Attualità

di Mariateresa Truncellito

Dagli spettacoli alla cronaca rosa a quella giudiziaria: così si riassume la parabola di Serena Grandi, l’attrice coinvolta nell’ultimo scandalo della Roma-bene. Un’inchiesta della Procura che ha portato alla scoperta di traffico di sostanze stupefacenti e favoreggiamento della prostituzione, con una ventina di ordinanze di custodia cautelare, 35 indagati e un numero imprecisato di illustrissimi consumatori. «È un clamoroso errore», si è immediatamente difesa la Grandi. «Sono disgustata. Tutta colpa di un’auto che ho venduto anni fa. Non ho mai ceduto droga e con la prostituzione non ho niente a che vedere. Non sono una maitresse». Si è sfogata davanti al gip nel carcere di Regina Coeli. Poi si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

di Mariateresa Truncellito

Che coraggio! Lo pensiamo tutti, quando Milena Gabanelli, 47 anni, al giovedì sera si affaccia dalla tivù per metterci in guardia dalle malefatte di enti pubblici e aziende private, multinazionali e professionisti di piccolo cabotaggio. Ma di che cosa potrebbe aver paura una che, telecamera in spalla, si è occupata di dittature e traffici d'organi, di signori della guerra e popolazioni disperate, vagabondando dalla Cina al Vietnam, dalla Cambogia al Nagorno Karabakh, dall'ex Jugoslavia al Sudafrica e alla Cecenia? Perciò, alla testa della sua agguerrita pattuglia di videogiornalisti di Report, senza mandarle a dire, su Raitre fa i nomi e pure i cognomi, parlandoci di inquinamento, privilegi, malasanità, sperchi di denaro pubblico e consumismo tecnologico.

Protagoniste di una favola, ma forse vittime del destino

di Mariateresa Truncellito

Sissi: imperatrice triste, madre infelicissima

Sembra uscita da una favola: la principessa ha 24 anni e indossa un vestito bianco, vaporoso come una nuvola. La schiena nuda, la pelle di porcellana e una complessa acconciatura trapunta di stelle di diamanti. Tra le mani, un ventaglio. Guarda divertita l’osservatore, consapevole della sua straordinaria bellezza. È il ritratto più famoso di Elisabetta d’Austria, a tutti nota semplicemente come Sissi o Sisi, nel suo regno. Ma nel quadro preferito da suo marito, l’imperatore Francesco Giuseppe, appare malinconica, con indosso una camicia da notte e i lunghissimi capelli curiosamente annodati sul seno, totalmente disadorna.

di Mariateresa Truncellito

Anno Santo: Wojtyla Superstar

Un anno all’insegna all’anima. Il Giubileo è stato l’evento clou dell’estate: durante le Giornate mondiali della gioventù, 2 milioni di “papa-boys” pregano con Giovanni Paolo II. Che, dopo oltre 80 anni, si è deciso a svelare il terzo segreto di Fatima, relativo all’attentato di Ali Agka. Nel Duemila ha trionfato la santità: tra i nuovi beati, Giovanni XXIII, il papa “buono”, ma anche il contestatissimo Pio IX. Il miracolo più evidente? Quello dell’audience, fatto da Padre Pio, restituito ai fedeli in tivù.

di Mariateresa Truncellito

Sono una specie in via d’estinzione: i fratelli, insieme con zii e cugini, in un futuro non troppo lontano potrebbero scomparire. Esagerato? Non tanto: le statistiche ci dicono che oggi il 70 per cento degli italiani ha almeno un fratello. Ma, a meno di un improvviso ritorno di fiamma per la maternità, non durerà: la media di figli per donna in Italia è già di 1,19. Come tutte le specie rare, anche quella dei fratelli merita di essere protetta. Perché crea un rapporto unico, complesso, dove autonomia e dipendenza si fondono in un’alchimia che può diventare conflitto e rivalità, ma anche amicizia e sostegno.

di Mariateresa Truncellito

Il Pirellone, simbolo del boom della città “più americana d’Italia”, era fresco d’inaugurazione. Anche il "cumenda" sognava un grattacielo. Il suo, sovrastato da una grande «R». Simbolo svettante di un uomo che, come si diceva allora, si era fatto da sé. Il sogno di Angelo Rizzoli, purtroppo, si infrange contro il «no» degli architetti-ingegneri Portalupi, Pestalozzi e Cavallé: il terreno in via Civitavecchia non è adatto a reggere un gigante di cemento. Pazienza: il cumenda avrebbe avuto lo stesso il suo grattacielo. Però... sdraiato: 150 metri di uffici su quattro piani, scanditi da 724 finestre e coronati dall’insegna verde «Rizzoli Editore», per esteso.

di Mariateresa Truncellito

Chissà quante mani le hanno accarezzato il viso. Quante braccia l'hanno girata, spostata, mossa. E chissà quanti occhi hanno fissato i suoi, in cerca di una luce. Ma il miracolo non è successo. E dopo otto anni, Beppino si è arreso: ha chiesto ai medici di staccare il tubicino che alimenta Eluana Englaro. La figlia che, una volta, è stata una bella ragazza di 21 anni e che oggi, a lui, appare poco più di un vegetale. Senza consapevolezza incapace di provare dolore, ma anche amore. Il giudice ha negato il permesso: la ragazza è sana, respira, accetta il cibo che “non è una terapia”. La sofferenza non è sua, ma solo dei parenti che la vedono così. Attorno al letto di Eluana, invece delle suore che la accudiscono da quando è entrata in coma per un incidente d’auto, sono ruotate le polemiche: in quella terra di confine tra vita e morte, chi ha diritto di decidere da che parte andare? E quando? Secondo un sondaggio quasi il 70 per cento degli italiani è dalla parte di Beppino. La Consulta di Bioetica, del canto suo, propone che ciascuno esprima la propria volontà in caso di gravi malattie su una tessera da portare sempre con sé. Mentre a Torino il Consiglio comunale ha approvato un documento a favore della legalizzazione dell'eutanasia. Ma per molte famiglie che già stanno vivendo questo dramma, il coma non è morte, ma vita: lo dicono anche le persone che hanno accertato di raccontare a «Bella» la loro storia, tragica o a lieto fine.

di Mariateresa Truncellito

Fila, coda, attesa: sono sinonimi di perdita di tempo. Per chi ha i minuti contati, spenderne una buona parte incastrati in un ingorgo di auto o di persone, è causa di forte stress. E poco importa se la fila è in piedi (in banca) o seduta (nella sala d'attesa del medico), al caldo (in automobile) o al freddo (per il taxi), se è burocratica (all'anagrafe) o godereccia (al cinema). In coda spesso si mostra il peggio di sé: qualcuno fa il furbo e tenta di scavalcare gli altri, qualcun altro perde la pazienza e alza la voce.