Il triangolo dell'arte contemporanea

Corradino d'Ascanio, VespaUna mostra che esamina le tendenze dell'arte italiana del dopoguerra, dal 1947 al 1989, ed espora le influenze di queste sulla vita di tutti i giorni, inaugura una inedita triade espositiva fra Milano, Bergamo e Lissone. Una buona occasione anche per conoscere un lato poco conosciuto del centro del mobile brianzolo


di Mariateresa Truncellito

SaccoL’arte racconta il presente e, spesso, il futuro. Ma quanto li influenza? Le suggestioni lanciate da pittori e scultori che hanno lasciato un segno o impresso una svolta ai movimenti artistici contemporanei sono entrate nella quotidianità molto di più di quanto la società stessa se ne renda conto. La moda, il design, l’urbanistica, l’architettura, la fotografia, persino il cinema, la televisione e la pubblicità hanno fatto proprie le intuizioni e le istanze dei grandi creatori del nostro tempo, divenute “immagini” consuete che hanno plasmato la realtà che ci circonda e che, talvolta, ci portiamo addosso, per esempio nelle fantasie degli abiti, come le geometrie sempre attuali di Mondrian, l’optical che viene riproposto a ogni sfilata o il blu alla maniera di Yves Klein che non potrà mancare nel nostro guardaroba questa primavera ed estate.

Da queste premesse prende le mosse Il grande gioco: una mostra complessa e articolata – tre le sedi, a Milano, Bergamo e Lissone - che descrive e interpreta quarant’anni di storia italiana, dal 1947 al 1989. Gli anni della ricostruzione e del celebrato miracolo italiano, gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni della guerra fredda. Un periodo fondamentale per capire ciò che l’Italia è oggi, nell’economia, nella politica e, ovviamente, anche nell’arte.

La mostra si sviluppa sui tre spazi espositivi secondo una successione temporale: al Museo d’arte contemporanea di Lissone tocca l’immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano il periodo dal 1959 al 1972 e alla GAMeC (Galleria d’arte moderna e contemporanea) di Bergamo dal 1973 al 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, curate rispettivamente da Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio, col sostegno dell’assessorato alle Culture, identità e autonomie della Regione Lombardia.

L’esposizione cerca di fare il punto su un periodo magmatico, contraddittorio e vivo, verificando come la sperimentazione di nuovi mezzi espressivi e l’esplorazione di nuovi territori espressivi abbiano influenzato la società, dialogando con architettura, cinema, design, editoria, economia, industria, fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione. Una trasversalità che il Futurismo che, per primo, si diede come obiettivo l’ingresso nei vari campi espressivi e sociali della realtà, fin dalla pubblicazione del primo manifesto non su un catalogo o su una rivista d’arte ma su Le Figaro, il maggiore quotidiano dell’epoca, con l’intento di rivolgersi a tutta la società e non solo agli addetti ai lavori dell’arte.

Tre mostre in una

1947-1958: Museo d’arte contemporanea di Lissone

Atanasio SoldatiNegli anni dell’immediato dopoguerra gli artisti cercano di riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la propria ricerca e di darle una nuova visibilità, dividendosi sui due percorsi figurazione-astrazione. Il filone figurativo, considerando gli effetti nei decenni successivi, non sembra avere quelli sbocchi nella società ai quali ambiva, mentre la ricerca astratta espande e ramifica in vari filoni. Il grande gioco si sofferma su questa “storia” proprio per la sua diversificata evoluzione, le ampie conseguenze sulla ricerca e per le relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura e della società e dell’economia dell’epoca. Le forme dell’avanguardia e della neoavanguardia si diffondono nella realtà e diventano vita, anche se la maggior parte della gente non ha consapevolezza da dove quelle forme provengano.

Nel decennio in cui il Paese cerca di reagire ai postumi della guerra con un crescendo che sfocerà nel miracolo economico, l’attenzione si concentra sulle esperienze più significative dei poli Roma-Milano coinvolgendo gli artisti di Forma 1 e Origine da una parte e quelli del MAC e dei movimenti nucleari e spaziali dall’altra, oltre a situazioni analoghe in altre parti d’Italia. La presenza di artisti come Accardi, Baj, Burri, Dorazio, Capogrossi, Colla, Crippa, Consagra, Dorfles, Fontana, Milani, Munari, Prampolini, Soldati, Veronesi e altri ancora indica una varietà di proposte che si amplia quando questi stessi artisti interagiscono con gli architetti, i designer, il mondo dello spettacolo, l’industria e la moda, inserendosi in una società in rapida evoluzione dove compaiono oggetti come la Lettera 22 di Olivetti, la Lambretta, la Vespa e la Fiat 500 che da soli potrebbero tracciare un ritratto della società che muta.

Nel frattempo la televisione inizia una storia destinata a segnare sempre più il futuro, in competizione quasi con edifici di grande impatto che crescono dentro le città, come a Milano il grattacielo Pirelli o la Torre Velasca – che sembra richiamare gli esperimenti nucleari nell’atollo di Bikini - o con interventi architettonici minori, ma orientati dalle sollecitazioni dell’arte, dove spesso trovano spazio complementi e tessuti d’arredo su cui si disperdono le forme geometriche o le non-forme di artisti del mondo dell’astrazione.

1959-1972: la Rotonda di via Besana a Milano

Enrico BajMolte novità in ambito artistico e culturale che concorrono a dare corpo agli esplosivi anni Sessanta. Tra il ’59 e il ’60 si fa strada una generazione artistica impegnata a definire una nuova concezione dell’opera (Alviani, Bonalumi, Castellani, Lo Savio, Manzoni, Scarpitta, Uncini e altri) svincolata dalle nozioni di “dipinto” e “scultura” e incline a formalizzare secondo libere dimensioni l’oggetto artistico. Nel resto degli anni Sessanta, altrettanto dinamica sarà la sperimentazione pittorico-plastica e quella della produzione di disegno industriale, cinema, moda e architettura.

La nascita del Gruppo 63 in letteratura e, nel ’67, la formazione dell’Arte Povera – ne fanno parte artisti come Anselmo, Boetti, Calzolari, Kounellis, Fabro, Marisa Merz, Mario Merz, Pistoletto, Paolini, Pascali, Penone, Prini e Zorio – apportano allo sviluppo culturale un decisivo contributo di livello internazionale. Accanto alle più significative esperienze di cinema (Antonioni, Fellini, Monicelli e Pasolini), di teatro e musica contemporanea, nascono riviste di estetica, arte, architettura e società che contribuiranno alla crescita di un dibattito socio-culturale che avrà uno sbocco decisivo tra il ’68 e il ’72.

1973-1989: Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo

Gino De DominicisLa sezione ospitata alla GAMeC evidenzia come, soprattutto a livello artistico, il 1979 fa da spartiacque tra gli anni Settanta - ancora sotto l’influsso dei movimenti e artisti concettuali precedenti come Paolini, Nannucci, Vaccari, Chiari - e gli anni Ottanta, segnati dal ritorno alla pittura e alla figurazione, grazie soprattutto al movimento della Transavanguardia. Questi alcuni degli artisti in mostra: Vincenzo Agnetti, Gabriele Basilico, Alighiero Boetti, Sandro Chia, Giuseppe Chiari, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Nicola De Maria, Luciano Fabro, Alberto Garutti, Luigi Ghirri, Emilio Isgrò, Ketty La Rocca, Corrado Levi, Carlo Maria Mariani, Mario Merz, Davide Mosconi, Maurizio Nannucci, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Alfredo Pirri, Michelangelo Pistoletto, Ettore Spalletti, Salvo, Franco Vaccari.

La sezione dedicata al design presenta opere di alta qualità, esposte in numerosi musei internazionali per il loro prestigio, il loro valore storico, stilistico e di ricerca tecnica (Ettore Sottsass, Vico Magistretti, Alessandro Mendini, Alessandro Guerriero, Studio Alchimia, Cinzia Ruggeri tra gli altri); mentre la sezione dell’architettura annovera nomi come Massimiliano Fuksas, Gabetti e Isola, Adolfo Natalini, Aldo Rossi, Paolo Portoghesi, Franco Purini, solo per citarne alcuni.

La sezione destinata al cinema accoglie numerosi film d’autore, tra cui Palombella rossa di Nanni Moretti e Ciao Maschio di Marco Ferreri; e i monitor presentano spezzoni di trasmissioni televisive come L’altra domenica e Indietro tutta.

Ricche pure le sezioni dedicate al teatro con Carmelo Bene, Societas Raffaello Sanzio, Compagnia Giorgio Barberio Corsetti, Studio Azzurro, Teatro della Valdoca, Krypton e molto altro, e al settore editoriale, quest’ultimo rappresentato in mostra da testi che in copertina presentano opere degli anni presi in considerazione, o da riviste.

La sezione dedicata al fumetto presenterà lavori di Andrea Pazienza, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Tanino Liberatore, Marcello Iori, Giorgio Carpinteri, Massimo Iosa Ghini.

Il grande gioco

Il Grande Gioco
Forme d’arte in Italia 1947-1989

Dal 24 febbraio al 9 maggio a:

  • Lissone, Museo d’arte contemporanea (1947-1958)
  • Milano, Rotonda della Besana (1959-1972)
  • Bergamo, Galleria d’arte moderna e contemporanea (1973-1989)

Ingresso 8 euro singolo, 10,50 per tutte e tre le sedi.

Una sintesi della mostra sarà in esposizione dal 3 luglio al 26 settembre 2010 presso il Museo d’arte di Lugano.

www.ilgrandegioco.it