Cultura

di Mariateresa Truncellito

Arlecchino, Pulcinella, Colombina, Meneghino, Gianduja: sono solo alcune delle maschere del Carnevale italiano. Una delle tradizioni più autentiche del nostro paese e, nonostante ciò, poco conosciute. Un vero peccato: perché la loro storia, è affascinante e straordinaria. Come scrive Leo Valeriano in La tradizione delle Maschere (Rai Eri - Carlo Marconi ed.) «chi cerca di non perdere il senso delle proprie radici può scoprire che nelle maschere si ritrovano le caratteristiche delle diverse etnie che hanno formato il popolo italiano, che sono un’importante parte della storia nazionale e che rappresentano l’espressione più genuina del nostro carattere mediterraneo».

di Mariateresa Truncellito

Anche se oggi sono Zorro, SpiderMan, i mostri spaziali e le tartarughe ninja a tenere in pugno la fantasia dei nostri bimbi, non ce n’è uno che non conosca almeno la marionetta più famosa: Pinocchio, il monello bugiardo e disubbidiente che vive mille avventure prima di diventare un bambino vero. Pinocchio, il burattino senza fili, metafora della libertà, intesa come rifiuto delle convenzioni e dell’autorità. Ma anche personificazione dell’infanzia, di un’epoca fatata nella quale gli animali parlano, i soldi si trovano sugli alberi e si può credere in un futuro mondo di balocchi dove ciò che conta è solo divertirsi. Pinocchio è l’adulto che diventa grande, ma mai del tutto, mai fino in fondo. Se sarà capace di conservare dentro di sé una scheggia di quel burattino di legno.

di Mariateresa Truncellito

In molti l’hanno definita “pittrice surrealista”. Ma Frida Khalo con i suoi quadri non cercava tanto di fuggire dalla realtà, quanto di scendere a patti con essa. La sua arte, con i simboli di cui è disseminata, è un racconto biografico: attraverso i suoi celebri autoritratti, in coloratissimi abiti tradizionali, sanguinante, piena di fiori e gioielli vistosi o cosparsa di chiodi, la pittrice ci parla di sé, delle sue ossessioni, delle infinite operazioni chirurgiche, delle sue gioie, delle sue sofferenze. E del suo mondo. Che è innanzitutto il Messico, con la forza e i colori della tradizione, squillanti al limite della violenza. Così, gli scheletri che popolano le tele non rappresentano fantasmi psicanalitici: sono i golosi teschietti di zucchero venduti sulle bancarelle delle fiere il giorno dei morti, da succhiare allegramente per esorcizzare la paura dell’aldilà.

di Mariateresa Truncellito

Sono nata il 21 dicembre 1937. Ammesso di vivere fino a 90 anni, il sipario si è già aperto sul terzo atto. Vi sarà capitato di assistere a una commedia, e di non capire per un bel po’ dove la storia va a parare. Poi ogni cosa si chiarisce: ecco il significato di quella scena! Il terzo atto è la chiave di tutto.

di Mariateresa Truncellito

La spiritualità inquieta di un protagonista degli anni Cinquanta in mostra con 70 opere a olio. Americano di nascita e lombardo di adozione, Congdon era molto ammirato da Giovanni Testori e dal fondatore di Comunione e Liberazione don Giussani. Fino al 29 maggio 2005, al Museo Diocesano.

di Mariateresa Truncellito

Ci sono scrittori che, oltre al talento narrativo, sembrano possedere la pietra filosofale: hanno trovato il modo di trasformare la parola scritta in oro sonante. E ogni loro “creatura”, ponderosi romanzi, saggi, ricordi di infanzia o lettere alla mamma, diventa un best-seller. Vendite (e incassi record), scalate alle classifiche, premi, pubblicità. Altre volte, il miracolo lo compie il passaparola dei lettori: come è successo per Daniel Pennac (il papà del Signor Malaussène) o per Andrea Camilleri e il suo commissario Montalbano. Tutto questo accande anche in Italia, paese di lettori assai riluttanti, benché, ogni anno vengono pubblicati 40 mila titoli. La definizione di “lettori forti”, usata dagli esperti di statistica, si applica infatti a coloro che portano a termine “almeno 11 libri all’anno” (il 60 per cento di loro sono donne). Insomma: i più diligenti tra noi leggono meno di uno al mese. Che, spesso, è l’ultimo prodotto di un alchimista miliardario della scrittura: la metà dei best-seller sono romanzi stranieri, solo un quarto italiani.

di Mariateresa Truncellito

È il più ricco e popolare scrittore di best seller del mondo. Ma lavora come un impiegato

Wilbur Smith è un bell’uomo dall’aria molto distinta: alto, elegante, indossa un abito gessato grigio (presumibilmente italiano, come le scarpe) con camicia azzurra, porta un anello. Ha un’andatura leggermente claudicante, ricordo di un incidente di caccia, sua grande passione. Prima di cominciare l’intervista, reclama una tazza di tè. Of course, sono le cinque del pomeriggio e lui è un inglese doc, anche se d’Africa: è nato nello Zambia, ex Rhodesia del Nord, il 9 gennaio 1933, abita a Città del Capo, ma possiede anche una tenuta di campagna di 27 mila acri (11 mila ettari), un’altra casa che si affaccia sull’Oceano Indiano e, di tanto in tanto, si trasferisce nella sua villa alle Seychelles...