoterapiche hanno infatti assai migliorato il risultato terapeutico, anche a lungo termine».

Aggiunge Emmanule A. Jannini: «L'importante è che anche la partner sia coinvolta: curare solo l’uomo significa non guarire la coppia e, nella peggiore delle ipotesi, farla esplodere». Perché il segreto della sessualità felice non è nella performance, ma nella condivisione: di affetto, piacere, intimità, tenerezza, passione, gioco. E anche la scuola dei “tempi giusti” è più facile con una compagna di banco.


Le pillole dell'amore

Sono passati undici anni da quando, il 27 marzo 1998, la Food and Drug Administration autorizzò negli Stati Uniti la vendita del Viagra. Il suo principio attivo, il sildenafil, ha rivoluzionato la cura del deficit erettile che in molti casi dipende da una disfunzione vascolare: la pillola blu agisce infatti dilatando vene e arterie che regolano l'afflusso di sangue ai corpi cavernosi responsabili dell'erezione. In un decennio, solo in Italia ne sono state vendute 54 milioni di pastiglie. A queste vanno aggiunti 22 milioni di pasticche di Cialis e 8,2 milioni di Levitra, che sfruttano molecole simili (tadalafil, vardenafil) ma possono essere assunte diverse ore prima del rapporto sessuale (fino a 24 ore per Cialis, 8-10 per Levitra, 4-6 per Viagra).

L'ultima arrivata è invece una pillola color argento, ed è il primo farmaco ad hoc approvato dall'Agenzia europea del farmaco (Emea) per la cura dell'eiaculazione precoce: il principio attivo del Priligi si chiama dapoxetina e agisce aumentando la disponibilità della serotonina nel cervello e quindi la capacità di autocontrollo dell'uomo. Si acquista in farmacia su prescrizione medica, e va assunto 1-3 ore prima del rapporto sessuale. Rispetto ai tradizionali antidepressivi usati fino a oggi nella terapia dell'eiaculazione precoce, viene assorbito rapidamente dall'organismo, con il duplice vantaggio di poter essere preso solo al bisogno e senza alterazioni del tono dell'umore.

Anche se il “Viagra rosa” è ancora solo in fase si studio, esistono già prodotti studiati per aumentare il piacere femminile e accelerarne i tempi: si tratta per lo più di spray, creme o lubrificanti per uso locale, a base di ingredienti naturali. Inoltre, su prescrizione del ginecologo, in farmacia si possono acquistare prodotti galenici ad hoc, come una crema al testosterone al 2 per cento che preserva lo spessore e l'elasticità della cute, mantenendo buona la sensibilità del clitoride e aumentandone il volume. Non richiede invece la ricetta un gel, pure venduto in farmacia, che, in modo significativo si chiama «O»: stimola l'afflusso di sangue al clitoride, aumentando le sensazioni per una decina di minuti. Non ha effetti collaterali, perché contiene sostanze del tutto innocue. Purtroppo, però, funziona solo per le donne che hanno già la «capacità» di provare piacere. E, soprattutto, richiede un partner disposto ad applicarlo (e ad applicarsi).

da «Elle» (ed. Hachette Rusconi), settembre 2009