Cultura

De Chirico e Luzzati. Sironi, Guttuso e Kokoschka. Sono alcuni dei maestri che con costumi e scenografie hanno contribuito alla grandezza del Maggio fiorentino. Che compie settant'anni indagando contemporaneità e tradizione

di Mariateresa Truncellito

Il Maggio Musicale Fiorentino è il più antico e prestigioso festival europeo, insieme a Bayreuth e Salisburgo. Sul palcoscenico del Teatro Comunale sono saliti i nomi più prestigiosi della musica di questo secolo: un elenco assai sommario comprende direttori, interpeti musicali e cantanti come Vittorio Gui, Bruno Walter, Furtwangler, De Sabata, Mitropoulos, Zubin Mehta, Karajan, Maria Callas, Pietro Mascagni, Bela Bartòk, Luigi Nono, Benedetti Michelangeli, Riccardo Muti (direttore dal 1969 al 1981), Zubin Metha (direttore principale dall’85). Al loro fianco, registi d’eccezione, come Max Reinhardt, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Luca Ronconi, Liliana Cavani, Bob Wilson. E una folta schiera di grandissimi pittori e scultori: Giorgio De Chirico, Oskar Kokoschka, Felice Casorati, Mino Maccari. Il Festival occupa i mesi di maggio e giugno, ma l’attività del Teatro si estende per tutto l’anno, con la Stagione di opere, concerti e balletti, e gli spettacoli estivi nella monumentale cornice del Giardino di Boboli.

La prestigiosa Morgan Library, la collezione di libri e manoscritti del munifico banchiere Pierpont, riapre al pubblico dopo la ristrutturazione di Renzo Piano. Nel cuore di Manhattan, un gioiello d'architettura dove s'incontrano passato e presente

di Mariateresa Truncellito

Se non hai una storia tua, non importa: se hai abbastanza denaro, puoi comprare quella degli altri. E, se la amministri con amore e con passione, ma senza esserne geloso, tutti verranno ad ammirarla. E’ una sensazione comune quando si entra in un museo americano, colmo di vestigia del nostro passato. Nostro, nel senso di europei, che ritrovano le proprie radici nel Nuovo Mondo. Che, come nessun altro, sa valorizzarle.

di Mariateresa Truncellito

Nel Rinascimento Dolce e Gabbana avrebbero firmato il Monopoli, anziché auto: perché il gioco (sport, da tavolo, d’azzardo, da bambini, individuale e di massa) tra il Quattro e Cinquecento raggiunge un’importanza straordinaria per la società. Tanto che un artista del calibro di Mantegna, pittore molto richiesto dalle corti (da qui il paragone con gli stilisti) nel 1470 aveva accettato di disegnare un prezioso mazzo di tarocchi.

Il Giudizio Universale di Vasari e Zuccari all'interno della cupola di Santa Maria del Fiore: un capolavoro da riscoprire

di Mariateresa Truncellito

Se il cupolone di messer Filippo Brunelleschi, «tanto ampio da coprire con la sua ombra tutti e' popoli toscani» è da sempre l’orgoglio dei fiorentini, non altrettanto si può dire del ciclo degli affreschi che ne rivestono l’interno. Benché il Giudizio Universale di Giorgio Vasari e Federico Zuccari con i suoi circa 4000 metri quadrati costituisca il ciclo pittorico più vasto della cristianità, la città non lo ha mai molto amato.

di Mariateresa Truncellito

Il nero? È sempre più rosa: le scrittrici del brivido vivono un momento molto felice. E se il giallo è uscito dal ghetto di genere “minore” per diventare romanzo sociale ed esistenziale, il merito va anche alle donne. Capaci, talvolta più dei maschietti, di penetrare gli abissi della mente e gli intrecci delle relazioni umane. E, perciò, di eccellere nel noir dove, più che il delitto, conta il contesto, sociale e familiare, che lo permette. Certo: c’entra anche il fatto che tre quarti dei lettori italiani sono donne. E che nel noir al femminile spesso c’è un’eroina con la quale è stimolante confrontarsi: che sia l’anatomopatologa Kay Scarpetta di Patricia Cornwell, l’antropologa Tempe Brennan di Kathy Reichs, la professoressa torinese di Margherita Oggero, l’investigatrice lesbica di Sandra Scoppettone...

Di Mariateresa Truncellito

Immaginate che fra due o tremila anni un archeologo vada alla ricerca di tracce di un'antica civiltà scomparsa. La nostra. Tra i reperti, vista la loro attuale diffusione su scala mondiale, ci sarebbe sicuramente qualche bottiglia (o almeno qualche frammento) di Coca-Cola e qualche lattina di zuppa in scatola.

Quindici leggende regionali italiane. Quindici testimonianze del potere di fascinazione del mare

di Mariateresa Truncellito

LIGURIA, La Spezia: «Il polpo di Tellaro»

Un polpo è scolpito sulla facciata della chiesa di Tellaro (La Spezia), per riconoscenza.

Nel 1600, i tellarini, che vivevano di pesca e uliveti, venivano spesso saccheggiati dai pirati. Una sera d’inverno scoppia una burrasca. I paesani, pensando che basti a scoraggiare le incursioni, non lasciano alcuna sentinella. A mezzanotte, però, le campane cominciano a suonare. La gente accorre: le funi delle campane pendono da un finestrella del campanile e, meraviglia, vi si è avvinghiato un enorme polpo che le tira con i suoi tentacoli.

di Mariateresa Truncellito

Che c’entra il riluttante caposcuola dell’impressionismo, francese per di più, in un numero dedicato alla Germania? C’entra, eccome. Perché Edouard Manet (Parigi, 1832-1883), l’iniziatore della pittura moderna, si rivela a uno sguardo curioso uno degli artisti che più spesso hanno immortalato la birra, la “bionda”, gioiosa bevanda che più identifica la cultura e la cucina del cuore dell’Europa. E se ancora oggi in tutto il vecchio continente la birra è la bevanda alcolica preferita dai giovani, un piacere da condividere in compagnia degli amici e uno straordinario mezzo per rompere il ghiaccio e socializzare (non per niente si sposa a meraviglia con la pizza, un altro sinonimo di allegria a tavola), non appare certo azzardato immaginare il ventenne Edouard che ne viene conquistato mentre viaggia per studiare i capolavori dell’arte classica tra i musei di Olanda, Germania e Austria.

di Mariateresa Truncellito

Che francesi e italiani siano da sempre rivali nei piaceri e nella bellezza è cosa risaputa: la moda, l’arte, la musica, l’architettura, il saper vivere. E la cucina naturalmente. Un campo nel quale si sono reciprocamente punzecchiati, ma, soprattutto ammirati e influenzati.

di Mariateresa Truncellito

Quando un divo sceglie di lasciare la ribalta al culmine della carriera senza dare spiegazioni, le illazioni verso quello che ai più sembra un gesto “insano” si sprecano. È successo per Greta Garbo, per Lucio Battisti e per Mina. E successe anche a Gioacchino Rossini (1792-1868): non si è mai saputo esattamente perché il maestro pesarese, geniale, brillante e molto spiritoso, a soli 37 anni e al top della fama e della popolarità, decise che ne aveva avuto abbastanza di comporre opere teatrali e si ritirò a vita privata. Limitandosi a scrivere due opere sacre (lo Stabat Mater e la Petite messe solennelle) e cantate e piccoli pezzi per piano, per puro divertimento, raccolti sotto il titolo di Peccati di vecchiaia, con intestazioni surreali, come «Gli antipasti», in cui i singoli brani si chiamano «Ravanelli», «Acciughe», «Burro»...