Bella

di Mariateresa Truncellito

Che cos'hanno in comune l'attore Robert De Niro, la cantante pop Geri Hallywell e l'ecologista Carlo Ripa Di Meana? Una pantera nera. Tutti e tre, per qualche strana ragione, hanno scelto di portarla, per sempre, impressa sul loro corpo. Tatuaggio-mania: quella che, dieci anni fa, sembrava l'ennesima moda riservata ai teen ager in cerca di un marchio, destinata a finire con l'estate, è un fenomeno sociale che non accenna a tramontare. Anzi: sarebbero almeno un milione e mezzo gli italiani tatutati, per lo più fra i 18 e i 30 anni.

di Mariateresa Truncellito

Pro e contro di una dieta alternativa che piace sempre di più agli italiani

Per secoli l’uomo è vissuto con una dieta vegetariana: oggi c’è un ritorno alla tradizione, grazie a una maggiore consapevolezza dell’importanza di ciò che mettiamo nel piatto ma anche, un po’, per moda. Un'alimentazione senza carne e pesce può essere una valida alternativa nutrizionale, che però, se applicata con eccessivo rigore e con scarsa conoscenze delle proprietà dei cibi, può trasformarsi in squilibrata e pericolosa.

di Mariateresa Truncellito

1) Ho “copiato” la dieta che un medico aveva prescritto a una mia amica. Lei ha peso 5 kg in 2 mesi, io solo un paio. Perché?
Un regime dimagrante equilibrato e completo si costruisce sulle esigenze fisiche individuali, definite attraverso un’accurata visita medica e in base al sesso, all’età, all’attività praticata, allo stile di vita. Il fabbisogno di nutrienti può essere diverso anche a seconda dell’alimentazione abituale e della distribuzione del cibo durante la giornata. Perciò è normale che i risultati siano diversi.

di Mariateresa Truncellito

La bambina "kattiva" è cresciuta. Tanto da dare l'assalto alle classifiche con la prima raccolta dei suoi successi: Irene Grandi, fiorentina doc, 31 anni, sta vivendo un momento magico. È appena uscito Irek, un disco che raggruppa i brani più rappresentativi della sua produzione musicale e due inediti: «Sconvolto così» e la scatenata «Per fare l'amore», rappresentata da un video-shock in cui la cantante fa l'amore con un carcerato chiedendogli addirittura un figlio, ma viene "beccata" dal secondino.

di Mariateresa Truncellito

«Quasimodo c’est moi». Quasimodo è il “gobbo di Notre-Dame”, il deforme, tragico protagonista dell’immortale capolavoro di Victor Hugo. Chi si identifica con lui è un Grande Ufficiale della Repubblica Italiana (dal 1999, per volere del presidente Scalfaro). Ma anche un gigante della canzone italiana, autore delle musiche di uno spettacolo pluripremiato (anche con il prestigioso World Music Award) visto da 3 milioni di spettatori in Europa e Canada, e di un disco che in Francia ha venduto 8 milioni di copie (rimanendo al vertice della classifica per oltre 4 mesi). Stiamo parlando di Riccardo Cocciante, compositore e interprete di brani diventati dei “classici” (da Margherita a Io canto, da Celeste nostalgia a Un nuovo amico), che è venuto in Italia per accompagnare la sua ultima, amatissima creatura: Notre-Dame de Paris, appunto, musical o meglio “opera-rock” ispirata al libro di Hugo e presentata con grandissimo successo (testi in francese, con sottotitoli) al Palaforum di Milano, dal 21 al 24 marzo 2001. Un antipasto, in attesa del piatto forte: la versione italiana dello spettacolo, realizzata da Pasquale Panella (autore di testi anche per Lucio Battisti) e anticipata dal disco, che sarà pronta per l’anno prossimo.

di Mariateresa Truncellito

Sogna di essere Cyrano, ma, è proprio il caso di dirlo, gli manca “la physique du role”. Alessandro Preziosi, 27 anni, napoletano, è bello, senza rimedio. Neppure un nasone posticcio riuscirebbe a rovinargli la faccia. La stessa che gli ha fatto conquistare migliaia di ammiratrici che, ogni giorno, si sintonizzano su Canale 5 per seguire le sue gesta (è il poliziotto Pietro Foschi) nella soap all’italiana Vivere. In compenso, la parte di Cristiano gli sta a pennello: e nei panni del bello cui mancano le parole d’amore per Rossana, è in scena al Teatro Litta di Milano, dal 23 gennaio al 4 febbraio 2001.

di Mariateresa Truncellito

Anno Santo: Wojtyla Superstar

Un anno all’insegna all’anima. Il Giubileo è stato l’evento clou dell’estate: durante le Giornate mondiali della gioventù, 2 milioni di “papa-boys” pregano con Giovanni Paolo II. Che, dopo oltre 80 anni, si è deciso a svelare il terzo segreto di Fatima, relativo all’attentato di Ali Agka. Nel Duemila ha trionfato la santità: tra i nuovi beati, Giovanni XXIII, il papa “buono”, ma anche il contestatissimo Pio IX. Il miracolo più evidente? Quello dell’audience, fatto da Padre Pio, restituito ai fedeli in tivù.

di Mariateresa Truncellito

Non spruzzare nel viso i circostanti nel tossire. Non urlare come un asino sbadigliando. Non fare, in compagnia, cose laide... Questi erano gli ammonimenti di monsignor Della Casa nel Cinquecento: il suo Galateo, un vero bestseller dell’epoca, alla lunga riuscì a sradicare quelle rustiche abitudini. Ma, dopo mezzo millennio, possiamo davvero esserne certi? Forse no. «In tanti anni da pendolare sulla A4 ne ho viste di tutti i colori», dice Cristina Parodi, ultima arrivata tra le moderne maestre di buone maniere. «Dalle code mostruose alle colorite avance dei camionisti. Ma fra tutte c’è una sola cosa che non riesco proprio a tollerare: vedere gli uomini che fanno la pipì nelle piazzole di sosta o sulla corsia d’emergenza».

di Mariateresa Truncellito

Sono una specie in via d’estinzione: i fratelli, insieme con zii e cugini, in un futuro non troppo lontano potrebbero scomparire. Esagerato? Non tanto: le statistiche ci dicono che oggi il 70 per cento degli italiani ha almeno un fratello. Ma, a meno di un improvviso ritorno di fiamma per la maternità, non durerà: la media di figli per donna in Italia è già di 1,19. Come tutte le specie rare, anche quella dei fratelli merita di essere protetta. Perché crea un rapporto unico, complesso, dove autonomia e dipendenza si fondono in un’alchimia che può diventare conflitto e rivalità, ma anche amicizia e sostegno.

di Mariateresa Truncellito

Il Pirellone, simbolo del boom della città “più americana d’Italia”, era fresco d’inaugurazione. Anche il "cumenda" sognava un grattacielo. Il suo, sovrastato da una grande «R». Simbolo svettante di un uomo che, come si diceva allora, si era fatto da sé. Il sogno di Angelo Rizzoli, purtroppo, si infrange contro il «no» degli architetti-ingegneri Portalupi, Pestalozzi e Cavallé: il terreno in via Civitavecchia non è adatto a reggere un gigante di cemento. Pazienza: il cumenda avrebbe avuto lo stesso il suo grattacielo. Però... sdraiato: 150 metri di uffici su quattro piani, scanditi da 724 finestre e coronati dall’insegna verde «Rizzoli Editore», per esteso.